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Quaresima vs globalizzazione dell’indifferenza

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Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 27/01/15

Papa Francesco nel messaggio per la Quaresima 2015 mette in guardia i cristiani dalla tentazione dell’indifferenza. Intervista a Roy, segretario generale di Caritas internationalis

Un percorso di “formazione del cuore” affinché il cuore non si ammali di indifferenza verso gli altri: è quanto raccomanda per il periodo quaresimale papa Francesco nel messaggio per la Quaresima 2015 “Rinfrancate i vostri cuori” presentato oggi nella sala stampa della Santa Sede. Il pontefice, che è tornato sul concetto della “globalizzazione dell’indifferenza”, ha sottolineato come “l’indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani”. E’ una dimensione personale ma che ha riflessi globali e generali quando, come ha spiegato nel suo intervento alla conferenza stampa Michel Roy, segretario generale di Caritas internationalis, l’indifferenza si traduce in dominio del denaro, distruzione dell’ambiente, sfruttamento delle risorse dei paesi più poveri, traffico degli esseri umani, commercio delle armi. Ogni giorno, per stare accanto ai poveri, ci sono “profeti dei nostri tempi, nella Chiesa e nella società”, ha aggiunto Roy, che rischiano quotidianamente la vita. Aleteia ha proseguito la conversazione con Roy dopo la conferenza stampa.

Il papa nel messaggio per la Quaresima torna sul tema della “globalizzazione dell’indifferenza”: perché?

Roy: La Quaresima rappresenta una sorta di “esame di coscienza annuale”. Spero che i cristiani lo facciano anche più spesso durante l’anno, ma questo è un momento speciale per ripensare al proprio stile di vita. Così la Quaresima diventa un invito alla conversione e al rinnovamento. L’indifferenza è il frutto del nostro stile di vita materialista e consumista: semplicemente non si pensa più agli altri. Può accadere che una persona cada per strada e nessuno la soccorra e meno male che non mancano mai i buoni samaritani! Papa Francesco ci invita a ripensare la nostra relazione con gli altri a livello personale e di comunità per aprirsi agli altri, ai poveri, che non sono solo quelli che non hanno risorse economiche, ma anche i tanti che nelle nostre società soffrono di solitudine. Quali strade intraprendere per ricostruire il legame sociale a livello della comunità e a livello internazionale, globale? La Quaresima è un momento per la conversione personale e, insieme, per pensare “globale”.

Mons. Helder Camara affermava: “Se dò da mangiare a un povero dicono che sono un bravo vescovo; se chiedo perché non hanno da mangiare mi dicono che sono un comunista”. Dal suo osservatorio di Caritas internationalis a che punto siamo oggi? C’è la consapevolezza di dover affrontare le cause strutturali della povertà di cui ha parlato nel suo intervento oppure si è ancora alla semplice offerta di denaro, magari per placare la coscienza, come ha sottolineato papa Francesco nelle Filippine?

Roy: Servono entrambe le cose. Nell’emergenza occorre intervenire subito per offrire un aiuto diretto: non si possono lasciare le persone senza tetto o senza cibo. Occorre che chi può offra il proprio denaro, meglio se raccolto collettivamente nelle comunità e nelle parrocchie, perché la motivazione è più forte. Anche questo, però, da solo non basta: occorre una organizzazione a medio termine che assicuri alle persone di poter mangiare non solo oggi nell’emergenza, ma anche domani, quando dall’emergenza si sarà appena fuori. Tuttavia i problemi strutturali non si risolvono offrendo del denaro: occorre indagare le cause profonde del perché le persone sono per strada. Ci sono cause personali – famiglie distrutte, problemi economici – e cause globali sulle quali lavorare per costruire un mondo più giusto, dove ognuno può vivere la dignità di figlio di Dio. Bisogna fare in modo che la global governance sia al servizio della gente e non al servizio di se stessi. A che serve essere miliardari? Si ha bisogno di soldi per vivere, ma se si guadagnano oltre diecimila euro al mese, cosa si fa di tutto questo denaro? Il papa afferma nel messaggio: ciò che si è ricevuto, deve essere condiviso. A partire dal pagamento delle tasse. Occorre cambiare il modo di pensare per cui chi ha di più vuole sempre di più.

Quali sono i fronti sui quali Caritas internationalis è oggi maggiormente impegnata?

Roy: Caritas internationalis è una confederazione di organizzazioni cattoliche impegnate per la carità e la giustizia sociale nel segno della dottrina sociale della Chiesa che conta 164 membri attivi in 200 paesi del mondo. Il nostro primo obiettivo è che i 164 membri siano tutti in grado di rispondere al meglio ai problemi che incontrano. Non è un problema di organizzazione ma di una Chiesa che cresce, perché laddove la Caritas è debole, significa che la Chiesa si impegna poco ad affrontare i problemi che esistono sul territorio e nella pastorale sociale.

E per quanto riguarda i singoli settori di intervento?

Roy: Per primo c’è l’obiettivo di assicurare il cibo a tutti e ridurre il numero di persone che soffrono la fame. Nel 2013 abbiamo lanciato la campagna mondiale “Una sola famiglia, cibo per tutti” sostenuta anche da papa Francesco. Un altro settore d’intervento è l’ambiente, la cui distruzione o impoverimento influisce moltissimo sulla possibilità di un’alimentazione per tutti colpendo sempre i più poveri. Questa è una delle cause delle grandi migrazioni a livello mondiale di cui pure ci occupiamo con una particolare attenzione alle donne e ai bambini e alla tratta degli esseri umani. Così come operiamo per la promozione della pace e della riconciliazione: è un tipo di impegno giocato soprattutto a livello locale – Sud Sudan, Medio Oriente, Ucraina, Nigeria, Repubblica Centrafricana – ma occorre affrontarlo a livello globale. Nel campo della promozione della salute, un impegno di molti anni che rimane sempre attuale è la lotta contro l’Aids, a cui si è aggiunto quello contro il virus dell’ebola e le malattie non trasmissibili come l’obesità perché nei paesi poveri ci sono queste malattie che nascono dalla cattiva alimentazione, conseguenza dell’impossibilità di accedere a un’alimentazione adeguata e sufficiente. Collegato alla pace c’è il tema delle attività estrattive nelle miniere. Alla prossima assemblea generale di maggio questo sarà uno dei temi principali all’ordine del giorno a causa delle profonde ricadute sulla vita della gente. E’ un tema che sta coinvolgendo tutte le Caritas del mondo: le industrie si preoccupano di ricercare ed estrarre i minerali più importanti, ma nessuno si cura della gente che lo fa. Papa Francesco ci esorta a vivere come Chiesa povera per i poveri ed è nostra responsabilità raccogliere questa sfida.

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