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I sacerdoti possono andare in vacanza?

© Sabrina Fusco / ALETEIA

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 16/01/15

Si possono prendere vacanze da parroco ma non vacanze da sacerdote

Gesù disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'. Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare” (Marco 6,31).

Si sa che i sacerdoti lo sono per tutta la vita e durante tutto l'anno, 24 ore al giorno, perché non dimenticano mai che la priorità nella vita sacerdotale è dedicarsi pienamente a Dio e al Regno, e si tratta ovviamente di una dedizione permanente. In questo senso, il sacerdote non ha vacanze o riposo.

Il Codice di Diritto Canonico stabilisce tuttavia che “spetta ai chierici usufruire ogni anno di un tempo conveniente e sufficiente di ferie, determinato dal diritto universale o particolare” (Can 283,2).

Ciò risponde ai desideri del Concilio Vaticano II, che nel decreto Presbyterorum Ordinis (20) chiede che i sacerdoti godano di “un tempo sufficiente di ferie ogni anno”, indicando che “i vescovi hanno il dovere di controllare se i presbiteri dispongono di questo necessario riposo”.

È ovvio che gran parte dei servizi ministeriali non può essere paralizzata a causa delle vacanze dei sacerdoti, e il Codice di Diritto Canonico prevede la dovuta e necessaria supplenza.

“Spetta al Vescovo diocesano stabilire norme che assicurino, durante l'assenza del parroco, l'esercizio della cura pastorale della parrocchia”(Can 533, 3).

“Per quanto riguarda il periodo delle vacanze, il vicario parrocchiale ha gli stessi diritti del parroco” (Can 550,3).

È quindi necessario e un dovere di giustizia che il papa, i vescovi, i sacerdoti e i diaconi, come qualsiasi altra persona, abbiano diritto a un periodo di vacanze conveniente e sufficiente, un tempo per cambiare aria per poi tornare alle proprie occupazioni e curare, tra gli altri compiti, quell'ufficio parrocchiale pieno di gente bisognosa in qualsiasi aspetto della vita.

Questo diritto è inviolabile, indipendentemente dalla crisi di vocazioni che la Chiesa sperimenta in misura maggiore o minore nelle varie realtà del mondo.

I sacerdoti avranno diritto a questo periodo perché lavorano o sono disponibili al servizio pastorale praticamente tutti i giorni dell'anno.

Quanto tempo devono durare le vacanze?

Dieci giorni, venti giorni, un mese? Il Diritto Canonico dà al sacerdote il diritto di assentarsi dalla parrocchia per un mese – continuo o interrotto – per le vacanze, a meno che non ci sia una causa grave (Can 533 § 2).

Anche se ai sacerdoti spettano 30 giorni, è molto difficile che ne godano in modo continuativo; alcuni non possono disporre di questo periodo di tempo, altri non vogliono. Ciascuno disporrà del tempo che ritiene più opportuno in base alle circostanze e alle necessità personali.

Alcuni sacerdoti vivono in un Paese diverso da quello d'origine e sono lontani dalla famiglia da molto tempo, anche anni. Altri utilizzano questo periodo per cure mediche, altri ancora per risolvere questioni personali, o per la formazione, o per compiere qualche pellegrinaggio spirituale, ecc.

Questo periodo di vacanza è scarso se si paragona ai giorni liberi che hanno i laici, che oltre alle vacanze dispongono anche di due giorni liberi a settimana, senza contare i festivi di carattere religioso o civile.

È consigliabile che il sacerdote organizzi i suoi giorni di riposo nei periodi dell'anno in cui il movimento parrocchiale è più ridotto.

“Vacanze da mamma”

Quando un sacerdote è in vacanza, non smette di esercitare il suo ministero lì dove si trova; si tratta solo di un'assenza temporanea dalla sua parrocchia.

Il sacerdote, a differenza della gente comune, nel periodo di vacanze continua a “lavorare” con un altro ritmo e con altre persone per il Regno di Dio, mantenendo anche la propria vita di preghiera e/o il suo rapporto con Dio.

Ciò significa che si possono prendere vacanze da parroco ma non vacanze da sacerdote. La prima realtà è una missione specifica, la seconda è qualcosa che non si può smettere di essere.

È ovvio che quanto detto non esclude il fatto che il sacerdote possa avere momenti di relax, di esercizio fisico, passeggiate… È come avere le vacanze “da mamma”. Una mamma potrà andare in qualsiasi posto per qualche giorno, ma continua ad essere madre e a vegliare sempre sui propri figli in ogni senso del termine.

Ci sono poi sacerdoti che passano le loro vacanze sostituendo altri sacerdoti in spirito di carità fraterna.

Un'altra cosa di cui tener conto è che il sacerdote, in quel periodo di “vacanze”, non si distacca totalmente dalla sua realtà parrocchiale, perché oltre a lasciare tutto organizzato rimane in contatto con chi lo sostituisce e con gli altri agenti pastorali della parrocchia.

E i fedeli devono essere comprensivi se per l'assenza temporanea del parroco “diminuisce” l'intensità della vita parrocchiale.

Il tempo di vacanza deve essere vissuto con coerenza. Non è un periodo per secolarizzarsi per un po', né per abbassare la guardia, perché il demonio non riposa mai.

Come dice l'apostolo Pietro, “Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare” (1 Pietro 5, 8).

Ciò che deve fare il sacerdote, come qualsiasi altro uomo, per avere delle vere vacanze è appoggiarsi a Gesù Cristo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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sacerdozio
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