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Il principale centro islamico sunnita: «Crocifiggete e decapitate i terroristi»

© UN Photo / Jawad Jalali / CC
https://www.flickr.com/photos/un_photo/5364288380
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Il comunicato arriva dopo il brutale assassinio di Mouath al-Kassasbehl, il pilota giordano arso vivo in una gabbia

Il grande imam di Al Azhar del Cairo, lo sceicco Ahmed al-Tayeb, responsabile di uno dei principali centri d'insegnamento religioso dell'Islam, ha sostenuto che i terroristi dell'Isis andrebbero "crocifissi" e bisognerebbe tagliare loro mani e piedi (Ansa, 4 febbraio).

"TAGLIATE LORO MANI E PIEDI"
In un comunicato dell'Università di Al Azhar, nel riferirsi ad Mouath al-Kassasbehl, il pilota giordano arso vivo, ha «espresso il sua profonda indignazione di questa azione terrorista ignobile che esige la sanzione indicata dal Corano per questi tiranni che corrompono e che fanno la guerra ad Allah e il suo messaggero. Devono essere uccisi, crocifissi e bisogna tagliare loro le mani e i piedi», ha aggiunto l'imam riferendosi alla punizione coranica del taglio incrociato della mano destra e del piede sinistro (Adn Kronos 4 febbraio).

LA VENDETTA DELLA GIORDANIA
Lo scorso dicembre, ricorda Asianews (4 febbraio), al-Tayeb aveva già condannato i "crimini barbari" commessi dallo Stato islamico in Iraq e in Siria. Il comunicato e' stato reso pubblico nella notte tra martedì e mercoledì. Il governo di Amman intanto ha giustiziato all'alba la terrorista irachena, Sajida al-Rishawi, che l'Isis chiedeva in cambio per la liberazione degli ostaggi. Poche ore dopo che il gruppo jihadista aveva messo in rete il video con l'atroce morte del pilota giordano, bruciato vivo dentro una gabbia, la terrorista e' stata giustiziata (Agi, 4 febbraio).

LA TRATTATIVA CON I TERRORISTI
Sajida al-Rishawi era la moglie di uno dei tre kamikaze che riuscirono a farsi saltare in aria ad Amman, nel 2005, causando 57 morti. Giovedì scorso, in una fase delicatissima della complessa e infruttuosa trattativa con i feroci jihadisti, era sembrato che lo scambio tra la al-Rishawi e gli ostaggi in mano all'Isis (il giornalista giapponese, Kenji Goto e il pilota giordano al-Kassasbehl) fosse cosa fatta; ma Amman aveva chiesto la prova che il suo militare fosse ancora in vita come condizione per liberare al-Rishawi, e questa prova non era mai arrivata. 

CONDANNA DI EMIRATI E ARABIA
L'uccisione del giovane pilota giordano, scrive ancora Asianews, ha suscitato una serie di condanne nel mondo arabo-islamico. Per il ministro degli esteri degli Emirati, Abdallah Ben Zayed Al-Nahyane, lo Stato Islamico «è un male che va sradicato dalle società civili, senza perdere alcun tempo" e le società musulmane devono "difendere l'islam da questi attacchi ed atti che hanno come scopo di tradire i suoi nobili valori». In Arabia saudita, una fonte ufficiale citata dall'agenzia di Stato accusa gli uccisori del pilota di essere «nemici dell'islam» e riafferma l'impegno del regno «a lottare contro questa ideologia falsa e contro tutte le organizzazioni estremiste che si nascondono dietro di essa». 

AMMAN HA FATTO SPONDA CONTRO ASSAD
Va ricordato che Emirati, Arabia e Giordania fanno parte della coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Stati Uniti. Inoltre, come ricorda il quotidiano siriano al-Watan (4 febbraio) «il fuoco del gruppo terrorista brucia la Giordania dopo che, nei quattro anni di conflitto in Siria, Amman ha facilitato l'entrata di migliaia di salafiti attraverso le sue frontiere perché combattessero…contro l'esercito siriano». 

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