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San Tommaso d'Aquino, "Summo" Dottore della Chiesa

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Aleteia - pubblicato il 28/01/15

"Genio e regolatezza" nella vita di un santo conosciuto come grande filosofo e con un animo profondamente mistico

Se la dottrina cristiana ha un fondamento scientifico, filosofico e teologico lo si deve in gran parte a San Tommaso d'Aquino. Proclamato Santo nel 1323 e Dottore della Chiesa nel 1567 è venerato come patrono delle scuole e delle università cattoliche.

Non tutti sanno che la sua breve vita (49 anni) dedita alla scrittura e all'insegnamento, è stata conquistata, verso la fine, da un profondo misticismo e da un'amore incondizionato verso l'Eucaristia. 

Precoce oblato

Tommaso nasce intorno al 1225 nel castello di Roccasecca (Frosinone) appartenente al feudo dei conti d’Aquino. E' il più piccolo della famiglia e a soli cinque anni viene mandato come oblato nell’Abbazia di Montecassino: si tratta di una preparazione, che rende i candidati idonei ma non obbligati a diventare monaci. Qualche anno dopo, una serie di vicissitudini spingono Tommaso a uscire dal convento e a iscriversi all'Università di Napoli dove comincia ad approfondire gli studi filosofici che lo hanno reso grande agli occhi della Chiesa e del mondo.

Le ostilità della famiglia

E' durante il periodo universitario a Napoli che viene conquistato dallo stile di vita Domenicano che lo portano, all'età di 20 anni, ad entrare nell'Ordine. I suoi superiori, intuito il talento del giovane, lo mandano a Parigi a completare gli studi. La famiglia rimane di stucco per la sua scelta – soprattutto perché il giovane considerato l'erede del casato – e riesce, con metodi poco docili, a impedire il suo viaggio verso la Francia. Su questa vicenda i racconti della ‘Vita’, divergono: si dice che papa Innocenzo IV, informato dai preoccupati Domenicani, chiese all’imperatore di liberarlo e così tornò a casa; altri dicono che Tommaso riuscì a fuggire; altri che Tommaso ricondotto a casa della madre, la quale non riusciva ad accettare che un suo figlio facesse parte di un Ordine ‘mendicante’, resistette a tutti i tentativi fatti per distoglierlo, tanto che dopo un po’ anche la sorella Marotta, passò dalla sua parte e in seguito diventò monaca e badessa nel monastero di Santa Maria a Capua; infine anche la madre si convinse, permettendo ai domenicani di far visita al figlio e dopo un anno di quella situazione. lo lasciò finalmente partire. 

Discepolo di Sant'Alberto Magno

Dopo le burrascose vicende familiari ritorna a Napoli e il Superiore Generale lo trasferisce a Colonia alla corte di sant’Alberto Magno, domenicano, filosofo e teologo, vero iniziatore dell’aristotelismo medioevale nel mondo latino e uomo di cultura enciclopedica. Tommaso diventa suo discepolo accrescendo la sua genialità culturale e teologica.

Insegnante innovatore

A soli 27 anni e appena nominato sacerdote, Tommaso si ritrova ad insegnare a Parigi. Qui ottiene il dottorato in Teologia e conquista studenti e accademici per il suo insegnamento definito “nuovo” e “insolito”: uno spirito aperto e libero, fedele alla dottrina della Chiesa e innovatore allo stesso tempo. “Già sin d’allora, egli divideva il suo insegnamento secondo un suo schema fondamentale, che contemplava tutta la creazione, che, uscita dalle mani di Dio, vi faceva ora ritorno per rituffarsi nel suo amore” (Enrico Pepe, Martiri e Santi, Città Nuova, 2002). Proprio a Parigi, Tommaso d’Aquino, inizia a scrivere un trattato teologico, intitolato “Summa contra Gentiles”, per dare un valido ausilio ai missionari, che si preparavano per predicare in quei luoghi, dove vi era una forte presenza di ebrei e musulmani.

Collaboratore di pontefici

Nel 1259 viene richiamato in Italia dove continua a predicare ed insegnare, prima a Napoli nel convento culla della sua vocazione, poi ad Anagni dov’era la curia pontificia e infine ad Orvieto dove papa Urbano IV fissa la sua residenza dal 1262 al 1264. Nel periodo trascorso ad Orvieto, Tommaso viene incaricato dal papa a scrivere la liturgia e gli inni della festa del Corpus Domini, istituita l’8 settembre 1264, a seguito del miracolo eucaristico, avvenuto nella vicina Bolsena nel 1263, quando il sacerdote boemo Pietro da Praga, che nutriva dubbi sulla transustanziazione, vide stillare copioso sangue, dall’ostia consacrata che aveva fra le mani, bagnando il corporale, i lini e il pavimento.

La Summa theologiae

Spostatosi a Roma per dirigere lo “Studium generale” dell'Ordine Domenicano, si rende conto che non tutti gli allievi sono preparati per un corso teologico troppo impegnativo, quindi comincia a scrivere per loro una “Summa theologiae”, per “presentare le cose che riguardano la religione cristiana, in un modo che sia adatto all’istruzione dei principianti”. La grande opera teologica, che gli darà fama in tutti i secoli successivi, è divisa in uno schema a lui caro, in tre parti: la prima tratta di Dio uno e trino e della “processione di tutte le creature da Lui”, la seconda parla del “movimento delle creature razionali verso Dio”, la terza presenta Gesù “che come uomo è la via attraverso cui torniamo a Dio”. L’opera iniziata a Roma nel 1267 e continuata per ben sette anni, fu interrotta improvvisamente il 6 dicembre 1273 a Napoli, 3 mesi prima di morire.

