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Non chiamate nessun uomo “padre”, soprattutto su Facebook

WIKIMEDIA Commons
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Sacerdoti minacciati di perdere l'account quando usano il loro titolo religioso sui social media

Padre Peter West è sacerdote da quasi 25 anni, ma questa settimana è tornato ad essere semplicemente “Peter West”.

Almeno su Facebook.

Padre West, se possiamo chiamarlo così, ha detto che martedì stava centrando di entrare sul social media ed è stato bloccato perché il suo user name includeva il titolo “padre”.

In realtà, Facebook ha da tempo una politica che ostacola l'utilizzo dei titoli professionali da parte dei propri utenti. “Facebook è una comunità in cui la gente usa la propria identità autentica”, spiega la sua politica. “Chiediamo alle persone di fornire il nome che utilizzano nella vita reale. In questo modo si sa sempre con chi si è connessi. Questo aiuta a mantenere sicura la nostra community”.

La politica di Faceboook chiede agli utenti di astenersi dall'aggiungere al proprio nome “titoli di qualsiasi tipo (professionali, religiosi)” e una serie di altre cose.

“Il nome che usate dovrebbe essere la vostra identità reale, come i vostri amici vi chiamano nella vita reale”.

Molti sacerdoti cattolici aggirano la restrizione combinando “padre” o “p.” con il nome di Battesimo, o usando un trattino tra i due, o, nel caso di sacerdoti religiosi, usando semplicemente le iniziali dell'ordine alla fine del nome.

“Conosco un sacerdote italiano che usa 'don'”, ha detto padre West, che è vicepresidente delle missioni di Human Life International.

La recente ondata di sacerdoti che hanno sperimentato misure correttive da parte di Facebook ha portato i loro sostenitori a creare questa settimana una pagina di community intitolata Tell FB: Allow Catholic Priests to keep the title ‘Father’ in their FB name (Dite a Facebook di permettere ai sacerdoti cattolici di mantenere il titolo 'padre' nel loro nome Facebook). La pagina ha ottenuto finora oltre 2.500 “mi piace”.

“La politica di Facebook sembra fatta valere in modo diseguale”, ha affermato l'arcivescovo Paul Coakley di Oklahoma City (Stati Uniti) in un'intervista realizzata attraverso Facebook. “Io ho aggirato la cosa combinando il mio titolo con il mio nome: 'ArchbishopPaul Coakley'. Sembra una restrizione irragionevole nel tipo di discorso che i social media dovrebbero promuovere. Voglio che la gente sappia con chi sta comunicando quando comunica con me. Una delle cose che mi ha portato a Facebook è stata l'opportunità che può offrire per l'evangelizzazione”.

“È strano. È la prima volta che mi capita”, ha affermato padre James Chern, che ha sperimentato problemi nell'usare la parola “padre” martedì. Come direttore dell'Ufficio per le Vocazioni dell'arcidiocesi di Newark (Stati Uniti) e cappellano universitario, padre Chern trova Facebook molto utile per comunicare con i giovani. “Stamattina ho ricevuto un messaggio in cui si diceva che il mio nome 'non rispetta le nostre politiche o standard'. Ho pensato che mi fosse arrivato un virus. Quando ho provato a entrare nuovamente è successo lo stesso. Hanno detto 'Non permettiamo alcun titolo professionale o religioso'. Ho quindi cercato di mettere 'padre' nel primo spazio permesso per il nome, ‘Jim’ al centro e ‘Chern’ nell'ultimo spazio. È tornato indietro dicendo: 'Stai violando la politica. Tra un minuto avrai una possibilità di cambiare il tuo nome. Se continui a inserire lo stesso nome, disattiverai il tuo account'”.

“È stato come: 'Wow! Ho ricevuto un time out virtuale, e ho un minuto per sedermi e ponderare la mia esistenza'. E allora sono andato avanti con Jim Chern, e uno dei miei amici si è occupato della foto per il profilo”.

La fotografia è l'immagine di un giovane sacerdote con l'iniziale “p.”. In un angolo.

Padre West e padre Chern hanno riferito di aver visto altri titoli religiosi su Facebook, come “rabbino” o “cappellano”. Io ho trovato qualche imam.

Padre Stephen Imbarrato, che ha trovato anche lui difficoltà nell'usare “padre”, sottolinea un'altra anomalia.

“La gente ha sollevato la contraddizione per cui Facebook permette tutti i generi diversi con cui gli utenti si possono classificare”, ha detto il sacerdote, parroco della parrocchia del Sacro Cuore ad Albuquerque (Stati Uniti). “In quel caso è stato molto accomodante, e allora perché in questo no?”

Perché è importante poter usare il titolo “padre”?

“È la mia vocazione celeste. Non ho scelto di essere padre, Dio ha scelto che fossi padre, è semplice”, ha dichiarato padre Imbarrato. “Perfino i membri della mia famiglia non mi chiamano Stephen. Non è un titolo professionale, è una vocazione nella vita”.

In risposta alle molteplici richieste di un'intervista, Facebook si è limitato a inviare un'e-mail a chi scrive: “Grazie per essersi preso il tempo di condividere il suo feedback. Cerchiamo costantemente di migliorare Facebook, per cui è importante sapere cosa pensa la gente che lo usa. Purtroppo non possiamo rispondere alle vostre e-mail in modo personale, ma teniamo conto dei vostri messaggi. Apprezziamo il fatto che vi siate presi il tempo di scriverci”.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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