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Papa Francesco: “La cultura dello scarto genera il fondamentalismo”

AFP PHOTO POOL / CLAUDIO PERI

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 12/01/15

Discorso ai diplomatici: "far risuonare con forza una parola a noi molto cara: pace!"

"Pace!" e rifiuto della "cultura dello scarto": papa Francesco passa in rassegna il mappamondo ed elenca con puntiglio tutte le aree di crisi dove i conflitti e la violenza attentano all'integrità delle persone e delle società e dove più forte deve essere l'impegno della comunità internazionale. Ultimo appuntamento prima di partire per il viaggio di una settimana in Sri Lanka e Filippine è il tradizionale incontro del pontefice con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede per lo scambio degli auguri per il nuovo anno che è anche occasione per tracciare le linee della geopolitica vaticana.

Anche i drammatici ultimi fatti di Parigi, dice il Papa ai 180 ambasciatori riuniti nella sala regia del Palazzo apostolico, dopo il saluto del decano, l'ambasciatore del Principato di Monaco, Jean-Claude Michel, nascono dalla "cultura dello scarto" che "non risparmia niente e nessuno: dalle creature, agli esseri umani e perfino a Dio stesso". Il fondamentalismo religioso, infatti, insiste in un altro passaggio Bergoglio ricordando il dilagare del conflitto in Siria e in Iraq "prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico".

Questa "indole del rifiuto", sperimentata dallo stesso Figlio di Dio che non ha trovato nessun altro alloggio per venire al mondo, se non una mangiatoia, induce a "non guardare al prossimo come ad un fratello da accogliere, ma a lasciarlo fuori dal nostro personale orizzonte di vita, a trasformarlo piuttosto in un concorrente, in un suddito da dominare". Quando da dimensione individuale, diventa dimensione sociale genera "un’umanità ferita e continuamente lacerata da tensioni e conflitti di ogni sorta".

E certo la crudeltà di Erode che fa uccidere tutti gli infanti di Betlemme non è troppo lontana da noi se pensiamo, come ha ricordato il papa, se in Pakistan, un mese fa, "oltre cento bambini sono stati trucidati con inaudita ferocia".

L' essere umano, insiste Bergoglio tornando ai pericoli delle "schiavitù moderne" denunciati dal Messaggio per la Giornata mondiale della pace, da libero diventa schiavo, "ora delle mode, ora del potere, ora del denaro, talvolta perfino di forme fuorviate di religione". Tutti i conflitti che affliggono con varia intensità diverse parti del mondo nascono "da un cuore corrotto, incapace di vedere e operare il bene, di perseguire la pace" e dalla "cultura dell'asservimento" che porta a "una vera e propria guerra mondiale combattuta a pezzi".

Dalla vicina Ucraina al Medio Oriente per il quale non bisogna stancarsi di invocare pace, come è successo quando nello scorso anno si sono trovati in Vaticano, insieme a papa Francesco, il presidente israeliano, Shimon Peres, e il Presidente palestinese, Mahmud Abbas. Bergoglio aupsica che il negoziato permetta tanto al popolo palestinese che a quello israeliano di vivere finalmente in pace, "entro confini chiaramente stabiliti e riconosciuti internazionalmente, così che “la soluzione di due Stati” diventi effettiva". Però il Medio Oriente "da troppo tempo" vede dei conflitti "i cui risvolti sono agghiaccianti anche per il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria ed in Iraq". Occorre una "risposta unanime" della comunità internazionale per fermare la violenza e difendere "quanti soffrono le conseguenze della guerra e della persecuzione e sono costretti a lasciare le proprie case e la loro patria". "Un Medio Oriente senza cristiani – ha detto ancora una volta Bergoglio che ha ricordato anche le altre minoranze perseguitate dai fondamentalisti, come gli yazidi di cui ha ricevuto una delegazione in Vaticano la settimana scorsa – sarebbe un Medio Oriente sfigurato e mutilato!".

Ma la brutalità generata dal fondamentalismo religioso, rispetto al quale il papa auspica una presa di distanza dei leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, non colpisce solo il Medio Oriente: è il caso della Nigeria "dove non cessano le violenze che colpiscono indiscriminatamente la popolazione, ed è in continua crescita il tragico fenomeno dei sequestri di persone, sovente di giovani ragazze rapite per essere fatte oggetto di mercimonio". "È un esecrabile commercio che non può continuare!" afferma con forza Bergoglio che invita anche a non chiudere gli occhi sull'orribile crimine dello stupro delle donne che viene perpetrato comunemente nel corso dei conflitti – ma anche purtroppo laddove non c'è guerra e le donne sono fatte oggetto di violenza – che rappresenta una "gravissima offesa alla dignità della donna, che non solo viene violata nell’intimità del suo corpo, ma pure nella sua anima, con un trauma che difficilmente potrà essere cancellato e le cui conseguenze sono anche di carattere sociale".

