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Per la famiglia si paga prezzo

© La Croce Quotidiano

Mario Adinolfi - La Croce - Quotidiano - pubblicato il 19/01/15

In migliaia a Milano a difesa dei valori della famiglia, ma non tutti i giornali ne parlano...

E’ stata una festa, prima di tutto una festa. Migliaia di persone, tre sale piene all’inverosimile in Regione Lombardia, con ottocento amici che non sono riusciti a entrare e per loro qui sulle pagine di lacrocequotidiano.it abbiamo subito approntato uno streaming video con un liveblogging condotto dal nostro prezioso Lorenzo Ciampoli. E’ stata la festa dello stare insieme, dell’incontrarci e abbracciarci per darci forza l’un l’altro e dirci: non siamo soli. Non siamo soli nella difesa della famiglia naturale, non siamo soli nel voler prima di tutto tutelare i piccoli, i figli, gli indifesi. Non siamo soli nel dire che non esiste il diritto ad avere figli, esiste il diritto dei figli ad avere una mamma e un papà. Tutto questo lo abbiamo ripetuto con un entusiasmo che è stato contagioso.

Permettetemi un piccolo inciso. Voglio rivolgere un personale ringraziamento ai tanti lettori de La Croce che si sono fatti decine o centinaia di chilometri per venire a testimoniarci il loro affetto con una copia del quotidiano in mano. E’ stata una emozione non da poco incontrarvi e avere la sensazione che una piccola grande storia sia cominciata.

E ora cinque brevi considerazioni:

1. Al convegno di Milano sono state dette cose giuste, è stata fatta la cosa giusta. Ho avuto perplessità iniziali perché ho una qualche esperienza nel ramo e sapevo che la politica avrebbe tentato una forma di strumentalizzazione. Le perplessità sono svanite perché ho visto i politici sorridere, essere toccati davvero da quanto abbiamo detto. C’è un dovere di testimonianza anche presso la politica e con un presidente di Regione, un ministro, diversi parlamentari e senatori presenti abbiamo semplicemente portato la nostra testimonianza, anche la mia di ex parlamentare e di uomo di sinistra: tutte le aree politiche erano rappresentate, trasversalmente. Certo, c’era una distanza tra noi oratori “contro i falsi miti di progresso” e i politici. Ma loro hanno detto le loro parole, noi abbiamo detto le nostre. Tutte le parole dette hanno detto cose giuste. Conta solo questo.

2. Come partecipante al progetto “Contro i falsi miti di progresso” mi sono entusiasmato nel vedere i miei amici e compagni di viaggio in grande spolvero. Marco Scicchitano lucidissimo e quasi spietato nel descrivere scientificamente la differenza tra il maschile e femminile, tanto documentato e preciso che tutti coloro che si sono riferiti a lui negli interventi successivi lo hanno chiamato “professore”. Davvero un bell’intervento. Costanza Miriano, che ve lo dico a fare, prima di tutto bellissima (ma dove l’ha trovato quel vestito con spalla scoperta, gliel’ho detto “non temere i gay, tu oggi qui devi temere gli etero”) e poi di una simpatia travolgente, perché con il sorriso ha fatto passare i concetti decisivi sul ruolo della donna, sul bene prezioso della maternità da tutelare. Padre Maurizio Botta, il nostro leader, che con puntualità ha riportato le parole di Papa Francesco e ha parlato da prete e allo stesso tempo è stato umanissimo, accogliente, raziocinante come pochi meglio di lui sanno essere e che ha meritato tutti i caldi applausi che i tanti amici, anche arrivati dalla sua Biella, gli hanno tributato. E un grazie a Massimo Introvigne che con quattro tesi ha spiegato bene l’idea di famiglia che abbiamo in mente, così come a Luigi Amicone che ha condotto con grazia un convegno difficilissimo e che la mistificazione mediatica aveva trasformato in una potenziale bomba a orologeria.

3. A proposito di bomba a orologeria, la trappola è stata fatta scattare dopo il mio intervento. Un ragazzo che si era fatto accreditare da un europarlamentare è salito sul palco e per una cinquantina di secondi si è messo a contestarci le famose “teorie riparative” a cui nessuno sul palco aveva neanche lontanamente fatto cenno e a chiederci se sapevamo se i nostri figli erano omosessuali. Una brutale, premeditata e cattiva provocazione costruita ad arte per avere i trenta secondi da mandare in rete e sui telegiornali e nella puntata di mercoledì de le Iene. Ma davvero è stata una festa troppo bella, la nostra, per attardarci a discutere di questo episodio programmato a tavolino. Non mi ha sorpreso, avevo avvertito che avrebbero provato a salire sul palco, conosco bene le tecniche di disturbo che vengono messe in atto in queste occasioni. La risposta migliore l’ha data un’anziana signora dal pubblico, giustamente irritato: “Noi mai e poi mai andremmo a disturbare un convegno di persone che non hanno le nostre idee”. Basta, non c’è da aggiungere altro.

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