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La chirurgia estetica è un “burqa di carne”?

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La plenaria del Pontificio Consiglio della cultura dedicata alle culture femminili. Testimonial l’attrice Nancy Brilli che ha incontrato papa Francesco

E’ dedicata al tema “Le culture femminili tra uguaglianza e differenza” la plenaria del Pontificio Consiglio della cultura che si svolgerà dal 4 al 7 febbraio. Alla sua preparazione ha lavorato per un anno, in collaborazione con il presidente del dicastero, mons. Gianfranco  Ravasi, un gruppo di professioniste del mondo della cultura che ha redatto un documento che esplora vari aspetti della condizione femminile tra i quali i ruoli, la generatività, il corpo e la dimensione estetica e la partecipazione delle donne alla vita della Chiesa. Testimonial dell’evento che prevede anche un momento pubblico al Teatro Argentina di Roma, è l’attrice Nancy Brilli. Suo il volto di un video – contestato in Canada e Stati Uniti, tanto che sul sito del Pontificio Consiglio per la cultura è rimasta solo la versione italiana – che invita le donne a contribuire con una propria riflessione su questi temi. “Un’ occasione di apertura da parte del Vaticano e di papa Francesco – ha affermato l’attrice che dopo la conferenza stampa di presentazione dell’assise ha continuato il dialogo con Aleteia – che non si poteva perdere”.
 
Un "ruolo" inedito quello di collaboratrice del Pontificio Consiglio per la cultura?
 
Brilli: Come donna, professionista, madre, sento che è la prima volta in cui viene chiesto il parere delle donne e prendere parte al lavoro di elaborazione di quest'anno è stato entusiasmante per tutte noi. Ognuna di noi ha portato il suo vissuto di conoscenza e di studi, la voglia di aggiungere qualcosa. Personalmente, dopo l'incontro con papa Francesco, sento il bisogno di una spiritualità rinnovata.
 
C’è nella riflessione compiuta qualcosa che l’ha fatta pensare in modo particolare rispetto alla condizione femminile?
 
Brilli: Molte cose, ma in particolare qualcosa che ci si aspettava e invece non c’è stato. Ci si aspettava che molte donne rivendicassero il ruolo che hanno i preti, mentre invece il desiderio espresso è sicuramente quello di collaborare e raccontare il proprio punto di vista, ma cercando di farlo in un modo nuovo, in un modo che ancora non c’è. Nessuna di noi, insomma, era interessata ad avere una “papessa”, ma a che venga presa in considerazione la vita vera delle donne.
 
Nella vita vera è possibile che le donne abbiano “tutto”: professione, famiglia, amicizia, partecipazione?
 
Brilli: Le donne faticano molto ad avere “tutto”. Scherzando ho detto che essere multitasking, cioè la capaci come sono le donne di fare tante cose contemporaneamente, è un po’ una “sòla”, come si dice a Roma, cioè una buggeratura. E in effetti dovendo dividersi tra tanti ruoli, qualcosa finisce per non riuscire benissimo. Ci vorrebbe un sostegno. La Chiesa può darlo. Sicuramente lo Stato deve farlo.
 
Nel documento preparatorio della plenaria si parla della chirurgia estetica come “burqa di carne”: quanto conta l’estetica per le donne?
 
Brilli: L’estetica conta molto. L’estetica alla quale vengono costrette le donne conta troppo. Troppo spesso bisogna uniformarsi a degli stereotipi, altrimenti non si è accettati. Per questo nel documento si parla di “burqa di carne”, nel senso di qualcosa di dovuto e non accettato. Se una donna ricorre alla chirurgia perché è infelice nella sua fisionomia e dopo la chirurgia sta meglio, non c’è un danno. Se invece ricorre alla chirurgia per diventare come si desidera che una donna sia, allora qui siamo di fronte al “burqa di carne”: devi essere come decido io. E le forme di imposizione sono molte. La contestazione che ha preso di mira il video in cui appaio per invitare le donne a partecipare alla riflessione con un proprio contributo è fondata proprio sulla banalità di uno stereotipo e su una specie di razzismo al contrario: se una donna è bionda e sorridente non può essere una persona intelligente o una madre attenta. Ma chi ha detto che sia così?
 
L’incontro con papa Francesco – lei ha detto – l’ha portata a “riscegliere” la sua fede: in che modo?
 
Brilli: Sono andata alla Messa celebrata dal pontefice e ho avuto un incontro privato con lui. Ho sentito che era “vero”, che tutto ciò che fa e dice papa Francesco è vero. Tante persone colte, intellettualmente raffinate, hanno posto l’obiezione che da parte del pontefice si tratti di semplice “marketing”. L’ho conosciuto: non è marketing. Mi ha accolta. Io non sono sposata in chiesa. Sono stata sposata due volte e divorziata. Mi ha accolto e mi ha dato una benedizione. Per me questa è un’accettazione vera, non un modo di fare proseliti. 

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