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Perché noi cattolici festeggiamo l’onomastico?

Quinn Dombrowski

Javier Ordovás - pubblicato il 02/02/15

I santi, migliaia di esempi da seguire

Nella storia del popolo di Israele che ci narra la Bibbia, Dio cambia e mette il nome alle persone per indicare la loro missione nella vita, come nel caso di Abramo, Sara e Giacobbe, o del cambiamento di nome da Simone a Pietro realizzato da Gesù.

È stato Cicerone a introdurre il concetto e il nome dies onomastica per riferirsi alla celebrazione del nome.

Gli storici dicono che si celebrava anche nell'antichità. Erano in genere i bambini a comporre e a provare a scuola poesie che recitavano nella festa che facevano al festeggiato. Ce ne parla soprattutto Senofonte nella Ciropedia.

La festa onomastica (quella della celebrazione annuale del proprio nome) è comune a quasi tutte le culture per un motivo molto semplice, ovvero il fatto che il nome era la materia prima della celebrazione del compleanno, cioè se il compleanno apportava la data, il nome apportava il contenuto della celebrazione.

Questo rito aveva forza non solo “religiosa”, ma anche giuridica, vincolando il neonato a tutta la famiglia, inserendolo nell'albero genealogico.

Con il passare dei secoli, questa abitudine si è cristianizzata, celebrando l'onomastico il giorno della festa del santo con lo stesso nome, anche se non coincideva con la data di nascita.

Attualmente si sceglie il nome del neonato per preferenza, anche se a volte si sceglie anche il nome di qualche santo sperando che protegga nostro figlio nella sua vita futura. È anche frequente mettere ai figli lo stesso nome del padre, dei nonni o di qualche parente caro.

In ogni caso la Chiesa, canonizzando migliaia di martiri e santi, lo ha fatto per fornirci modelli dei tanti e diversi modi di seguire e imitare Gesù Cristo.

Di molti di loro abbiamo biografie piuttosto complete, al di là di sculture e pitture, di maggiore o minore qualità ma sempre piene di pietà, e in base ai modi in cui si manifesta la pietà in ogni epoca e luogo.

I santi intercedono per noi attraverso e per i meriti di Gesù Cristo, effettivamente l'unico mediatore. I santi possono intercedere per noi proprio per la loro unione con Cristo.

Il soldato che saluta la bandiera del suo Paese non la sta adorando, ma sta compiendo una dimostrazione di rispetto per i valori patriottici che la bandiera rappresenta, come la madre che ammira una fotografia del figlio appesa alla parete sta compiendo un atto d'amore verso la persona rappresentata in quell'immagine; lo stesso si può dire delle foto del fidanzato nel portafogli o sul cellulare, o di quella della moglie sulla scrivania dell'ufficio.

Sono tutti atti d'amore e venerazione, non di adorazione; in ogni caso, si tratta di una venerazione che è compatibile con l'adorazione a Dio perché non lo sostituisce, come nel caso dell'idolatria.

Quando un cattolico compie un atto di venerazione rispettosa di fronte a un'immagine di un santo o della Madonna, lo sta facendo a chi è rappresentato da quell'immagine.

Ciò non impedisce che un'anziana devota, nelle sue manifestazioni primarie, elementari, di pietà possa comportarsi di fronte all'immagine di un santo in un modo un po' ingenuo ed emotivo, che alcuni con cattive intenzioni interpretano come idolatria.

La tradizione cristiana ha nominato santi e sante come patroni di paesi, città, Nazioni, professioni, cercandone la protezione.

Se dopo ciò che hai letto il tuo nome non appare nel santorale, puoi celebrare il tuo onomastico nella festa di Tutti i Santi o sforzarti per far sì che alla fine della tua vita ti possano canonizzare e il tuo nome compaia nel santorale.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
santi e beati
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