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I cristiani “sono Charlie” e gli islamici bruciano chiese

© AED/Amnesty
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L'equivalenza tra "occidente" e "cristiani" ha provocato il nuovo episodio di violenza contro i cristiani in Niger e altri paesi

di Anna Bono

C’era da aspettarselo, dopo la nuova caricatura di Maometto pubblicata da Charlie Hebdo: imam, personaggi politici e portavoce dei movimenti islamisti hanno reagito all’ulteriore affronto con dichiarazioni di condanna e chiedendo ai fedeli di protestare pubblicamente dopo le preghiere del venerdì, giorno di particolare devozione per i musulmani. Al richiamo di leader religiosi e politici, masse di fedeli hanno risposto riempiendo strade e piazze: uomini, donne, tantissimi giovani, persino molti bambini. Le manifestazioni popolari più imponenti si sono verificate in Niger, Pakistan, Somalia, Yemen, Senegal, Mali, Mauritania, Algeria, Sudan e nella repubblica autonoma di Inguscezia. Decine di migliaia di persone sono sfilate e continuano a farlo brandendo cartelli su cui è scritto, in inglese e in francese, con la stessa grafica dei manifesti “Je suis Charlie”: “Io sono Musulmano” e, più in piccolo, “e amo il mio Profeta”. Su altri si legge “Condanniamo gli atti anti islamici”, in altri ancora “Stop Charlie”, “Io sono Maometto”, “Io sto con Maometto”, “Io sono Kouachi”. Su striscioni e manifesti molte frasi inneggiano a Maometto: “Il nostro Profeta in Paradiso, i vostri Charlie all’inferno”, “Non insultate i profeti di Dio, grazie”, “Non amo chi prende in giro la mia religione”, “Sono con Maometto, che la pace sia con lui”, “No alla violenza, no a Charlie, pace e bene sotto la guida di Maometto”, “Noi amiamo e sempre ameremo il nostro Profeta”…

C’era da aspettarselo, si è detto, e si può anche capire: persone risentite che esprimono coralmente disapprovazione per chi offende la loro fede. Quello che non si capisce, per quanto fosse anche questo prevedibile, è la violenza di molte manifestazioni e i bersagli contro cui si è scagliata: non solo Charlie Hebdo, la rivista incriminata, ma anche e più ancora chi ne consente la pubblicazione, vale a dire la società e le istituzioni occidentali, e persino la religione – il cristianesimo – che pure Charlie Hebdo ha preso in giro con la stessa mancanza di riguardo con cui ha trattato l’islam. 

La grande manifestazione organizzata a Parigi, le dichiarazioni ufficiali dei capi di Stato e di governo contro la violenza omicida e in difesa delle libertà personali suonano come evidenze di complicità e peggio ancora agli occhi di un mondo che esige la punizione esemplare per chi manca di rispetto a Dio e disobbedisce, qualunque sia la prescrizione violata. Il governo dell’Inguscezia, che ha autorizzato la manifestazione svoltasi nella capitale Magas con l’adesione di almeno 15.000 persone, ha giustificato la propria decisione per la necessità di denunciare i paesi occidentali colpevoli di un “estremismo di Stato” volto a mettere le une contro le altre persone di religione diversa, come dimostrerebbe il fatto di tollerare, con il pretesto di difendere la libertà di parola, realtà come Charlie Hebdo.  

In Pakistan e altrove i manifestanti non si sono limitati a minacciare gli autori delle vignette su Maometto, ma hanno bruciato delle bandiere francesi, statunitensi e israeliane. Gli avvocati legati ai principali partiti islamisti pakistani, Tanzeem-e-Islami e Jamaat-e-Islami, durante una azione di protesta hanno dato fuoco a una sagoma del presidente francese François Hollande. Paul Bhatti, leader cattolico del partito All Pakistan Minorities Alliance, intervistato dall’agenzia di stampa AsiaNews, ha spiegato i durissimi toni anti-occidentali assunti dalle proteste nel suo e in altri paesi come effetto della propaganda degli islamisti che sfruttano e manipolano la gente priva di informazioni, specie gli analfabeti che in Pakistan rappresentano il 50% della popolazione: i movimenti estremisti – sostiene Bhatti – “riescono a catturare la simpatia e il consenso di queste persone abusando della loro ignoranza, della loro povertà”.

In Niger, paese per l’80% islamico, ignoranza e povertà hanno dirottato la collera popolare contro la minoranza cristiana. Venerdì scorso nella città di Zinder, dopo la preghiera, centinaia di dimostranti hanno saccheggiato i negozi di proprietà di cristiani. Il giorno successivo la protesta è continuata e si è estesa alla capitale Niamey dove una folla inferocita si è radunata presso la Grande moschea e, al grido di “Allah è grande”, ha poi attaccato e saccheggiato bar, alberghi e negozi di cristiani. Quindi è stata la volta degli edifici religiosi. Sei, forse sette chiese sono state incendiate e saccheggiate. Il pastore Zakaria Jadi ha raccontato alla Bbc che gli attacchi sono incominciati mentre stava partecipando nella propria chiesa a un incontro con altri sacerdoti. Informato del pericolo, è corso ad avvisare i colleghi di portare al sicuro le famiglie e ha fatto altrettanto. Quando è tornato indietro, ha trovato la chiesa e casa sua completamente devastate e saccheggiate. Si contano per ora almeno cinque vittime in Niger, una delle quali trovata carbonizzata all’interno di una chiesa cattolica data alle fiamme. Il presidente Mahmadou Issoufou è uno dei capi di stato africani che hanno partecipato alla marcia contro il terrorismo svoltasi a Parigi l’11 gennaio, in prima fila con gli altri leader mondiali.

QUI L'ORIGINALE

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