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Il direttore spirituale deve essere un sacerdote?

Catholic Church (England and Wales) / Flickr / CC
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Un presbitero in genere guida nella vita cristiana meglio di uno psicologo o di un terapeuta

Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4, 1.).

La direzione spirituale intesa come indipendente dal sacramento della Confessione può essere realizzata da un sacerdote ma anche da un'altra persona preparata allo scopo. Nel Medioevo, era abitudine avere un monaco come direttore spirituale.

Attualmente, però, le persone scelgono in genere un sacerdote come direttore spirituale, perché questo è una parte speciale del suo ministero.

Il buon pastore guida le sue pecore e un sacerdote, che è ministro di Cristo, è chiamato ad aiutare il buon pastore a guidare e a dirigere le sue pecore, ed è anche dispensatore dei misteri divini.

“Per divina istituzione, con il sacramento dell'ordine alcuni fedeli, mediante il carattere indelebile con il quale vengono segnati, sono consacrati ministri sacri e destinati a pascere il popolo di Dio, adempiendo nella persona di Cristo Capo, ciascuno nel suo grado, le funzioni di insegnare, santificare e governare” (can 1.008).

Questi tre offici del sacerdote – insegnare, santificare e governare – sono in realtà le tre azioni di Cristo risorto, lo stesso che oggi guida la Chiesa. Il sacerdote che agisce in rappresentanza del Signore non agisce mai in nome di un assente, ma nella Persona stessa di Cristo risorto.

E il ministero sacerdotale della direzione spirituale si inserisce perfettamente nelle funzioni di insegnare e santificare; per questo è logico che sia un sacerdote a dirigere spiritualmente un fedele.

Un sacerdote ha la missione o la funzione o il lavoro di salvare anime, di essere a tempo pieno al servizio di Dio e del prossimo; per questo esiste, responsabilità che non ha un laico.

Parlando canonicamente, non è proibito che un fedele laico sia direttore spirituale, ma i laici non sono sempre nelle condizioni di svolgere bene questa funzione; è una questione di idoneità e/o di coscienza di fronte alla delicatezza e alla serietà della questione.

In base alle leggi canoniche, non c'è alcun impedimento perché la direzione spirituale non ha un carattere propriamente sacro o sacramentale.

È ovvio che i laici possono consigliare ed essere di aiuto spirituale a qualcuno in momenti puntuali e concreti; c'è anche chi, dal punto di vista della fede, è consigliere matrimoniale in sintonia con la Chiesa e svolge bene il proprio compito, ma dirigere qualcuno a livello spirituale è un'altra cosa.

Dal punto di vista professionale, come nel caso degli psicoterapeuti, degli psicologi, degli psichiatri o di altri, si può fornire molto aiuto, ma con il pericolo che il fedele si accontenti di ricevere una terapia, un consiglio, un orientamento, restando psicologicamente o interiormente “a posto” ma tralasciando il suo rapporto con Dio e rimanendo nella realtà di peccato.

Questi professionisti agiscono a volte come sostituti dei direttori spirituali dando sfortunate risposte a problemi spirituali.

Portare qualcuno alla perfezione cristiana nel corso della vita è qualcosa di molto diverso perché, tra le altre cose, si tratta di discernere la volontà di Dio, dare un impulso nella pratica alle virtù cristiane e cercare l'applicazione della verità rivelata alla vita personale contando sempre sull'assistenza dello Spirito Santo, che è il principale direttore delle anime.

Se i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i loro aspiranti, il clero e i suoi aspiranti (i seminaristi) hanno un sacerdote (religioso o diocesano) come direttore spirituale – che sia esperto in spiritualità e abbia il carisma di dirigere le anime –, a maggior ragione deve averlo un fedele.

Un sacerdote ha inoltre la grazia di stato e può essere, ed è consigliabile che sia, anche il confessore abituale. Spesso il direttore spirituale è un sacerdote, preparato per essere una persona obiettiva, neutrale, con zelo per le anime e un'incrollabile fedeltà a tutti gli insegnamenti della Chiesa, prudente, una persona saggia che ha compiuto un percorso sulla via della santità, che può guidarci nel cammino.

Non sempre i laici riuniscono queste condizioni, men che meno in terre di missione o in luoghi in cui la presenza sacerdotale non è frequente; luoghi in cui la fede è agli inizi.

Alla guida spirituale si deve inoltre l'obbedienza, una cosa molto seria. Ci sono molti laici che sono teologi, ma da lì a dirigere nel cammino della santità qualcuno ce ne passa, perché bisogna avere un'esperienza di vita spirituale.

L'anima che vuole avanzare nel cammino della perfezione cristiana deve tener conto delle mani in cui si mette, perché il modo di essere del maestro influisce su quello del discepolo.

Ci sono purtroppo alcuni laici che da fuori possono sembrare spiritualmente maturi, ma poi, quando si parla un po' con loro, ci si rende conto del fatto che hanno un proprio modo di interpretare il Vangelo o non sono molto in linea con il magistero della Chiesa.

Cercare il direttore spirituale appropriato deve essere importante tanto quanto – o ancor di più – trovare marito/moglie o discernere una carriera universitaria, perché si tratta di trovare la persona idonea alla quale si affida la salvezza e la santificazione dell'anima; per questo il direttore spirituale viene chiamato padre spirituale.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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