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Imitazione senza rivalità

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Una rilettura della celebre opera di Tommaso da Kempis con le lenti del pensiero di René Girard

di Oddone Camerana

Noto come il libro più letto dopo il Vangelo, L’imitazione di Cristo è un testo devozionale, una traccia di ascesi cristiana cresciuta in ambiente monastico, un testo adatto alla vita nei monasteri e a chi ritiene di essere esule su questa terra e sceglie alcune regole di vita che si confanno al suo proposito. Intento non facile, tanto è vero che a integrazione delle regole prescritte e dei consigli contenuti nel libro, il testo prevede una preghiera: «O Signore Gesù, dura fu la tua vita e disprezzata dagli uomini; fa che io ti possa imitare disprezzato dal mondo».

Perché la prima regola per imitare il Cristo è quella di rinnegare se stessi, prendere la propria croce e seguire il Cristo (Luca, 9, 23; 14, 27; Matteo, 16, 24).
Il dubbio che il trattato di Tommaso da Kempis mal si adatti alle esigenze di oggi trova un incoraggiamento e un rilancio in positivo quattro secoli dopo nell’ipotesi dell’esistenza di una buona imitazione in alternativa alla cattiva imitazione, esistenza teorizzata dall’antropologia di René Girard e dalla sua ipotesi del desiderio mimetico.
La possibilità di imitare fattivamente il Cristo per Girard è il risultato di una lunga, ramificata riflessione sull’imitazione stessa del desiderio che va redenta in quanto all’origine della violenza sacrificale e dell’assassinio fondatore su cui si basano le civiltà non redente dal sacrificio di Cristo. Senonché non potendo l’uomo nella prospettiva mimetica fare a meno di imitare il desiderio del prossimo con cui poi entra in conflitto, non resta che imitare il Cristo che imita il Padre.
Imitare il Cristo e rifiutare di imporsi come modello vuol dire cancellarsi agli occhi del prossimo e fare in modo di non essere imitati. «Imitatemi — dice san Paolo — perché imito il Cristo». E siamo tornati al pensiero di Tommaso da Kempis. In un mondo in cui l’assassinio fondatore ha perso di efficacia in quanto rivelato, non abbiamo altra scelta che quella di imitare il Cristo. Il monaco come il prete di strada.

QUI L’ORIGINALE

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