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L’unità è davvero possibile?

Unité des chrétiens – it

© Public Domain

padre Carlos Padilla - pubblicato il 09/01/15

Con Maria è più facile: non ha mai condannato, ha sempre ascoltato, ci accoglie sempre

Il periodo dell’Avvento da poco terminato è un tempo che Dio ci regala per crescere. L’Avvento mi rallegra sempre il cuore. Penso a quel Dio personale che si abbassa per salvarmi, che cammina al mio fianco.

Dio si fa uomo e si mescola tra gli uomini, diventa uno di noi per camminare al nostro fianco. Mi rallegra questo Dio personale che cura le mie ferite, si abbassa al mio livello e cammina con me. Tocca le mie pene e i miei dolori. Mi dà la sua pace.

Nei giorni scorsi pensavo alla missione di Gesù, venuto a portare la pace, l’unità. Viviamo tempi convulsi. Tensioni e divisioni, guerre, terrorismo e violenza. L’unità e la comunione sembrano ideali irraggiungibili, un’utopia.

La stessa Chiesa di Cristo è divisa. All’interno della Chiesa cattolica ci sono differenze, abissi apparentemente insuperabili. È facile dividere, è molto più difficile costruire l’unità.

Gesù ha vissuto intimamente unito ai suoi, nei loro cuori. Si è fatto parte della loro vita e continua a fare lo stesso oggi in noi, e vuole che ci amiamo.

L’unità si costruisce sull’amore e sul rispetto. Richiede grandi rinunce e molta flessibilità. La rigidità ci impedisce di unire, di creare legami forti.

È vero che non è facile convivere con chi la pensa diversamente. Non è facile vivere in mezzo alle tensioni.

Ci piace più stare e condividere la vita con quanti la pensano come noi, senza scontri. Con quelli che ci rallegrano la vita e ci rendono tutto facile, perché sentono e pensano come noi.

Gesù, però, è venuto a unire coloro che sono diversi. L’unità non è sinonimo di uniformità. La vera unità si costruisce a partire dalla diversità, riconoscendo le differenze esistenti, senza negarle, senza pretendere di eliminarle. È possibile?

Vediamo continuamente tensioni intorno a noi quando si scontrano persone che la pensano in modo diverso, che rappresentano atteggiamenti diversi.

Parlano e non ascoltano. Esigono di essere accettate, ma non accettano a loro volta. Denunciano e non comprendono le critiche. Giustificano il proprio atteggiamento, denunciano quello opposto come insostenibile, come poco ragionevole. Giudicano e condannano, rifiutano e non integrano.

Non si mettono mai nei panni dell’altro. Non riconoscono le motivazioni degli altri come ragionevoli e denunciano che il loro atteggiamento è perverso. Vedo molto spesso questo tipo di atteggiamento e mi addolora.

L’unità è realmente possibile? A volte può sembrarci impossibile, ma non lo è. Io credo che l’unità sia possibile.

Credo nella capacità dell’uomo di unire in modo pacifico e di creare vincoli. Nella sua capacità di convivere senza separare. Di accettare senza condannare. Di ascoltare senza criticare. Di amare senza giudicare. Non sembra semplice, ma è possibile.

Sappiamo che i nostri peccati ci dividono dentro e ci portano alla disunione. L’armonia interiore la raggiungeremo in cielo. Qui sulla terra non avremo mai quell’armonia sognata. Come raggiungere allora l’unità intorno a noi?

Le nostre tensioni interne possono isolarci e spesso ci impediscono di amare davvero, con tutto il cuore. Lo abbiamo visto varie volte. Condanniamo subito chi la pensa diversamente.

Giudichiamo l’accento delle persone, il loro stile di vita, i loro atteggiamenti, il loro abbigliamento, le loro priorità, il loro modo di pensare, di guardare, di vivere. Noi stessi spesso ci sentiamo giudicati e condannati.

Per questo ci costa accettare come amico chi è diverso e perdere tempo al fianco di chi non ci apporta nulla.

Ci risulta difficile rinunciare ai nostri atteggiamenti per accogliere altri, accettare le opinioni con le quali non concordiamo, cercando l’unità, in lavoro di squadra, la riconciliazione. Ci costa chiedere perdono e ricominciare, confidare di nuovo dopo essere stati delusi.

Credo, però, nella capacità che abbiamo di costruire ponti, abbattere muri ed erigere case. Penso che con Maria sia facile farlo. Quando penso a Lei, penso che sia stata e sia proprio questa la sua missione.

Ella ha unito gli apostoli, quando erano molto diversi. Ha costruito ponti e ha aperto cammini. Non ha mai condannato. Ha sempre ascoltato. Ci accoglie sempre per come siamo. Tratta tutti come suoi figli, senza fare distinzioni.

Non le importa che siamo diversi, perché una madre non fa distinzione tra i suoi figli. Li ama tutti allo stesso modo. Non separa, non divide, non giudica.

A volte ci costa intenderci con quanti la pensano in un altro modo, ma questo non può essere un ostacolo all’avvicinamento.

Spesso cerchiamo ciò che ci separa dalle persone e non ciò che ci unisce a loro, ciò che abbiamo in comune, gli ideali che ci infiammano. Ci fermiamo a quello in cui siamo diversi anziché valorizzare le nostre somiglianze.

Nella stessa Chiesa viviamo quelle tensioni. Non tutti i gruppi ecclesiali hanno lo stesso modo di pensare, né la stessa spiritualità. Non tutti vivono la fede allo stesso modo. Ma Cristo e Maria ci uniscono. In loro ci incontriamo.

Siamo chiamati a dare una testimonianza di unità, a modellare un nuovo mondo in Cristo e in Maria. La nostra vita di alleanza forgia una cultura di alleanza, una cultura dell’incontro, come la definisce papa Francesco:

“Dobbiamo lavorare, perciò, per una cultura dell’incontro. Una cultura che ci aiuti ad incontrarci come famiglia, come Movimento, come Chiesa, come parrocchia. Cercare sempre il modo di incontrarsi”.

Cristo ci unisce in un solo corpo. In Lui tutti formiamo un’unità. Siamo una cosa sola. Ma poi la vita si complica e ci separiamo. Dividiamo. Le nostre critiche alzano muri. Le nostre indifferenze, la nostra debolezza nell’amore.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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