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Inchini e gesti durante la Messa

© Sabrina Fusco / ALETEIA

don Antonio Rizzolo - Credere - pubblicato il 16/01/15

Esistono delle regole di comportamento o è solo una prassi?

Caro direttore, ricordo che il nostro assistente di Azione cattolica ci “bacchettava” se a Messa non rispettavamo alcune regole: inchinarci al Credo, al Gloria, alla benedizione. Adesso vedo che molti neppure si inginocchiano all'elevazione. Esistono queste regole di comportamento o è solo una prassi?

Matteo, Sambuceto (PE)

I gesti esteriori devono esprimere i sentimenti di chi partecipa alla liturgia ed essere segno di unità. Oggi, in un'epoca di individualismo, è più difficile capire il valore di un gesto comune. Serve una catechesi liturgica seria ed equilibrata. I gesti e gli atteggiamenti da tenere nella Messa sono indicati in modo chiaro nell'Ordinamento generale del Messale romano. A proposito dell'inchino, è scritto che tale gesto indica “la riverenza e l'onore che si danno alle persone o ai loro segni”. Vi sono due specie di inchino: quello del capo “si fa quando vengono nominate insieme le tre divine Persone; al nome di Gesù, della beata Vergine Maria e del santo in onore del quale si celebra la Messa”; l'inchino di tutto il corpo, o inchino profondo, si fa, tra l'altro, all'altare e nel Credo alle parole: “E per opera dello Spirito Santo”. La Conferenza episcopale italiana ha fatto alcune precisazioni suoi gesti liturgici: si sta in piedi dal canto d'ingresso fino alla colletta, seduti durante le letture, in piedi dall'acclamazione alla fine del Vangelo, seduti durante l'omelia, in piedi dal Credo alla conclusione della preghiera dei fedeli. Si sta poi seduti alla presentazione dei doni, in piedi dall'orazione sulle offerte, in ginocchio, se possibile, dal gesto dell'imposizione delle mani fino all'elevazione del calice inclusa, in piedi da “Mistero della fede” fino alla Comunione, fatta la quale si può stare in ginocchio o seduti. Dall'orazione dopo la Comunione sino a alla fine si sta in piedi.

Tags:
liturgia
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