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La Marcia per la Vita estende la sua portata

Jeffrey Bruno
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I media principali ignoreranno le centinaia di migliaia di partecipanti?

Per decenni, l'annuale Marcia per la Vita è stata un coacervo lungo una giornata di assonati viaggi in autobus, gruppi di giovani ammassati l'uno sull'altro e marce di protesta, ma quella di quest'anno è evoluta in un grande evento di quattro giorni di conferenze di professionisti, riunioni di consigli e mostre commerciali.

“Questo è il Super Bowl del movimento pro-vita”, ha affermato l'attivista Larry Cirignano in mezzo a una serie di venditori pro-vita alla 2015 March for Life Conference and Expo in un hotel del centro di Washington. “È qui che si intessono reti e si costruiscono le organizzazioni”.

March for Life, l'organizzazione che gestisce la marcia, non esita a rendere nota la sua crescita. In un programma di 43 pagine diffuso da un gruppo affiliato, ha affermato di aver aumentato il proprio staff arrivando a quattro impiegati full-time e uno part-time.

March for Life progetta di intensificare i suoi sforzi educativi e lobbystici nel corso dell'anno. In una lettera ai partecipanti alla Marcia, il presidente Jeanne Monahan-Mancini ha indicato che quest'anno verrà lanciata l'organizzazione non-profit March for Life Action. Il nuovo gruppo farà lobby al Congresso per far approvare più leggi contro l'aborto.

Anche con membri extra staff, March for Life ha meno impiegati di gruppi pro-vita come National Right to Life oAmericans United for Life, ma Cirignano ha affermato che la professionalizzazione della causa pro-vita l'aiuterà a competere con i concorrenti.

Le conferenze in occasione della Marcia per la Vita hanno superato i confini di Washington, D.C., essendosi svolte anche a Chicago e Portland. Per questo weekend è prevista a San Francisco la Marcia per la Vita della Costa Occidentale.

Un attivista ha affermato che il movimento si è professionalizzato maggiormente dopo la morte della fondatrice della Marcia Nellie Gray nel 2012. “Voleva che fosse volontaria”, ha osservato.

Per gli oratori pro-vita, la professionalità del movimento non è un caso. In una conferenza svoltasi mercoledì, vari oratori hanno richiamato un sondaggio Gallup del 2009 che indicava come una leggera maggioranza (51%) degli americani si identificasse come pro-vita.

“Siamo a un punto di svolta”, ha osservato Patrick Castle, presidente e cofondatore di Runners for Life. “Vinceremo questa battaglia”, ha dichiarato dal canto suo Patrick Breen, avvocato della Thomas More Societyche nel 2003 ha vinto una causa diventata una pietra miliare, NOW vs. Scheidler.

Per i leader pro-choice la realtà è differente. NARAL indica che sette americani su dieci sono a favore della libertà riproduttiva.

In realtà, l'atteggiamento degli americani nei confronti dell'aborto dipende dalle circostanze e dalla gestazione. Un'ampia maggioranza si oppone all'aborto per ragioni economiche e dopo le prime 10-12 settimane di gravidanza.

L'attivista Bryan Kemper di Stand True ha esortato i partecipanti a usare i social media per diffondere il messaggio pro-vita. “La gente dice 'Non ho tempo da perdere con Twitter o Facebook'. Io dico 'Non hai tempo per non farlo'. È il modo in cui stiamo raggiungendo questa generazione”.

Mark Stricherz copre le notizie da Washington per Aleteia.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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