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Transessuali e Chiesa: il cambio di sesso può essere una soluzione?

© Public Domain
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Come accogliere e accompagnare le persone che soffrono di Disforia di Genere?

INCOMPRENSIONE DELLA SOFFERENZA
Secondo la terapeuta, i genitori della 17enne non erano riusciti, e probabilmente non erano stati aiutati, a comprendere la sofferenza del proprio figlio. «Allo stesso modo, sempre secondo quanto riferito dalla ragazza, gli interventi psicoterapeutici a cui negli anni era stata sottoposta, erano stati finalizzati all’adeguamento della sua identità di genere al sesso biologico, ottenendo, comprensibilmente, l’effetto di alimentare il suo senso di insicurezza e incomprensione». 

UNA FORZATURA ETICAMENTE SCORRETTA
In base a quanto è possibile leggere nella settima edizione degli Standards of Care per la Salute di Persone Transessuali, Transgender e di Genere Non-Conforme, redatti dalla World Professional Association for Transgender Health, «ogni trattamento finalizzato a riorientare l’identità di genere di una persona per renderla conforme al sesso che le è stato assegnato alla nascita, non può, ad oggi, essere considerato etico». 

ESPLORARE L'IDENTITA' PERCEPITA
«I professionisti della salute mentale – osserva Petilli – sono dunque chiamati ad astenersi dal manifestare un atteggiamento contrario all’identità variante di genere mostrata dal paziente e a orientare il loro intervento verso una valutazione puntuale della salute mentale e della Disforia di Genere. In particolare, con pazienti in età prepubere e adolescenti, la finalità sarà quella di aiutarli nell’esplorazione della propria identità, sostenendo la famiglia nella gestione della paura legata allo sviluppo psicosessuale del loro figlio». 

LA POSSIBILITA' DELL'INTERVENTO 
Con pazienti adulti, invece, l’intervento psicologico si pone l’obiettivo di aiutarli a comprendere meglio loro stessi e la loro situazione di vita, e ad elaborare insieme un progetto su come e quando effettuare il passaggio all’altro sesso, prendendo in considerazione la possibilità di ricorrere alla terapia ormonale e, infine, all’intervento chirurgico di riattribuzione di sesso in seguito al quale sarà possibile provvedere alla rettifica anagrafica dei dati personali. «In quest’ultimo caso – conclude Petilli – i pazienti devono essere adeguatamente informati sui rischi e sull’irreversibilità dell’intervento e dovranno essere approfondite le loro aspettative più o meno realistiche sui benefici del trattamento».

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