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Iraq: “ecco come abbiamo difeso il patrimonio cristiano dai jihadisti”

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Due religiosi sono riusciti a mettere in salvo preziosi documenti destinati ad essere distrutti dallo Stato Islamico

Uno, padre Najeeb Michael, è iracheno e indossa un abito bianco, ha reso noto la National Public Radio. L'altro è padre Columba Stewart, un texano alto e magro, vestito di nero e con occhiali dalla montatura dello stesso colore. Entrambi sono religiosi domenicani.

Nell'hinterland di Erbil visitano i cristiani che si rifugiano negli edifici in costruzione. Questi esiliati ricevono aiuti d'emergenza di vario tipo dalla Chiesa e dalle ONG, dal cibo alle coperte. Molti hanno abbandonato la propria casa l'estate scorsa solo con i vestiti che indossavano.

La missione dei due domenicani è custodita in segreto, in una casa isolata la cui ubicazione non deve essere rivelata e che contiene manoscritti, libri sacri e archivi salvati durante la fuga dall'autoproclamato Stato Islamico.

I sacerdoti non erano più al sicuro del resto della popolazione, ricorda La Obra de Oriente, e hanno dovuto fuggire abbandonando tutto. Molti ordini religiosi hanno perso in questo modo le proprie biblioteche.

Grazie alla perspicacia di padre Michael, che aveva intuito la minaccia, una parte del patrimonio iracheno si è comunque salvata.

Nel pieno dell'insurrezione islamista a Mosul nel 2008, i domenicani hanno portato silenziosamente la propria biblioteca nella località di Qaraqosh. Nel 2014 è stata nuovamente spostata, proprio prima che lo Stato Islamico si impadronisse della città.

È un bene inestimabile: i religiosi domenicani erano presenti a Mosul dal 1750 e avevano accumulato varie migliaia di antichi manoscritti.

Padre Michael ha raccontato la sua partenza di nascosto, alle cinque del mattino, con la discrezione che gli permetteva il suo grande camion carico di libri: “Abbiamo attraversato tre posti di blocco senza problemi, e credo che la mano della Vergine Maria ci abbia protetti”.

“Perché tutto questo non scompaia”

Oltre che della biblioteca dei domenicani, i due religiosi hanno la custodia di registri, libri e manoscritti, per un totale di circa 50.000 opere. Una parte di queste è scritta in siriaco, una variante della lingua aramaica, quella parlata da Gesù.

Il destino riservato a queste opere se i jihadisti di Daesh le avessero scoperte non lasciava grandi dubbi, visto che il giovane “califfato” si è distinto per la totale mancanza di rispetto per tutto ciò che rappresenta la storia irachena.

Si ricorda, tra le altre cose, la distruzione della tomba del profeta Giona, luogo venerato sia dai cristiani che dai musulmani. È stata distrutta anche una porta monumentale assira risalente all'VIII secolo a.C.

Queste opere rappresentano, tra altre cose proibite, volti e “profeti dell'islam”, e per i terroristi dovevano essere eliminate.

I due religiosi che custodiscono questo tesoro non nascondono di temere la scomparsa pura e semplice dei cristiani dell'Iraq e vogliono salvaguardarne la cultura prima che scompaia, ad esempio catalogando le opere perché il maggior numero possibile di persone possa accedervi.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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