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Droga, arresti, reati finanziari: la bad life in Vaticano

© ANDREAS SOLARO / AFP
Italian policemen stand guard near the Vatican on January 8, 2015 in Rome. Italy called a meeting of its "anti-terrorism" committee yesterday to examine possible threats following an attack on the offices of French satirical newspaper Charlie Hebdo that killed 12 people. The Strategic Anti-terrorism Analysis Committee, "made up of experts in anti-terrorism from the police force and intelligence services, will closely examine the terrorist threat in light of the grave attack," the interior ministry said in a statement. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO





 
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Illeciti in crescita nel 2014 in un piccolo Stato che conta 800 abitanti. Su un monsignore pesa anche l’accusa di pedopornografia

Traffico di droga, reati finanziari e tentativi di truffa ai danni dello Ior, traffico di valuta, traffico e detenzione di materiale pedopornografico, pirateria informatica, furto di posta elettronica, sottrazione di beni appartenenti allo Stato. 

Si direbbe che succeda di tutto, scrive il Corriere della Sera (1 febbraio), nel piccolissimo Stato della Città del Vaticano e la fonte sull’aumento dei reati piccoli e grandi è più che certa, trattandosi della relazione di apertura dell’anno giudiziario tenuta da Gian Piero Milano, promotore di giustizia presso il Tribunale Vaticano (un ruolo che nel nostro ordinamento corrisponde a quello di procuratore generale). 

SEI ARRESTI E 62 DECISIONI DEL GIUDICE
Nel 2014 ci sono state ben 62 decisioni dal giudice unico in materia penale. Un numero non particolarmente alto in termini assoluti, ma se però viene rapportato all'estensione del territorio, 44 ettari, e al numero dei residenti, 800, risulta un numero importante e da non sottovalutare. Oltre ai borseggiatori, evidentemente piuttosto attivi a sottrarre portafogli ai giapponesi, nella relazione annuale fanno capolino altri fronti, tanto che negli ultimi 12 mesi sono stati disposti ben 6 arresti. Un dato che segna «un forte, preoccupante incremento statistico rispetto agli anni passati», sottolinea Milano. 

IL CARICO TEDESCO DI DROGA
Sul fronte degli stupefacenti, il promotore di giustizia, riporta Il Fatto Quotidiano (1 febbraio), ha ricordato “l’impegno della Gendarmeria nel 2014 relativo al monitoraggio del traffico di droga da Stati esteri verso lo Stato vaticano”. Il riferimento è al 19 gennaio 2014 quando furono intercettati all’aeroporto di Lipsia 14 profilattici pieni di cocaina liquida contenuti in un pacco postale, proveniente dal Sud America e indirizzato all’ufficio postale della Santa Sede. La notizia venne diffusa a metà marzo dal giornale tedesco Bild. Erano 340 grammi per circa 40.000 euro di valore. La droga fu spedita normalmente. La polizia tedesca e l’Interpol in Vaticano speravano che il destinatario del pacchetto andasse a ritirarlo, ma evidentemente era stato avvertito e non si è presentato. 

I DUE MONSIGNORI
Un caso di pedopornografia affrontato dal procuratore, ha poi spiegato il portavoce della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, «riguarda monsignor Wesolowski», l’ex nunzio polacco. Mentre un’altra indagine è quella su monsignor Bronislaw Morawiec, l’economo polacco di Santa Maria Maggiore, già condannato in primo grado – e ora in attesa di appello – per «truffa aggravata» per aver tentato di appropriarsi di 210 mila euro appoggiati in un conto Ior. Il pg vaticano ha infine rimarcato «l’importanza delle intercettazioni come vero strumento di indagine» (La Repubblica, 1 febbraio).  

PRESSIONE ANTIRICICLAGGIO
«L'opera degli inquirenti – ha ribadito Milano – si svolge in piena autonomia e al riparo da qualsiasi interferenza, ed è tesa al più rigoroso accertamento dei fatti nella loro effettiva consistenza, e delle risultanze probatorie». Sotto pressione anche l'Aif, l'autorità di informazione finanziaria, una specie di authority con il compito di individuare operazioni sospette. Nel 2014 ha redatto ben 5 rapporti sull'antiriciclaggio che hanno dato vita ad altrettanti accertamenti (Il Messaggero, 1 febbraio).

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