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Press conference ad alta quota: tutte le risposte di papa Francesco

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Cultura dello scarto, contraccezione, corruzione, violenza: nel dialogo con i giornalisti tornano le questioni affrontate durante il viaggio in Sri Lanka e Filippine

Non si è sottratto, papa Francesco, a un nuovo confronto con i giornalisti del volo papale durante il ritorno dalle Filippine. L’incontro con Papa Francesco è durato oltre un’ora e il pontefice ha tracciato non solo un bilancio del viaggio appena concluso, ma anche affrontato una serie di questioni di ampio rilievo, alcune delle quali aveva toccato nei suoi interventi durante il viaggio in Asia: povertà, cultura dello scarto, corruzione, “colonizzazione ideologica” e teoria del gender, islam e violenza. Il pontefice ha anche parlato dei prossimi viaggi in cantiere.

"A TACLOBAN MI SONO SENTITO ANNIENTATO"
Per prima cosa le reazioni sul viaggio. Soprattutto nei "gesti" si concentra il ricordo commosso di Papa Francesco a proposito delle Filippine: gesti espressione di un “entusiasmo non finto” e non "protocollare". Mi ha commosso, in particolare, ha affermato, "quando vedevo un papà sollevare il figlio sulla folla per farlo benedire dal Papa ed essere felice di quella benedizione, come se loro volessero dire: 'Questo è il mio tesoro, il mio futuro, il mio amore'”. Una profondissima commozione ha inoltre investito il pontefice nella messa a Tacloban con i sopravvissuti del tifone Yolanda che nel 2013 ha causato oltre 6 mila morti e innumerevoli distruzioni: “Vedere – ha detto – tutto quel popolo di Dio pregare dopo quella catastrofe”, mi ha fatto sentire “come annientato, quasi non mi veniva la voce” (Radio vaticana 19 gennaio).

PATERNITA’ RESPONSABILE: I CATTOLICI NON SONO CONIGLI
Nel corso di un suo intervento il papa aveva citato l’enciclica “Humanae Vitae” e lodato il coraggio di Paolo VI che proibì la contraccezione sulla quale anche nelle Filippine la maggior parte dei fedeli cattolici, intervistati dai sondaggi, esprime riserve e c’è chi la identifica come uno dei motivi della grande povertà del Paese. “il rifiuto di Paolo VI – ha detto il pontefice -, non era soltanto ai problemi personali poi dirà ai confessori di essere misericordiosi, di capire, sì questo è vero… "puoi essere misericordioso, più comprensivo"…, ma lui guardava al neo-malthusianesimo universale che cercava un controllo della natalità da parte delle potenze" (Ansa 19 gennaio). Però serve responsabilità: "Alcuni credono che, scusatemi la parola, eh, per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli, no? No, paternita' responsabile", ha detto il papa. "Io credo – ha raggiunto Bergoglio – il numero di 3 per famiglia che lei menziona credo che è quello che dicono i tecnici che è importante per mantenere la popolazione, no? 3 per coppia. Quando scende questo, accade l'altro estremo, che accade in Italia, dove ho sentito – non so se è vero – che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati". La "parola chiave" per rispondere "è quella che usa la Chiesa sempre, anche io: paternità responsabile. Come si fa questo? Col dialogo. Ogni persona, col suo pastore, deve cercare come fare quella paternità responsabile. Quell'esempio che ho menzionato poco fa, di quella donna che aspettava l'ottavo e ne aveva sette nati col cesareo. Ma questa è una irresponsabilità. 'No, io confido in Dio'. 'Ma guarda, Dio ti da i mezzi, sii responsabile’” (Askanews 19 gennaio).

I PUGNI NO, MA ACCOMPAGNARE LIBERTA’ CON PRUDENZA
Papa Francesco ha chiarito la sua frase sui limiti della libertà d’espressione che aveva causato qualche polemica. Nel volo tra Colombo e Manila il papa aveva detto che ad un’offesa a sua madre avrebbe risposto con un pugno. "La liberta' deve essere accompagnata dalla prudenza. Questo volevo dire". "In teoria – chiarisce il Pontefice – possiamo dire che una reazione violenta non è mai una cosa buona. Non si deve fare: il Vangelo dice di porgere l'altra guancia. E sempre in teoria possiamo dire che tutti hanno la libertà di esprimersi. Ma in pratica siamo tutti esseri umani e io non posso provocare col rischio di far arrabbiare e ricevere una reazione non giusta". "Reagire alle offese non va bene ma è nella realtà umana. Perciò devo essere prudente", raccomanda Bergoglio includendosi tra quanti sono esposti al rischio di provocare reazioni e fraintendimenti. "La prudenza – sottolinea – è una virtù cristiana importante. In teoria siamo tutti d'accordo sulla libertà d'espressione. Ma capiamoci un pò: stiamo attenti, non rischiamo di provocare". (AGI 19 gennaio).

A PROPOSITO DI COLONIZZAZIONE IDEOLOGICA
I Balilla e la Gioventù hitleriana: sono gli esempi usati dal papa per ragionare con i giornalisti sul concetto di “colonizzazione ideologica” di cui ha parlato nelle Filippine a proposito della famiglia e del pericolo per i popoli di perdere la propria cultura. Bergoglio ha raccontato di un esempio conosciuto personalmente per cui una signora ministro dell’Istruzione pubblica aveva chiesto un ingente prestito per la costruzione di scuole per i poveri a condizione che fosse adottato un testo sulla teoria gender. “Questa è la colonizzazione ideologica – ha affermato Bergoglio -: entrano in un popolo con un'idea che niente ha da fare col popolo; sì, con gruppi del popolo, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un'idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il Sinodo i vescovi africani si lamentavano di questo, che è lo stesso che per certi prestiti (si impongano) certe condizioni. Io dico soltanto questa che io ho visto. Perché dico 'colonizzazione ideologica'? Perché prendono, prendono proprio il bisogno di un popolo o l'opportunità di entrare e farsi forti, per (mezzo de)i bambini. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana. Hanno colonizzato il popolo, volevano farlo. Ma quanta sofferenza” (askanews 19 gennaio).

