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Le divergenze tra i gesuiti e l'”arbitro” Bergoglio

Gabriel Bouys AFP
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E’ scontro tra i “colleghi” d’ordine del papa su procreazione, contraccezione e aborto. Ad accendere la miccia, la legge sul controllo delle nascite nelle Filippine

Polemiche tra i Gesuiti su procreazione, contraccezione e aborto. Tutto nasce dalla legge sulla "salute riproduttiva" (controllo delle nascite) nelle Filippine, varata dal governo del presidente cattolicissimo Noynoy Aquino contro il parere della stessa Conferenza episcopale filippina, e dagli echi del viaggio di Papa Francesco nel Paese del Sud Est asiatico. Ma è in questi giorni che il caso è esploso pubblicamente. Due le posizioni in contrasto tra loro. 

Da un lato l' "avanguardista" Pierre Charentenay, già presidente del Centre Sèvres, l’Istituto di studi superiori della Compagnia di Gesù, direttore dal 2004 al 2012 della rivista dei gesuiti di Francia Études, e nel collegio degli scrittori de "La Civilità Cattolica", rivista ufficiale dei gesuiti. Dall'altro, il "conservatore" padre Joseph Fessio, fondatore e direttore della casa editrice Ignatius Press che ha edito, recentemente, il volume Remaining in the Truth of Christ con interventi di cinque cardinali contro la comunione ai divorziati risposati. 

COSA DICE LA LEGGE FILIPPINA
Ma andiamo con ordine. La legge sulla "salute riproduttiva" nelle Filippine proibisce l'aborto clinico ma invita le coppie a non avere più di due figli. Inoltre impone ai Centri sanitari statali di dare in modo gratuito preservativi e pillole anticoncezionali. Tale disegno ha il sostegno delle grandi Ong internazionali, dell'Onu e dell'Unicef, che vedono nell'alto tasso di natalità una delle principali cause di povertà (Radio Vaticana, 15 dicembre 2013).

I RICORSI DEI CATTOLICI
Dalla sua ratifica nel dicembre 2012, spiega sempre Radio Vaticana, gruppi e istituzioni cattolici, tra cui la Conferenza Episcopale delle Filippine, avevano presentato 14 ricorsi contro la legge, giudicandola incostituzionale. L'8 aprile 2014 la Corte suprema delle Filippine ha confermato la costituzionalità della legge sulla "salute riproduttiva" (Responsible Parenthood and Reproductive Health Act 2012), abrogandone però alcuni articoli e ammettendo l'obiezione di coscienza.

LE INDICAZIONI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE 
I vescovi filippini, dopo questa sentenza hanno pubblicato un vademecum nel quale ricordano «che la distribuzione e somministrazione di farmaci e dispositivi anticoncezionali, come previsto dalla legge, va autorizzata da un medico e non può diventare spaccio a cuor leggero praticato con i giovani, nelle scuole, nelle comunità più povere». E pertanto «tutti gli operatori cattolici, che intendono seguire gli orientamenti della fede, hanno facoltà di rifiutarsi “di fornire informazioni e servizi”, dichiarandosi obiettori: il principio fondamentale è “l'inviolabilità della coscienza umana”, che nessuna legge può coartare» (Vatican Insider, 10 luglio 2014). 

IL GESUITA SMENTISCE I VESCOVI
E' qui che si innesta il pensiero del gesuita Charentenay, in chiara opposizione alla linea dettata dalla Conferenza Episcopale. Nel volume "Les Philippines, archipel asiatique et catholique" argomenta: vanno separate la religione e la decisione politica. «È chiaro che la Chiesa, parlando ai cristiani e all'opinione pubblica, insiste su questioni importanti, il valore della vita, la dignità umana, una certa visione dell'uomo. Il suo principale argomento è comunque religioso. Ma nella società attuale nelle Filippine non si può più supporre che tutti siano cristiani. Una diversificazione delle opinioni esiste, che impedisce l'imposizione di una legge cristiana». 

