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Una serie di ricerche scientifiche dimostrano che la ripetizione di preghiere e litanie può essere una vera e propria medicina

Recitare il Rosario non solo rallegra la nostra cara Maria Santissima per essere stata chiamata per nome e lodata per le sue infinite bellezze ma giova anche alla salute. Di certo non è una novità sentire che chi prega vive di più ma cerchiamo di capire, in questo contesto, il punto di incontro tra scienza e fede. Tra ricerca e preghiera.

40 anni di ricerca 
A dichiarare di recente la bontà della preghiera (durante la puntata natalizia di Voyager) è stato il professor Herbert Benson, fondatore del Benson-Henry Institute for Mind Body Medicine al Massachusetts General Hospital di Boston, che da quarant’anni si dedica a verificare gli esiti benefici della preghiera ripetitiva sul corpo umano. E il rosario è una di quelle. Con quasi 180 articoli accademici pubblicati e oltre una decina libri all’attivo, lo scienziato ha dimostrato come la ripetizione di preghiere e litanie può essere una vera e propria medicina.

Depotenzia cellule pericolose
Nell'articolo “Prayer therapy, è scientifico: pregare fa guarire” (LaStampa, 24 dicembre) si dichiara che «Gli studi quarantennali dell’americano Herbert Benson confermati da ricerche moderne internazionali” dichiarano che “La preghiera e la meditazione riescono a modificare il profilo genico e a depotenziare le sequenze cellulari pericolose per la salute”. “L’ultimo studio di Benson sull’argomento” si legge sempre su LaStampa “risale a un articolo pubblicato poco più di un anno fa sulla rivista Plos One. Lo scienziato, insieme al suo team di ricerca, ha trovato le prove fisiche di una pratica tutta mentale. In particolare, Benson ha analizzato i profili genetici di 26 volontari, nessuno dei quali aveva mai pregato o meditato in modo regolare prima di avviarli ad una tecnica di routine di rilassamento della durata di 10-20 minuti, che comprende parole/preghiere, esercizi di respirazione e tentativi di escludere i pensieri quotidiani. Dopo otto settimane i ricercatori hanno analizzato nuovamente il profilo genico dei volontari. Ebbene, dai risultati è emerso che sequenze di geni importanti per la salute sono diventate più attive e, analogamente, sequenze di geni potenzialmente nocivi sono diventate meno pericolose."

Il Rosario fa bene al cuore
Diversi accademici e ricercatori di tutto il mondo hanno voluto verificare l’attendibilità dei risultati del professor Benson, trovandoli resistenti a qualsiasi attacco. In Italia un gruppo di ricercatori dell’Università di Pavia ha scoperto che recitare il rosario consente di abbassare il ritmo respiratorio in modo da migliorare l’attività cardiaca e ottenere una migliore ossigenazione del sangue con conseguente abbassamento della pressione arteriosa. Lo studio, pubblicato sull’autorevole British Medical Journal, avrebbe quindi dimostrato che la preghiera ha degli effetti positivi sul cuore, letteralmente». (BergamoPost.it, 2 gennaio)

Preghiera o tecnica di rilassamento?
Tuttavia è giusto precisare che nell'analisi delle “preghiere”, gli studi del prof. Benson hanno incluso anche tecniche di rilassamento comprendenti parole/preghiere, così come gli esercizi di respirazione e i tentativi di escludere dalla mente i pensieri quotidiani, che non coincidono esattamente con la preghiera intesa dai credenti delle diverse religioni.

Chi prega è più felice
Va detto però che già nel 2011 una ricerca* condotta su 21.204 persone aveva dato esito “positivo” sui credenti che pregano: in media, vivrebbero 14 anni in più rispetto agli atei. Inoltre un sondaggio internazionale di Gallup* sull’ottimismo, aveva classificato nella top ten delle nazioni più “felici” la presenza di ben 9 Paesi a larga maggioranza cattolica.

*Cfr. Bunn A. – Randall D. (2011) Health benefits of Christian faith. «Christian Medical Fellowship»
* Cfr. Clifton J. Latin Americans Most Positive in the World. «Gallup», 19/12/2012

 

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