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Francesco al santuario di Madhu: “La casa di Maria rifugio di pace per tutti”

AFP PHOTO / ISHARA S. KODIKARA

Sri Lankan Christians arrive for a prayer service to be led by Pope Francis at the Madhu Church in Madhu on January 14, 2015. The Argentine pope has focused on post-war reconciliation during his visit, which comes days after an election that exposed bitter divisions and saw the surprise exit of controversial president Mahinda Rajapakse. AFP PHOTO / ISHARA S. KODIKARA

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 14/01/15

La fine del conflitto civile non ha risolto il dramma degli scomparsi, tra cui anche sacerdoti e fedeli cattolici tamil

I combattimenti della trentennale guerra civile tra forze governative e ribelli tamil non hanno risparmiato nemmeno il santuario della Vergine di Madhu, nella zona a nord dello Sri Lanka, dove papa Francesco si è recato in elicottero da Colombo nel pomeriggio. D'altra parte la storia lunga più di quattro secoli dell' immagine della Vergine, guaritrice e protettrice contro il morso dei serpenti, si è intrecciata da sempre con la violenza e le persecuzioni contro i cattolici, prima del re locale Jaffna, poi dei colonizzatori olandesi calvinisti.

Nell'infuriare del conflitto civile, tra il 1983 e il 2009, i vescovi dell'isola sono riusciti a fare di Madhu una zona smilitarizzata, in grado di accogliere nei 160 ettari circostanti il santuario migliaia di profughi e sfollati, diventando un vero e proprio campo di accoglienza riconosciuto di fatto dalle parti in lotta. La chiesa attuale, consacrata nel 1944 dopo che il legato pontificio aveva incoronato la statua della Madonna di Madhu nel 1924 a nome di papa Pio XI, è stata riconsegnata alla diocesi di Mannar, sotto la cui giurisdizione ricade, nel 2008 e riaperta al culto nel 2010.

Una casa aperta a tutti, cattolici e non, sotto la protezione di Maria. "Qui – ha detto papa Francesco rivolto alla folla dei fedeli che lo ha accolto festosamente offrendogli corone di fiori nel tradizionale gesto di benvenuto – ogni pellegrino si può sentire a casa" e qui "Srilankesi, Tamil e Singalesi, tutti giungono come membri di un’unica famiglia".

Il santuario nazionale cattolico ma rispettato da tutti è il luogo più adatto per il processo di riconciliazione nazionale divenuto urgente dopo la cessazione delle ostilità. Restano aperte le ferite del conflitto a partire da una piena uguaglianza tra etnia cingalese e tamil e dal riconoscimento delle responsabilità per i crimini di guerra commessi dal 2002 al 2009, la liberazione dei detenuti politici e la verità sulla sorte degli scomparsi.

Un tributo pesante è stato pagato anche dai cattolici, che appartengono sia all'etnia tamil che a quella cingalese. Come ha raccontato a Vatican Insider (13 gennaio) S.V.B. Mangalarajah, prete della diocesi Jaffna, alla guida della commissione diocesana di "Giustizia e pace", tra i desaparecidos vi sono anche diversi fedeli cattolici e preti tamil sequestrati dall’esercito e mai rilasciati: gli ultimi casi riguardano Jim Brown, di 34 anni, scomparso nel 2006, e Francis Joseph, sparito nel 2009, entrambi sacerdoti di Jaffna. Il sacerdote denuncia anche il controllo demografico coercitivo della popolazione tamil per cui le donne, in alcuni distretti, sarebbero costrette ad assumere progesterone per il controllo delle nascite e i numerosi casi di abusi sessuali dei militari sulle giovani donne tamil rimasti "del tutto impuniti". Infine c'è la questione dell'occupazione delle terre dei civili tamil durante la guerra che al 90% non sono state restituite, questione che coinvolge anche la chiesa cattolica che ha perso, nei terreni confiscati, tre parrocchie con numerose chiese, cappelle e istituti. 

"Ci sono famiglie qui oggi – ha detto il papa, il primo pontefice a raggiungere il nord del Paese a maggioranza tamil – che hanno sofferto immensamente nel lungo conflitto che ha lacerato il cuore dello Sri Lanka. Molte persone, dal nord e dal sud egualmente, sono state uccise nella terribile violenza e nello spargimento di sangue di questi anni. Nessuno srilankese può dimenticare i tragici eventi legati a questo stesso luogo, o il triste giorno in cui la venerabile statua di Maria, risalente all’arrivo dei primi cristiani in Sri Lanka, venne portata via dal suo santuario".

Allo stesso modo, però, nel quale la statua è tornata al santuario quando sono venute meno le ragioni di pericolo, così, ha affermato il papa, entrambe le comunità tamil e singalese sono chiamate a "ricostruire l’unità che è stata perduta" e "tutti i suoi figli e figlie Srilankesi possano ritornare alla casa di Dio in un rinnovato spirito di riconciliazione e fratellanza". A Maria occorre chiedere "la grazia di riparare i nostri peccati e tutto il male che questa terra ha conosciuto" anche se questo non è facile. 

Solo così, ha sottolineato Francesco "possiamo ricevere la grazia di avvicinarci l’uno all’altro con vera contrizione, offrendo e cercando vero perdono". "Chiediamo – ha concluso il pontefice che ha adornato la veneratissima statua di Nostra Signora di Madhu con un suo rosario – che questo santuario possa sempre essere una casa di preghiera e un rifugio di pace" nel quale trovare "ispirazione e forza per costruire un futuro di riconciliazione, di giustizia e di pace per i figli di questa amata terra". 

Tags:
papa francesco
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