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Ben Weasel, il figliol prodigo punk che di recente è tornato alla casa del Padre

© Ken Schmidt

Enrique Chuvieco - pubblicato il 19/01/15

Il leader di uno dei gruppi punk più “duri” afferma di “ringraziare Dio per le cose belle della mia vita e, quando mi sento un po’ più devoto, anche per quelle schifose”

Suonavano con vigore, e non a caso gli Screeching Weasel seguivano nel 1986 negli Stati Uniti la scia avviata anni prima dai Sex Pistols per insediare il punk nel Regno Unito. Non sappiamo se Sid Vicious sia riuscito a raggiungere la pace anelata prima di morire per l'overdose somministratagli dalla madre. È però accaduto al leader della band nordamericana, Ben Weasel, che dichiara: “Cerco di ricordare di ringraziare Dio per le cose belle della mia vita e, quando mi sento un po’ più devoto, anche per quelle schifose”.

Il mondo punk ha sobbalzato qualche mese fa quando Ben Weasel, nome d'arte di Benjamin Foster, ha espresso una decisa dichiarazione di fede cattolica sulla rivista “Tempi”.

I punk che hanno fatto caso solo al titolo hanno forse pensato che fosse solo un'altra delle pazzie dell'istrionico Weasel, la cui carriera era costellata da ubriacature, scontri e alcune aggressioni, come quando ha colpito una ragazza in uno dei suoi concerti. Chi ha letto maggiormente quell'articolo ha compreso che colui che aveva formato la band nel 1986 insieme a John Jughead ed era stato un riferimento per i Blink 182 e i Green Day faceva una cosa inaudita: ringraziare Dio “per la grazia della permanenza nella speranza”.

Ansia, depressione e… speranza

Con quindici dischi all'attivo – l'ultimo del 2011 e uno dedicato ai Ramones –, gli Screeching Weasel sono un baluardo del punk e del punk-pop in cui si sono formati dopo essere nati a Chicago.

“In un certo senso la mia vita è stata difficile, alle volte, specialmente per via dell’ansia e della depressione”, ha confessato Weasel a “Tempi”. “Ma da quando ho memoria, per quanto mi sia lamentato, per quanto sia stato difficile riconoscere il bene in me e negli altri, per quanto abbia rifiutato spesso ciò che era ragionevole per scegliere quello che mi trascinava giù, non c’è mai stato un momento in cui ho perso del tutto la speranza”.

“Anche quando ho toccato il fondo, ho sempre avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di meglio sulla mia strada, una specie di smodato ottimismo che mi costringeva a guardare a cose più importanti dei miei problemi. Ricevere questa grazia è un dono di una potenza che non riesco a descrivere con le parole, specialmente avendo conosciuto così tante persone che si sono arrese alla disperazione”.

All'inizio a Weasel non è bastata la fede cattolica nella quale era stato allevato per far fronte alle proprie necessità spirituali, e per molti anni ha seguito il buddismo, fino a reincontrare il cattolicesimo. Nel suo caso, il ritorno alla casa del Padre assomiglia a quello del figliol prodigo: è arrivato “in modo assolutamente immeritato, e che contagia ogni cosa. È possibile avere una moglie bellissima e premurosa, tre bambini meravigliosi, una casa in cui crescerli e un lavoro con cui sostenerli soltanto perché Dio mi ha dato speranza nei momenti di angoscia e miseria”.

"L'unico peccato è arrendersi"

Per quanti errori si possano commettere, com'è accaduto al figlio della parabola evangelica, ciò che conta è andare avanti, e quindi la base è la conversione perpetua, che ci porta anche all'apertura al prossimo. “Se ciò che Dio vuole da noi è l’amore, la cosa che vuole che facciamo, innanzitutto, è perseverare. Alla fine l’unico peccato è arrendersi”.

“Penso a Caterina da Siena, che ha dovuto sopportare le pressioni della famiglia. Volevano che facesse come tutte le ragazze, che si sposasse. Credevano che fosse come tutte le altre, e che avrebbe abbandonato quella religiosità e quella devozione che sembravano carine e simpatiche a prima vista, ma devono essere diventate parecchio irritanti quando hanno preso a interferire con i progetti che la famiglia aveva su di lei”.

“Come Cristo, lei ha obbedito ai genitori, ma, sempre come Cristo, ha perseverato con quella caparbia determinazione che è rara oggi come allora”.

Di stile musicale vicino agli inizi all'hardcore punk, Weasel ha impresso alle sue canzoni messaggi anticonformisti e antisistema. Con la sua testimonianza di fede, non sappiamo cosa ci regalerà nei suoi prossimi lavori, che forse rifletteranno la sua visione della Chiesa.

In questo senso, Weasel ricorda che molti chiedono la modernizzazione di quest'ultima: “Penso ai cattolici che si lamentano della Chiesa perché non è al passo coi tempi e vorrebbero che cambiasse. Queste invocazioni contengono sempre due assunti: primo, che il cambiamento (in realtà, la voglia di inchinarsi alle tendenze culturali del tempo) porterà nuovi fedeli e risveglierà i cattolici addormentati; secondo, che l’assenza di cambiamento avrà come esito la morte della Chiesa”.

“La prima idea appare chiaramente falsa. Non riesco a pensare a nessuna istituzione religiosa che è riuscita a ingrossare le sue fila rimpiazzando i precetti con un sacco di distrazioni. Per quanto riguarda la seconda, il fatto che la Chiesa cattolica sia sopravvissuta per duemila anni opponendosi ai modi del mondo rende improbabile la sua morte definitiva per non avere ordinato le donne o non aver sposato le coppie gay”.

“In realtà, è esattamente per la perseveranza della Chiesa nonostante i contrasti e le opposizioni che noi patetici, modesti peccatori possiamo sperimentare che quello che essa ci offre è reale e vero; è per questo che possiamo inginocchiarci davanti al tabernacolo e, piangendo lacrime di contrizione e gioia, mendicare e ricevere la pietà del Signore”.

“L’impegno incessante della Chiesa nel fare la volontà di Dio parla ai poveri, a chi è solo e ai disperati con più forza e chiarezza rispetto a quelli che si lamentano del suo rifiuto di abbracciare le istanze culturali della modernità. È con la perseveranza nel proclamare la carità che la Chiesa fa entrare chi la cerca. Di sicuro è stato così per me”.

“Rendo grazie per la Chiesa di Cristo, luce che illumina il cammino attraverso l’oscurità, e che continua a guidare tutti noi peccatori in cerca di perdono, e che, come Davide, hanno corpi che anelano e anime che hanno sete del Signore”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
testimonianze di vita e di fede
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