CORRUZIONE, UNA PIAGA ANCHE NELLA CHIESA: "CI HANNO PROVATO PURE CON ME"
"Quando parliamo di corruzione, parliamo o di persone corrotte o di istituzioni della Chiesa che cadono nella corruzione e ci sono casi sì ci sono", ha detto Jorge Mario Bergoglio ai giornalisti del volo papale. "Mi ricordo una volta, anno 1994, appena nominato vescovo del quartiere di Flores a Buenos Aires, sono venuti da me due impiegati o funzionari di un ministero a dirmi: 'Ma lei ha tanto bisogno qui, con tanti poveri, nelle Villas miserias'. 'Oh, si' ho detto io e ho raccontato”. I due si erano offerti di fargli avere un contributo di 400 mila pesos (all’epoca 400 mila dollari) dal governo, ma in cambio avrebbe dovuto versarne la metà a loro. “In quel momento – ha raccontato Bergoglio – io ho pensato cosa fare, o li insulto e gli do un calcio dove non dà il sole o faccio lo scemo. E ho fatto lo scemo. Ho detto, ma con la verità, ho detto: 'Lei sa che nelle vicarie noi non abbiamo conto; lei deve fare il deposito in Arcivescovado con la ricevuta. E lì è tutto'. 'Ah, non sapevamo, piacere' e se ne sono andati". "Ricordiamo questo", ha detto ancora il Papa: "Peccatori si, corrotti no! Corrotti mai! Dobbiamo chiedere perdono per quei cattolici, quei cristiani, che scandalizzano con la loro corruzione. E' una piaga nella Chiesa, ma ci sono tanti santi, e santi peccatori, ma non corrotti. Guardiamo all'altra parte, anche nella Chiesa santa" (askanews 19 gennaio).
 
IL RITORNO DELLE CASTE SOCIALI
Il messaggio sono i poveri, aveva detto Francesco a proposito dei contenuti della visita nelle Filippine. E a proposito di una domanda sul contrasto tra gli alberghi di lusso di Manila e la gente che dorme per strada, papa Francesco ha risposto che “oggi non si scarta solo la carta, quello che avanza, si scartano le persone, la discriminazione è una maniera di scartare la gente. Mi viene un pò in mente l'immagine della caste. Questo non può andare. Nella mia diocesi di Buenos Aires, c'era tutta la zona nuova che si chiama Portomadero fino alla stazione ferroviaria e poi comincia la villas miserias, i poveri. Da questa parte ci sono 36 ristoranti di lusso, che se tu vai a mangiare lì ti tolgono la testa, di qua c'è la fame, uno accanto all'altro. E noi abbiamo la tendenza di abituarci a questo. Di qui siamo noi, lì, ci sono gli scartati. Sulla povertà la chiesa deve dare l'esempio, una volta di più in questo, rifiutare ogni mondanità, da noi consacrati, preti, suore, laici credono davvero il peccato più grave, la minaccia più grave, è la mondanità". (ANSA 19 gennaio).

L’ISLAM E LA CONDANNA DELLA VIOLENZA 
Sul suo appello ai Paesi islamici perché prendano posizione contro le frange terroristiche, Francesco si dice fiducioso che col tempo la molta “gente buona” del mondo musulmano riuscirà a incidere maggiormente. Il Papa ha poi precisato che la mancata udienza al Dalai Lama non è stata concessa perché “è abitudine nel protocollo della Segreteria di Stato” non ricevere capi di Stato o di quel livello quando sono impegnati a Roma in un incontro internazionale: “Ma il motivo non era il rifiuto alla persona o paura per la Cina. Sì, noi siamo aperti e vogliamo la pace con tutti. E come vanno i rapporti? Il Governo cinese è educato. Anche noi siamo educati e facciamo le cose passo passo, come si fanno le cose nella storia, no? Ancora non si sa, ma loro sanno che io sono disposto a ricevere o andare. Lo sanno” (Radio vaticana 19 gennaio).

NON SOLO ASIA
Dopo essere già stato quattro volte in Asia, il pontefice guarda ora a Africa e America. “Il piano – ha detto – è andare nella Repubblica Centrafricana e in Uganda. Questi due. Quest’anno. Credo che sarà verso la fine (…)i tre paesi latinoamericani sono previsti per quest’anno – tutto è ancora in bozza – l’Ecuador, la Bolivia e il Paraguay. Questi tre. L’anno prossimo, Deo volente, vorrei fare – ma ancora non è previsto niente – Cile, Argentina e Uruguay”. A proposito del viaggio di settembre negli Stati Uniti il cui programma si va definendo in questi giorni, il pontefice ha escluso per ragioni logistiche la California nel caso della Canonizzazione di Junipero Serra che avverrà al santuario di Washington e, per motivi analoghi,  esclude anche di entrare negli Usa dal Messico, pur riconoscendo il valore di un gesto di “fratellanza” verso gli emigranti (Radio Vaticana 19 gennaio).

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