IL LEGAME TRA CONTRACCEZIONE E ABORTO
Per il gesuita la legge è «concepita per aiutare le popolazioni povere e permettere loro di aver accesso alla contraccezione» ed è quindi mossa da ideali di giustizia. Inoltre «la Chiesa cattolica non menziona mai la moltiplicazione degli aborti, realtà decisamente più grave della contraccezione che essa combatte. Le due cose sono legate, poiché l'aborto è il mezzo per evitare le nascite, quando la contraccezione non è utilizzata. Il male peggiore segue il male minore». Infine il controllo delle nascite è importante in un Paese con una densità abitativa altissima (300 abitanti per chilometro quadrato), risorse naturali sempre più risicate e qualità della vita bassa.
 
FESSIO E LA GIUSTIFICAZIONE DELL'ABORTO
Contro Charentenay è sceso in campo l'altro autorevole gesuita, padre Fessio, che è arrivato addirittura ad argomentare che è preferibile l'aborto alla contraccezione. «E' vero che l'aborto è un male peggiore della contraccezione, e anche "decisamente più grave”?», si domanda Fessio sul blog di Sandro Magister, vaticanista de L'Espresso (29 gennaio). «Non necessariamente – sostiene il gesuita – Prendiamo il caso di coppie sposate che senza grave necessità utilizzano la contraccezione per rinviare la nascita di figli per anni, dopo che si sono sposati. Certamente in alcuni casi la volontà di Dio per loro è che siano aperti a una nuova vita».

"ECCO GLI ERRORI DI CHARENTENAY"
Oltre a questo «errore fondamentale a livello di ragione», secondo Fessio, «padre de Charentenay è in errore anche riguardo ai fatti. Egli giustamente afferma che l'aborto e la contraccezione "sono legati”; ma non sono legati nel modo che lui intende, cioè che il maggior accesso alla contraccezione ridurrà il numero degli aborti. I fatti sostengono la conclusione opposta. Le statistiche in tutto il mondo mostrano che il maggior accesso alla contraccezione ha un'elevata correlazione con un aumento degli aborti». 

PER CHI PROPENDE BERGOGLIO?
In questo scontro su temi caldissimi come contraccezione e aborto come si pone papa Francesco? Il Sussidiario.net (2 febbraio) interpreta così la tesi di Magister (Chiesa.espresso.repubblica.it, 27 gennaio): Charentenay è favorevole ad una legge sul controllo delle nascite nelle Filippine, scrive sulla Civiltà Cattolica ed è dunque vicino a padre Antonio Spadaro. Che a sua volta è un fedelissimo di papa Francesco. «Come a dire: chi vuol intendere, intenda!», sentenzia Massimo Borghesi su Il Sussidiario.

I DUBBI SUL "SILENZIO" NEI CONFRONTI DEI VESCOVI
Magister rincara dicendo che «sarebbe stato interessante capire come papa Bergoglio coniughi la sua conclamata valorizzazione delle Conferenze episcopali con la clamorosa sconfessione della linea d'azione dei vescovi filippini fatta da un autorevole scrittore dell'autorevole "La Civiltà Cattolica"». Dunque l'equazione è semplice: papa Francesco non sarebbe in disaccordo, con l'"avanguardista" Charentenay. Il vaticanista ricorda pure che in tema di procreazione si erano già generate una serie di polemiche quando il Pontefice di ritorno dalle Filippine spronò i cattolici a non fare figli come «conigli». 

IL PAPA E LA LEGGE FILIPPINA
In realtà papa Francesco ha espresso parole critiche nei confronti del controllo delle nascite e invece positive affinché siano almeno tre i figli per ogni famiglia. Due argomenti contro cui fa argine, manco a dirlo, la legge sulla "salute riproduttiva” nelle Filippine, e che sembrano allontanare il pensiero del pontefice da quello del "collega" gesuita Charentenay. Argomenti che per essere compresi, vanno ben contestualizzati.

