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Etica al posto della religione. Protesta la diocesi

Merrimack College
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Clamorosa decisione in una scuola svizzera di Bergamo. Braccio di ferro sulla normativa

Fino ad ora a scuola se ne erano sentite tante di "pratiche" anticattoliche. Dall'eliminazione dei crocifissi dalle aule, allo stop al presepe natalizio, dall'insurrezione per la lezione sugli omosessuali a quella per il film anti-abortista.

IL PRESIDE CAMBIA PROGRAMMA
A Bergamo, come riporta il Corriere della Sera (19 gennaio) si è andato ben oltre perché una scuola ha deciso di abolire totalmente l'ora di religione. Fino all’anno scorso era prevista nei programmi. Gli alunni, come previsto per legge, potevano scegliere se frequentare le lezioni o meno. Con il nuovo ciclo di studi, quello in corso, il nuovo preside ha deciso di cambiare tutto: l’ora di religione cattolica è stata letteralmente cancellata, non c’è più, si studia «etica». 

ALUNNI DA TUTTA EUROPA
L'istituto in questione è la Scuola Svizzera di Bergamo del quartiere Monterosso. Si tratta, spiega sempre il Corriere, dell’unica scuola plurilingue di tutta la Bergamasca (comprende classi medie, elementari, e dell’infanzia) dove oltre la metà degli iscritti sono italiani e l’origine dell’altra metà si distribuisce su diversi paesi dell’Unione Europea (soprattutto Germania e Svizzera).

IL PRESIDE: RELIGIONE COME CATECHISMO
Il preside Friedrich Lingenhag ha spiegato così la sua scelta: «Di fronte ad alunni cattolici, atei, o musulmani, abbiamo scelto di non scegliere, evitando di prendere posizioni. I valori delle lezioni di etica sono universali, senza indottrinamenti. L’ora di religione cattolica assomigliava tanto al catechismo e non è un compito della scuola. I cattolici, ad esempio, possono rivolgersi alla parrocchia. Ci sono genitori che apprezzano questo modello laico».

LA DIOCESI: PASSO INDIETRO
La replica della diocesi, come riporta Il Sussidiario.net (19 gennaio), non si è fatta attendere. Contrariato don Michele Cortinovis, responsabile dell’Ufficio per l’insegnamento della religione cattolica: «Siamo al corrente di quanto sta accadendo alla Scuola Svizzera, dal nostro punto di vista è sicuramente un passo indietro. Andremo sicuramente a confrontarci con il preside, questa impostazione non ci soddisfa». Don Michele sottolinea anche che non si tratterebbe dell'unico caso: «Stiamo ricevendo segnalazioni anche da altri istituti della Bergamasca. Sono tutti casi da valutare con calma, che riguardano scuole non paritarie».

LEGGI DIFFERENTI
La questione è complessa anche dal punto di vista normativo. L’insegnamento dell’ora di religione cattolica è un’istituzione del concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica. Prevede che in tutte le scuole pubbliche italiane siano obbligatoriamente riservate lezioni settimanali (facoltative per gli studenti). Per quanto riguarda la Scuola Svizzera valgono altre leggi. Sono sostenute, consigliate ed assistite dall’Ufficio Federale per la Cultura, dai cantoni di patronato e dal Comitato per le Scuole Svizzera all’Estero. 

"SIAMO UNA SCUOLA PRIVATA"
Anche se aprono in Italia, gli istituti seguono le regole del loro paese. «La maggior parte delle scuole svizzere all’estero sono laiche, lo prevede la legge», sottolinea il preside. «Questa scuola è da considerare non paritaria e quindi privata – spiega don Cortinovis -. Con tutta probabilità, quindi, non sono obbligati a dare la possibilità di avvalersi dell’ora di religione cattolica. Sono in corso alcune verifiche».

DATI POSITIVI SULL'ORA DI RELIGIONE
Una polemica che arriva appena una settimana dopo la pubblicazione dei dati incoraggianti sul numero di alunni che che opta per seguire il corso di religione a scuola. Ventun’anni dopo che è divenuta materia opzionale, si è assistito ad un calo di soltanto 5 punti decimali nella scelta. Nel 1993/94, infatti, gli studenti che si avvalevano di quest’ora erano il 93,5% mentre nell’anno scolastico 2013/14 sono stati 88,5%. I dati li ha forniti l’Osservatorio socio-religioso del Triveneto (Uccronline, 15 gennaio).  

IL BOOM ALLA PRIMARIA
La materia viene scelta dal 90,8% degli studenti della scuola dell’infanzia (-0,2%), dal 92,3% di quelli della scuola primaria (-0,6%), dal 90,2% degli studenti della scuola media (-0,2%) e dall’82% di quelli delle superiori (-0,1%).

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