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Il Nobel per la pace all’autore delle prime vignette su Maometto?

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Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 03/02/15

Tra i nomi dei candidati segnalati papa Francesco e protagonisti a vario titolo della libertà d’espressione

C’è di nuovo papa Francesco tra i candidati al premio Nobel per la pace del 2015 ma, invece del presidente russo Putin, come lo scorso anno, ci sono protagonisti a vario titolo della rivendicazione della libertà d’espressione. Tra questi il giornalista danese Flemming Rose che pubblicò per primo nel 2005 caricature su Maometto sul quotidiano Jyllands-Posten (Agi 2 febbraio).

In realtà la lista è segreta e i nomi dei candidati al premio Nobel per la pace restano confidenziali per 50 anni, ma le persone che sono abilitate a depositare candidature sono liberi di diffondere i nomi proposti. L’inventore della dinamite Alfred Nobel, istituendo nel proprio testamento il premio che porta il suo nome, stabilì che il premio per la pace (a differenza di quelli per la letteratura, la chimica, la fisica e la medicina), fosse assegnato da un Comitato di 5 persone scelto dal Parlamento norvegese. I componenti del Comitato e il direttore dell’Istituto Nobel norvegese selezionano i possibili vincitori tra le persone o le organizzazioni la cui candidatura sia stata presentata entro il 1° febbraio di ogni anno.

LIBERTA’ D’ESPRESSIONE

Il nome di Flemming Rose è stato messo sul tavolo dal deputato norvegese Michael Tetzschner che ha ricordato come dieci anni prima del massacro al settimanale “Charlie Hebdo”, il giornalista danese aveva già provocato violente manifestazioni nel mondo musulmano dopo la pubblicazione di alcuni disegni del profeta Maometto sul Jyllands-Posten che da più di un decennio è sotto la minaccia dei fondamentalisti (Agi 2 febbraio). A quella di Flemming Rose si aggiunge la candidatura del blogger saudita Raif Badawi, condannato in Arabia Saudita per apostasia a 10 anni di prigione e a 1.000 frustate, candidatura avanzata dal deputato norvegese Karin Andersen che ha nominato anche l'avvocato e militante dei diritti umani Walid Aboul Khair, pure imprigionato in Arabia Saudita. E’ stata proposta di nuovo, inoltre, dalla deputata norvegese Marit Arnstad, la candidatura di Edward Snowden, la talpa dell'Nsagate che già appariva nella lista del 2014. Il premio lo scorso anno andò invece a Malala Yousafzai, la giovane pakistana rimasta vittima di un grave attentato ad opera dei talebani a causa del suo impegno a favore dell’istruzione femminile e a Kailash Satyarthi, attivista indiano che si batte per i diritti dei bambini.

NEL NOME DI ANNA POLITKOVSKAJA

Se si considera che, secondo il direttore dell'Istituto di ricerca internazionale di pace di Oslo (Prio), Kristian Berg Harpviken, il Nobel potrebbe andare al periodico russo Novaya Gazeta, la testata per cui lavorava Anna Politkovskaja, che ha pubblicato inchieste su casi di corruzione nell'esercito e sulla condizione dei civili ceceni coinvolti nel conflitto ucraino, si capisce come quest’anno la libertà d’espressione abbia occupato un posto particolare nell’attenzione di chi sceglie le candidature al prestigioso riconoscimento internazionale.

PAPA FRANCESCO E GLI ALTRI

In lizza figurano anche Papa Francesco, il medico e attivista congolese Denis Mukwege e il presidente tunisino Beji Caid Essebsi e l'ex presidente Moncef Marzouki. E ancora: il filosofo statunitense conosciuto per i suoi studi sulla nonviolenza e sulla disobbedienza civile Gene Sharp, la Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari (Ican), Maggie Gobran soprannominata la "Madre Teresa del Cairo" e il gruppo pacifista giapponese 'Societa' di sostegno all'article 9'. Altro nome voluto da Harpviken e' quello di don Mussie Zerai, sacerdote eritreo che assiste con l'associazione Habeshia i clandestini africani (Agi 2 febbraio).

Come da regolamento, il Comitato sceglierà il vincitore o i vincitori (fino a un massimo di 3) entro la metà di ottobre e ne annuncerà il nome. Il premio sarà consegnato il 10 dicembre, giorno in cui Nobel morì, presso il municipio di Oslo.

IL CANCELLO DI AUNG SAN SUU KYI

Proprio in questi giorni un altro premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, la leader birmana a cui fu assegnato nel 1991, ha messo all'asta il cancello della sua casa dove rimase per lunghi anni agli arresti domiciliari continuamente rinnovati dalla giunta militare del Myanmar. Da quel cancello Aung San Suu Kyi si affacciava per salutare i sostenitori e con un altoparlante sosteneva la difesa dei diritti umani. Il ricavato della vendita di questo simbolo della lotta per i diritti civili (basa d’asta 200 mila dollari) andrà per costruire una nuova sede del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (Il Velino 2 febbraio). Il denaro del Nobel assegnatole, invece, Aung San Suu Kyi lo usò per costituire un sistema sanitario e di istruzione a favore del popolo birmano.

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charlie hebdopapa francescopremio nobel
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