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Giuseppe Verdi, agnostico razionalista o uomo toccato dalla fede?

© Public Domain
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Animo inquieto e continua ricerca di Dio nella musica di uno dei più grandi compositori italiani

Non si è ancora giunti a una conclusione univoca sulla vita ​del maestro Giuseppe Verdi. Come molti personaggi dell'epoca non fu indenne dal clima di anticlericalismo diffuso in Italia ma la domanda resta: fu sempre e solo un agnostico convinto e anticlericale come molti uomini del Risorgimento? Oppure fu, soprattutto negli anni della sua maturità, un uomo toccato dalla fede e devoto della messa domenicale, come testimonierà la moglie Giuseppina Strepponi in tante sue lettere?

Positivista e filantropo?
La questione religiosa nella vita di Verdi è molto complessa, spesso sospesa tra l'immagine di un musicista devoto al razionalismo positivista e un uomo capace di eclatanti gesti di filantropia: dalla costruzione della Casa di riposo per gli artisti di Milano (quella che Verdi considerava l’«opera mia più bella») all’ospedale di Villanova («un ricovero di carità») nel piacentino.

Ricerca di Dio
A smontare però la tesi di un compositore solamente ateo e invece capace di interrogarsi sull’esistenza di Dio e di vivere una «contrastata spiritualità» è stato il convegno Verdi, la musica e il sacro , tenutosi nel settembre 2013 a termine delle celebrazioni dedicate al bicentenario della nascita del genio musicale ed ora trasformato in un libro curato da Dino Rizzo (Mattioli editore, pp. 128, € 10). E sono in particolare le lettere della Strepponi (tra cui una indirizzata all’arcivescovo di Genova Salvatore Magnasco), la sua «Peppina», a rivelarci un «Verdi molto cambiato da parecchi anni a questa parte e rispettoso della religione», «buon cristiano» soprattutto dopo la celebrazione del matrimonio religioso (29 agosto 1859) in Savoia, celebrato da una figura carismatica come l’abate svizzero e poi cardinale Gaspar Mermillod; episodi ed eventi che segnano quasi uno spartiacque con il Verdi «prima maniera», rinforzati dal ricordo del tenore Francesco Tamagno dopo un incontro con il compositore all’uscita della messa dalla chiesa dell’Annunciata a Genova: «Per voialtri signori canterini non vi è altro santuario che il teatro. Caro Tamagno, dopo tanti dolori e tanti clamori, le ore che passo vicino a Dio sono le più dolci per me. Mi era un po’ sbandato, ma a lui mi ha ricondotto la Peppina». (Avvenire, 20 dicembre) 

Fedele alla Messa
Proprio all’ombra dei campanili del «tetto natìo», tra la bassa parmense e piacentina, si scopre un Giuseppe Verdi fedele frequentatore della messa domenicale («Si tratta di adempiere ad un divin precetto»); per suo volere all’interno della villa di Sant’Agata verrà eretta una cappella privata – ancora esistente – consacrata dal vescovo di Cremona Antonio Novasconi e poi affidata alle cure dei francescani di Busseto. 

Benedetto XVI su Verdi
Nel discorso di Benedetto XVI in occasione dell'84esimo anniversario dei Patti Lateranensi aveva trovato spazio un magistrale commento sulla musica di Verdi, eseguita per celebrare l'avvenimento. Il messaggio, ripreso in un articolo di Massimo Introvigne (La Nuova Bussola Quotidiana, 6 febbraio 2013) sottolinea l'inquieta ricerca di un Destino alleato che nasce da un autentico senso religioso che si esprime pienamente nell'opera «La Forza del Destino»: "Verdi – a causa sia del clima anticlericale del Risorgimento sia delle tragedie familiari che lo colpirono, con la prematura morte della prima moglie e dei due figli – passò dalla fede a un ateismo inquieto, mai disgiunto da una ricerca religiosa. «Nelle sue opere – afferma Ratzinger – colpisce sempre come egli abbia saputo cogliere e tratteggiare musicalmente le situazioni della vita, soprattutto i drammi dell’animo umano, in modo così immediato, incisivo ed essenziale come raramente si trova nel panorama musicale».

Animo inquieto
«È un destino sempre tragico – continua Benedetto – quello dei personaggi verdiani a cui non sfuggono i protagonisti de "La Forza del Destino"» ma «affrontando il tema del destino, Verdi si trova ad affrontare direttamente il tema religioso, a confrontarsi con Dio, con la fede, con la Chiesa; ed emerge ancora una volta l’animo di questo musicista, la sua inquietudine, la sua ricerca religiosa». 

La Vergine degli Angeli
Ne «La Forza del Destino», osserva sempre papa Ratzinger, «non solo una delle arie più famose, “La Vergine degli Angeli”, è un’ accorata preghiera, ma vi troviamo anche due storie di conversione e avvicinamento a Dio: quella di Leonora, che riconosce drammaticamente le sue colpe e decide di ritirarsi in una vita eremitica, e quella di don Alvaro, che lotta tra il mondo e una vita in solitudine con Dio». 

Le due versioni de "La Forza del Destino"
Molto interessante anche il confronto fra le due versioni de «La Forza del Destino» proposte da Verdi a distanza di sette anni l'una dall'altra. «È interessante notare come nelle due versioni di quest’opera, quella del 1862 per San Pietroburgo e quella del 1869 per “La Scala” di Milano, i finali cambino: nella prima don Alvaro termina la vita suicida, rifiutando l’ abito religioso e invocando l’inferno; nella seconda, invece, egli accoglie le parole del Frate Guardiano a confidare nel perdono di Dio e l’opera termina con le parole “Salita a Dio”» afferma il predecessore di Papa Francesco.

Dramma umano e nostalgia divina
Infine nota ancora Benedetto XVI «è disegnato il dramma dell’esistenza umana segnata da un tragico destino e dalla nostalgia di Dio, della sua misericordia e del suo amore, che offrono luce, senso e speranza anche nel buio. La fede ci offre questa prospettiva che non è illusoria, ma reale; come afferma san Paolo "né morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenire, né altezze, né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rm 8,38- 39)».


 

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