Rifiuto del potere

Nel 1267 Tommaso deve mettersi di nuovo in viaggio per raggiungere a Viterbo papa Clemente IV, suo grande amico, che lo vuole collaboratore nella nuova residenza papale. Il pontefice lo vuole poi come arcivescovo di Napoli, ma egli si oppone. Questa vicenda è importante perché mette in luce un tratto distintivo della sua personalità: il rifiuto per ogni occasione di potere ecclesiastico e temporale.

Grande produzione letteraria

Nel decennio trascorso in Italia, in varie località, Tommaso compone molte opere, fra le quali anche “De unitate intellectus”, “De Redimine principum” (trattato politico, rimasto incompiuto), le “Quaestiones disputatae, ‘De potentia’ e ‘De anima’” e buona parte del suo capolavoro, la già citata “Summa teologica”, il testo che avrebbe ispirato la teologia cattolica fino ai nostri tempi. 

Interruzione della scrittura

Nella vita di Tommaso che prega, scrive e insegna per quasi 24 ore al giorno, accade qualcosa di strano: il 6 dicembre 1273 mentre celebra la Messa, qualcosa colpisce nel profondo il suo essere. Da quel giorno la sua vita cambia ritmo: Tommaso sceglie di non scrivere più, rivelando in seguito queste parole: “Reginaldo, non posso, perché tutto quello che ho scritto è come paglia per me, in confronto a ciò che ora mi è stato rivelato”, aggiungendo: “L’unica cosa che ora desidero, è che Dio dopo aver posto fine alla mia opera di scrittore, possa presto porre termine anche alla mia vita”.

Il segreto mistico

La rivelazione interiore era stata preceduta, secondo quanto narrano i suoi primi biografi, da un mistico colloquio con Gesù: infatti mentre una notte è in preghiera davanti al Crocifisso (venerato oggi nell’omonima Cappella, della Basilica di S. Domenico in Napoli), egli si sente dire “Tommaso, tu hai scritto bene di me. Che ricompensa vuoi?” e lui risponde: “Nient’altro che te, Signore”. Il suo misticismo, è forse poco conosciuto, abbagliati come si è dalla grandezza delle sue opere teologiche. Celebra la Messa ogni giorno, ma è così intensa la sua partecipazione, che un giorno a Salerno viene visto levitare da terra. 

Amore per l'Eucaristia

Dopo altri viaggi in Francia (Lione e ancora Parigi) fa ritorno in Italia: la sua salute lo sta progressivamente lasciando. Tommaso chiede di essere portato nella vicina abbazia di Fossanova, dove i monaci cistercensi lo accolgono. Prossimo alla fine, tre giorni prima riceve gli ultimi sacramenti, e quando l’abate Teobaldo gli porta la Comunione, attorniato da monaci e amici, Tommaso annuncia alcuni concetti sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, concludendo: “Ho molto scritto ed insegnato su questo Corpo Sacratissimo e sugli altri sacramenti, secondo la mia fede in Cristo e nella Santa Romana Chiesa, al cui giudizio sottopongo tutta la mia dottrina”. 

Dottrina per il popolo

La sua vita, interamente dedicata allo studio e all’insegnamento e la sua produzione fu immensa: si contano circa 40 volumi tra cui due vastissime “Summe”, commenti a quasi tutte le opere aristoteliche, opere di esegesi biblica, commentari a Pietro Lombardo, a Boezio e a Dionigi l’Areopagita , 510 “Questiones disputatae”, 12 “Quodlibera”. Tommaso scriveva per i suoi studenti, perciò il suo linguaggio era chiaro e convincente, il discorso si svolgeva secondo le esigenze didattiche, senza lasciare zone d’ombra, concetti non ben definiti o non precisati. Egli si rifaceva anche nello stile al modello aristotelico, e rimproverava ai platonici il loro linguaggio troppo simbolico e metafisico. 

Dispute teologiche

Alcune tesi di Tommaso d’Aquino, così radicalmente innovatrici, fecero scalpore e suscitarono le più vivaci reazioni da parte dei teologi contemporanei. S. Alberto Magno intervenne più volte in favore del suo antico discepolo, nonostante ciò nel 1277 si arrivò alla condanna da parte del vescovo E. Tempier a Parigi, e a Oxford sotto la pressione dell’arcivescovo di Canterbury, R. Kilwardby; le condanne furono ribadite nel 1284 e nel 1286 dal successivo arcivescovo J. Peckham. L’Ordine Domenicano, si impegnò nella difesa del suo più grande maestro e nel 1278 dichiarò il “Tomismo” dottrina ufficiale dell’Ordine. Ma la condanna fu abrogata solo nel 1325, due anni dopo che papa Giovanni XXII ad Avignone, l’aveva proclamato santo il 18 luglio 1323. 

Memoria liturgica

La sua festa liturgica, da secoli fissata al 7 marzo, giorno del suo decesso. Dopo il Concilio Vaticano II, che ha raccomandato di spostare le feste liturgiche dei santi dal periodo quaresimale e pasquale, è stata spostata al 28 gennaio, data della traslazione del 1369.

Iconografia

Oltre che in scene della sua vita, San Tommaso, che ha come attributo la colomba dello Spirito Santo, il sole o una piccola stella, è spesso raffigurato nella sua apoteosi mentre gli rendono omaggio santi, dottori della chiesa e filosofi pagani.


FONTI: Libreria del Santo, SantieBeati.it, Treccani

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