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La Grecia svolta a sinistra

© Public Domain / Wikipedia
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Il partito di Alexis Tsipras, Syriza, si allea con gli antieuro indipendentisti e sfida la Merkel e Bruxelles. Resta l'incognita sul debito di Atene.

"Con il voto storico di oggi il popolo greco ha dato un indirizzo molto chiaro: la Grecia volta pagina, abbandona l'austerità, la catastrofe, lascia la paura dietro di sé, lascia cinque anni di sofferenze e chiude circolo vizioso dell’austerità, annulla l'accordo di austerità con la Troika che è il passato”. Questo ha detto ieri sera Alexis Tsipras, leader del partito di sinistra radicale Syriza, nella sua prima dichiarazione dopo la vittoria alle elezioni greche.

Lo scenario politico greco
Lo scenario post voto che si è imposto in Grecia vede come secondo partito quello di centrodestra di Nuova Democrazia col 27,81%, terzi i neonazisti di Alba Dorata con il 6.3%. Piuttosto forte è stata l’astensione: dei 9.902.915 aventi diritto solo 6.324.963 si sono recati alle urne, portando l’area del non-voto al 36,14%. Un risultato che disegna con grande evidenza il volto di una Grecia esasperata e umiliata da anni di sacrifici e di privazione senza che le ricette della troika abbiano apportato significativi risultati economici.

Alla sinistra di Syriza servono 2 seggi per ottenere la maggioranza assoluta di 151 voti al parlamento. Tsipras ha rapidamente trovato l'accordo (un po' a sorpresa per gli osservatori italiani) non con il centrista To Potami (il Fiume), che ha guadagnato 17 seggi, o con i socialisti del Pasok, (che di seggi ne avrà 13), ma con la formazione antieuro e antitroika di destra dei Greci Indipendenti, formazione fuoriuscita da Nea Dimokratia (Avvenire, 26 gennaio).

Si prepara così ad aprire una fase di conflittualità con la Germania e l'eurocrazia? Vedremo nei prossimi giorni.

Una rivoluzione nella politica greca quella che oggi si profila all'orizzonte, visto che dalla caduta della dittatura dei colonnelli, cioè dal 1974, il paese è sempre stato governato o dai conservatori di Nuova Democrazia o dai socialisti del Pasok, oppure dai due partiti uniti in coalizione. Per la prima volta dopo 41 anni al governo arriverà un nuovo partito. La crisi finanziaria e l'intervento della Troika ha cambiato tutto (Il Foglio, 26 gennaio).

Cosa promette Tsipras?
Le richieste di Syriza sono molto esose. In sostanza il partito-coalizione della sinistra greca chiede di condonare alla Grecia 330 miliardi di debito pubblico, il 60% dal Fondo salva-Stati, il 12% dal Fmi e l’8% dalla Bce. Tsipras pretende anche uno sconto del 27% dalla quota greca destinata al Fondo salva-Stati. In totale, se accettassimo queste richieste, solo in Italia perderemmo crediti pari a 35 miliardi di euro (in Germania 50, in Francia 40). Ce lo possiamo permettere a cuor leggero? Francesi e tedeschi se lo possono permettere? Fra l’altro, sul fronte interno, Tsipras promette anche di cancellare gran parte delle misure di austerity, ripristinando stipendi pubblici e pensioni ai livelli pre-crisi, investendo 2 miliardi di euro di spesa pubblica per la tutela delle fasce popolari più colpite dalla crisi. Il “Piano di ricostruzione nazionale” dovrebbe costare in totale circa 11 miliardi di euro, stando al programma di Tsipras. Una spesa immensa, considerando soprattutto che la Grecia ha ancora un debito pubblico pari ad un insostenibile 174,5% del Pil (La Nuova Bussola Quotidiana, 26 gennaio).

Il punto di vista della Chiesa cattolica greca
Intervistato in due occasioni – all'inizio della crisi politica in dicembre, e poi di nuovo alla vigilia del voto – dalla Radio Vaticana, il neo arcivescovo di Atene monsignor Sevastianos Rossolatos ha spiegato come il popolo greco sia sostanzialmente favorevole all'Euro e alla permanenza nell'Europa, in larghissima parte “e questo lo comprendono anche i partiti più radicali” e che la speranza della Chiesa in Grecia “è che i politici dicano la verità al popolo, perché ognuno non ricerchi il bene proprio ma piuttosto il bene del Paese perché la crisi morale che c’era ai livelli del governo e dell’amministrazione ha toccato anche la gente, la gente semplice partecipava alla crisi morale e così il Paese è arrivato così in basso” (24 gennaio).

La situazione è drammatica, il tasso di disoccupazione è al 25% e colpisce un giovane su due, e monsignor Rossolatos lo dice chiaramente: “Il Paese da solo non lo può fare. Ci vorrebbe che l’Unione Europea vedesse la cosa dal punto di vista umano e non dal punto di vista monetario, per risollevare lo Stato, le persone, la gente, per poter dirigersi verso uno sviluppo. Non sono la persona adatta per dire come fare, ma tutti vedono che non c’è sviluppo, che non c’è possibilità, dal momento che il governo, dovendo pagare i debiti all’estero, deve succhiare le risorse delle famiglie già impoverite” (11 dicembre 2014).

Forse non lo ricordate ma il Papa ha incontrato Tsipras…
Papa Francesco ha ricevuto Alexis Tsipras, leader greco di Syriza già candidato della sinistra europea alla presidenza della commissione UE alle ultime elezioni europee e oggi premier in pectore (17 settembre 2014). Lotta alla povertà, crisi economica e crisi di valori, immigrazione sono stati terreno di incontro nel corso dei 35 minuti a porte chiuse. "Abbiamo parlato della crisi in Europa dopo la politica di recessione e austerità, abbiamo parlato della guerra globale e della necessità di prendere iniziative di pace, abbiamo parlato dell'immigrazione, abbiamo parlato della necessità di avere in primo piano gli esseri umani e non la speculazione" Così il leader greco all'uscita dal colloquio.

Quarant'anni, marxista ed europeista, Tsipras è andato in Vaticano insieme all'ex capo dei comunisti austriaci, Walter Baier. "Il Papa ha detto che è scandaloso che salvare le banche è più importante di salvare le persone", ha detto quest'ultimo in un incontro con i giornalisti. L'incontro, promosso dal movimento cattolico dei focolarini, da sempre attenti al dialogo e alle questioni sociali. Sintonia tra il leader della sinistra greca e il primo Papa latinoamericano della storia "Per noi – ha detto Tsipras – è stata una gran bella sorpresa riconoscere che abbiamo posizioni molto vicine alla Chiesa cattolica su questi temi" (TMNews).
 

Tsipras (che spesso ha ripetuto di non essere religioso) inoltre ha suscitato non poche polemiche in Grecia quando in Agosto ha visitato la «repubblica teocratica» di Monte Athos, la comunità monastica ortodossa autonoma nel nord della Grecia, un passo che secondo molti commentatori intende aumentare il consenso del partito presso gli elettori più vicini alla chiesa ortodossa ellenica (maggioritaria nel paese), che in Grecia è spesso in contrasto con le posizioni del leader di Syriza (Giornalettismo, 17 settembre 2014).

Il giuramento
Tsipras ha giurato solo davanti alle autorità civili per la prima volta nella storia della Grecia, mentre nel 2012 Samaras ha giurato di fronte alle autorità religiose del paese com'era prassi consolidata nel paese ellenico, vale a dire giurare sul Vangelo di fronte all'arcivescovo metropolita di Atene (Internazionale, 26 gennaio). 

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grecia
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