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Giusy Versace: “Il Signore mi dà la carica”

© Public Domain

Mirko Testa - Aleteia - pubblicato il 09/01/15

Campionessa nella vita, alle Paralimpiadi e a Ballando con le stesse

“Quando riuscirò a camminare di nuovo verrò a trovarti a Lourdes”: una promessa alla Madonna una speranza, un sogno. Giusy Versace ha perso entrambe le gambe in un terribile incidente stradale, eppure ha creduto fermamente nel miracolo di rimettersi in piedi.

Oggi, grazie all afede e alla famiglia, ha superato se stessa: sulle protesi corre (è campionessa paraolimpica) e danza (ha vinto l'ultima edizione di Ballando con le stesse su RaiUno). Ha all'attivo un libro, una versione a cartone animato e un'associazione a sostegno della disabilità, ma questo è solo l'inizio.

“Non ho accettato la sfida del programma per toccare la coppa, ma per mandare un messaggio positivo agli altri, ringraziare chi è stato accanto e mi ha arricchito”, ha detto Giusy Versace ad “A Sua Immagine” (10 gennaio).

A chi l'ha accusata di aver vinto per pietà, ricordandole il suo cognome un po' troppo ingombrante, lei risponde così: “Le nuove gambe per me non sono una croce, ma un'opportunità. E ai pregiudizi sono corazzata: sono cresciuta con un congnome pesante e pur lavorando nella moda per aziende concorrenti ho dovuto faticare mille volte più duramente per dimostrare di non essere una raccomandata”.

“Persino quando vincevo nelle corse – aggiunge – dicevano che era per quello, ma se mi sono alzata dalla sedia a rotelle non è per il nome che porto ma perché l'ho voluto fortemente. E se ce l'ho fatta io, ce la possono fare tutti. Ho iniziato a camminare con un piede di legno, ma con il sorriso: questo fa la differenza non il nome”.

Che ruolo ha avuto la fede nel processo di riabilitazione? “Senza la fede non si va da nessuna parte: ognuno dovrebbe credere in qualcosa di più grande, in un progetto divino, c'è sempre un motivo quando accade qualcosa e io volevo dare un senso a quello che mi è successo”.

“C'è chi si arrabbia con Dio – sottolinea –. A me, grazie alla fede, non è successo. Avevo fatto una promessa: sarei andata a Lourdes se fossi tornata a camminare. E l'ho fatto, un anno dopo l'incidente, per irngraziare, anche se non avevo il pieno delle forze. Davanti alla grotta ho avuto uno sfogo: 'Perché a me?'”.

“All'inizio sembra una punizione perché vedi i delinquenti che scoppiano di salute – ha commentato Giusy Versace –. Eppure in quel momento sembrava quasi che la Madonna mi parlasse e ho girato la domanda: 'Perché non a me? Cosa ho più degli altri?'. E ho capito: ci si sente figli preferiti, ma siamo tutti uguali davanti a Dio. Quindi farei un peccato a lamentarmi perché ho perso due gambe. Io ho sempre lottato, ho voglia di vivere, di godermi le piccole cose come mangiare le polette di melanzane con mia mamma o bere un caffé con un'amica”.

La Versace racconta poi di avere una particolare devozione per la Madonna da prima dell'incidente: “quando vivevo da sola a Milano lei era la mamma che mi seguiva. Allora entravo in chiesa e cercavo l'angolino con una sua statua perché avevo bisogno di vederla. Fede è affidarti a qualcuno, quando prego è come se mettessi il cellulare in carica e non vado a letto né mi alzo la mattina senza ringraziare. Essere viva è un regalo e così, dopo aver rischiato di morire, vivere giorno per giorno mi aiuta”. 

Tags:
testimonianze di vita e di fede
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