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E’ giusto pagare i rapitori per liberare un sacerdote?

© Oasis
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L'ultimo caso è quello di Padre Ablahed, che sarebbe stato ucciso dall'Isis in Iraq

Ci sono pronunciamenti oppure orientamenti della Chiesa cattolica su come comportarsi nel caso del rapimento di un religioso in zone di guerre? L'ultimo caso in ordine di tempo è quello del sacerdote cristiano Murtada Ablahad, di 44 anni, che sarebbe stato ucciso dai jihadisti dell'Isis a Mosul, nel nord dell'Iraq (Ansa, 20 gennaio).

LA CHIESA NON PRENDE POSIZIONE
In circostanza simili andrebbe perseguita la strada del salvare la vita anche pagando un riscatto e quindi consegnando denaro ai rapitori? Dunque meglio trattare o non cedere alle minacce degli estremisti rischiando poi che l'omicidio della persona rapita?  Su questo tema così spinoso, Padre Francesco Compagnoni, docente di Teologia morale e decano della Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso d'Aquino, premette: «Non penso che ci siano circostanziate prese di posizione del Magistero Ecclesiale su questo problema».

IL BENE MIGLIORE RAGGIUNGIBILE
Secondo il teologo morale, siamo di fronte «ad un problema di etica politica, di calcolo del bene migliore raggiungibile (non del male minore, quindi)». I veri esperti in questo campo, sottolinea Padre Compagnoni, «sono gli organi politici nazionali ed internazionali, con i relativi apparati diplomatici e burocratici. Sono loro che possono trovare una soluzione viabile all'urgenza del caso singolo»

PREVENZIONE E BLOCCO DEGLI AFFLUSSI DI ARMI
Per restare proprio nel campo dell'etica politica, «sono però gli stessi attori che hanno l'obbligo di cercare che tali casi non si ripetano, sia con politiche di repressione mirate – come i pattugliamenti internazionali contro la pirateria marittima – sia soprattutto con azioni varie di depotenziamento delle tensioni in determinate aree. Prima fra tutte il blocco degli afflussi di armi ed equipaggiamenti militari, come hanno chiesto recentemente i Patriarchi e i Capi delle Chiese cristiane d'Oriente, riunitisi il 27 gennaio a Bkerkè, presso la Sede del Patriarcato maronita, come riporta l'agenzia Fides».

EROI A CUI SI APRE LA PORTA DEL CIELO
Secondo Padre Robert Gahl, docente di Etica Fondamentale presso la Pontificia Università della Santa Croce, «prima di tutto va detto che se un sacerdote viene bersagliato per il rapimento perché cristiano e perché sacerdote e successivamente ucciso, sembra che trattiamo di un caso di un vero martire. Dobbiamo onorare il suo eroismo e apprezzare il fatto che deve essere già nella gloria. Dare la vita è l'ultimo sacrificio e può essere anche la porta diretta al cielo. Al tempo stesso, questa triste vicenda ci deve spingere a pregare di più per tutti i cristiani perseguitati». 

RISCHIO  DI COMPLICITA' CON I TERRORISTI
Riguardante la questione etica del pagamento del riscatto, va affrontata «principalmente dal punto di vista della prudenza». Perché, spiega Padre Gahl, «trattare con briganti e fanatici che disprezzano la vita indica non potersi fidare della loro parola. Il trattare con loro può essere un'apertura al dialogo e un canale per ottenere informazione sul sequestrato per poter liberarlo anche con la forza se necessario. Ovviamente, pagare terroristi per ottenere la liberazione di una persona cara, può implicare una certa complicità con loro. I soldi pagati potrebbero essere usati per acquistare arme e per compiere altri atti contro la dignità umana». 

SOLDI E NUOVI SEQUESTRI
Inoltre, il pagamento potrebbe incentivare «la cattura di più persone per ottenere più pagamenti ancora. Infatti, i cittadini di alcuni paesi sono più suscettibili al rapimento, anche da semplici briganti e non solo da fanatici esaltati, perché si sa che il loro paese è disposto a pagare il riscatto. Il pagare il riscatto potrebbe promuovere, indirettamente, il sequestro di più persone ancora. La decisione di pagare o meno deve tener presenti tutte queste considerazioni». 

L'IMPRUDENZA DI PAGARE
Il collaborare con le autorità impegnate a eliminare il terrorismo ed i sequestri – e su questo punto  il docente di Etica della Pusc concorda a pieno con il teologo morale – «è necessario per evitare che il pagamento induce più sequestri ancora. La determinazione della moralità del pagamento del riscatto dipende, perciò, di molti fattori circostanziali che vanno pesati mentre si cerca il bene dei sequestrati e di tutta la comunità. Il pagare un riscatto non è intrinsecamente cattivo ma può essere imprudente». 

Tags:
rapimento
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