NO AL CONTROLLO DELLE NASCITE
Rispondendo sull'aereo di ritorno dal viaggio nel Sud Est asiatico, ad una domanda dei giornalisti su Paolo VI, papa Francesco ha detto: «Lui guardava al neo-Malthusianismo universale che era in corso. E come si chiama questo neo-Malthusianismo? Eh, è il meno dell’1% del livello delle nascite in Italia, lo stesso in Spagna. Quel neo-Malthusianismo che cercava un controllo dell’umanità da parte delle potenze. Questo non significa che il cristiano deve fare figli in serie. Io ho rimproverato alcuni mesi fa una donna in una parrocchia perché era incinta dell’ottavo dopo sette cesarei. “Ma lei vuole lasciare orfani sette?”. Questo è tentare Dio. Si parla di paternità responsabile. Quella è la strada: la paternità responsabile. Ma quello che io volevo dire era che Paolo VI non è stato un arretrato [antiquato], un chiuso. No, è stato un profeta, che con questo ci ha detto: guardatevi dal neo-Malthusianismo che è in arrivo».

Come spiega Andrea Tornielli su Vatican Insider (22 gennaio): «è  evidente, con il riferimento al neo-malthusianismo, che nel mirino del papa c'è la denatalità che caratterizza le società occidentali e l'imposizione – un'altra colonizzazione ideologica – di politiche del controllo delle nascite ai paesi poveri in cambio di aiuti finanziari».

ALMEN TRE FIGLI PER FAMIGLIA
Rispondendo alla successiva domanda che menzionava il numero medio di figli per ogni donna filippina superiore a tre, evidenzia ancora Tornielli, «Francesco si è limitato a ricordare che secondo le statistiche tre figli per coppia è il numero minimo per garantire la stabilità della popolazione. Sotto questa soglia c'è la denatalità. E alcuni paesi occidentali, in particolare l'Italia, sono molto al di sotto di quella soglia al punto che questa situazione – come peraltro è ben noto – rischia di mettere in crisi lo stato sociale».

LA PATERNITA' RESPONSABILE  
In secondo luogo, prosegue il vaticanista de La Stampa, «ricordiamo che la domanda era sulle Filippine, e Francesco ha ricordato che l'insegnamento cattolico parla di "paternità responsabile"». Che non significa limitarsi a uno o due figli, e neanche a prestabilirne il numero né tantomeno a indicarne uno perfetto. Significa invece essere responsabili nell'esercizio della paternità e della maternità, tenendo conto della possibilità della famiglia, della salute della madre, delle circostanze varie che suggeriscono di distanziare una gravidanza dall'altra, etc. La frase colorita sui conigli, premessa dal "scusatemi la parola, eh!", serviva a confutare l'idea sbagliata che per essere cattolici ci sia bisogno di figliare ad oltranza».

OGNI FIGLIO E' UN TESORO
Francesco ha anche aggiunto in quella occasione che «per la gente più povera un figlio è un tesoro. È vero, si deve essere anche qui prudenti. Ma per loro un figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli. Forse alcuni non sono prudenti in questo, è vero. Ma bisogna guardare anche la generosità di quel papà e di quella mamma che vede in ogni figlio un tesoro». 

CONTRASTARE LA MENTALITA' CONTRACCETTIVA
E se Bergoglio non si è espresso direttamente sulla contraccezione, aprendo i lavori del Sinodo André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, tutt'altro che un oppositore del Papa, ha parlato di «contrastare la mentalità contraccettiva e la diffusione di un modello antropologico individualista che determina in certe regioni del mondo una forte caduta demografica», pur premettendo che «in questo campo si toccano dimensioni e aspetti molto intimi dell'esistenza, per i quali emergono differenze sostanziali tra una visione cristiana della vita e della sessualità e un mondo di via fortemente secolarizzato» (La Repubblica, 9 ottobre 2014). 

ARBITRO TRA PIU' "FUOCHI"
Ecco perché le posizioni del pontefice appaiono tutt'altro che vicine a quelle manifestate da Charentenay e una sua "non-interferenza" nella querelle tra il padre gesuita e la Conferenza episcopale filippina appare più giustificata dalla non-volontà di Bergoglio di intervenire nella vicenda. Né tanto meno di prendere posizione pro o contro il suo "collega" d'ordine. Ed è per lo stesso motivo che "sorvola" la dura lettera "anti-Charentenay" scritta da Fessio, in cui l'altro gesuita difende persino l'aborto. Palesare prese di posizione pubbliche sulla diatriba significherebbe gettare benzina sulle divergenze tra i due gesuiti e i loro sostenitori.  

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