Nessuno dei drammi che affliggono oggi l'umanità viene dimenticato da Bergoglio: la guerra civile in Libia, i conflitti in Repubblica centrafricana, Corno d'Africa, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, la penosa situazione dei migranti che perdono la vita nel tentativo di cercare, più che un futuro migliore, "semplicemente un futuro" e trasformano il "Mediterraneo in un grande cimitero", soprattutto i numerosi migranti bambini che da soli tentano la sorte, soprattutto nelle Americhe "più facile preda dei pericoli, necessitando di maggiore cura, attenzione e protezione". E ancora le "forme più sottili e subdole di rifiuto" che ugualmente alimentano la cultura dello scarto come il modo con cui vengono spesso trattati i malati e "i lebbrosi del nostro tempo" che sono le vittime dell' epidemia di Ebola, che ha già mietuto oltre seimila vite specialmente in Liberia, Sierra Leone e Guinea. E, ancora, gli "esiliati nascosti" che vivono all’interno delle nostre case e delle nostre famiglie: gli anziani, i diversamente abili, i giovani senza "concrete prospettive lavorative per costruirsi il proprio avvenire". "Non esiste peggiore povertà – sottolinea il papa – di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro e che rende il lavoro una forma di schiavitù".

"La famiglia stessa – aggiunge il pontefice – è poi non di rado fatta oggetto di scarto, a causa di una sempre più diffusa cultura individualista ed egoista che rescinde i legami e tende a favorire il drammatico fenomeno della denatalità, nonché di legislazioni che privilegiano diverse forme di convivenza piuttosto che sostenere adeguatamente la famiglia per il bene di tutta la società".

La "globalizzazione uniformante" che recide "i fattori propri dell’identità di ciascun popolo", denuncia il papa, causa scoraggiamento in molte persone che hanno "letteralmente perso il senso del vivere". Tale dramma è aggravato dalla perdurante crisi economica, che "genera sfiducia e favorisce la conflittualità sociale" come ha potuto constatare il pontefice anche a Roma e nei viaggi compiuti in Italia. "Proprio alla cara Nazione italiana – ha sottolineato Bergoglio – desidero rivolgere un pensiero carico di speranza perché nel perdurante clima di incertezza sociale, politica ed economica il popolo italiano non ceda al disimpegno e alla tentazione dello scontro".

Sono molti, tuttavia, anche i segni di bene e i "frutti di pace" che Francesco ha potuto cogliere durante i suoi viaggi e nell'attualità. La speranza rappresentata dai giovani coreani incontrati nell'agosto scorso – con l'auspicio di una "ripresa del dialogo fra le due Coree, che sono Paesi fratelli che parlano la stessa lingua" -, dei giovani dell'Albania visitata a settembre del 2014, un paese caratterizzato dalla "pacifica convivenza e collaborazione tra gli appartenenti a diverse religioni" in un clima di rispetto e fiducia reciproca tra cattolici, ortodossi e musulmani così come nel viaggio in Turchia, storico ponte fra Oriente e Occidente, "ho potuto constatare i frutti del dialogo ecumenico e interreligioso". La Turchia si distingue anche per l'accoglienza ai profughi siriani così come Giordania e Libano, nonostante le tensioni causate da questa accoglienza. Buone notizie sono pure l'accordo per il riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba dopo cinquant'anni di ostilità e la decisione della definitiva chiusura del carcere di Guantanamo. Bergoglio incoraggia gli sforzi di Burkina Faso, Filippine, Colombia, Venezuela per ritrovare la concordia nella vita sociale e politica e auspica che si possa arrivare presto a un’intesa definitiva tra l’Iran e il cosiddetto Gruppo 5+1 circa l’utilizzo dell’energia nucleare per scopi pacifici.

"La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità" ha affermato Francesco ricordando il discorso di Paolo VI il 4 ottobre del 1965 alle Nazioni Unite,l'organismo nato dalle ceneri della seconda guerra mondiale e dalla tragedia delle bombe atomiche di Hiroschima e Nagasaki.

Nell'elencare gli impegni della comunità internazionale in agenda – redazione dell’Agenda di Sviluppo post-2015, con l’adozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, e l’elaborazione di un nuovo Accordo sul clima: "urgente questo", ha detto il pontefice che sta preparando un'enciclica sull'ambiente -, Bergoglio ha ricordato che "loro presupposto indispensabile è la pace, la quale, prima ancora che dalla fine di ogni guerra, sgorga dalla conversione del cuore".

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