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Boko Haram adesso fa paura a tutto il Centro Africa

UN Albert Gonzalez Farran
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Dubbi sull'entità della strage di Baga: duemila morti o alcune centinaia?

«La città di Baga, nel nordest della Nigeria, è stata completamente devastata e si temono 2mila vittime. È il secondo attacco, nel giro di pochi giorni, ad opera dei miliziani integralisti di Boko Haram» (Agi.it, 9 gennaio). 

CONTROLLO SULLO STATO DI BORNO
Nel raid, come scrive la Bbc, la città «è stata completamente devastata, le case date alle fiamme». Il gruppo controlla il 70 per cento del territorio dello Stato di Borno, ha dichiarato nei giorni scorsi il deputato Maina Maaji Lawan. La città di Baga aveva una popolazione di diecimila persone. Alcuni sono riusciti a scappare e «non sono stati in grado di seppellire i morti, i loro cadaveri ora giacciono nelle strade». Altri sono fuggiti già domenica attraverso il lago Ciad. Inoltre sono 16 i villaggi vicini, conquistati adesso da Boko Haram (Sussidiario.net, 9 gennaio). 

GIALLO SULLE CIFRE DELLA STRAGE
Peter Kamai, vicerettore del seminario St. Augustine nella diocesi di Jalingo, capitale dello stato di Taraba, nel Nord-Est della Nigeria, è dubbioso: «La città di Baga è molto grande – dichiara a tempi.it – ma penso che siano morti circa 10 soldati e 40 civili». Il quotidiano nigeriano Daily Times parla invece di «almeno 100 morti» (Tempi.it, 9 gennaio).

NIGERIA NEL CAOS
«Duemila morti mi sembra una stima davvero esagerata – continua padre Kamai -. Nessuno per il momento ha la certezza di quante persone siano morte ma sono migliaia le persone fuggite in Ciad, Camerun e a Maiduguri». L’unica certezza, confida ancora a Tempi.it, «è che l’esercito è scappato ancora davanti all’avanzata di Boko Haram. Qui in Nigeria c’è molta paura, la gente è spaventata, il Paese è spaccato. Tutti temono attacchi imminenti e nessuno si sente al sicuro. Ormai è evidente che l’esercito non può fare niente per difendere il Paese e i cristiani. Abbiamo urgente bisogno dell’aiuto della comunità internazionale».

MINACCE AL CAMERUN
Il problema di Boko Haram, secondo l'agenzia Fides (9 gennaio), è regionale. Sono oltre 3.000 i rifugiati nigeriani in fuga dalla setta islamista e accolti in Ciad. Lo ha reso noto il Primo Ministro ciadiano Kalzeubé Pahimi Deubet, secondo il quale anche 500 cittadini ciadiani sono rientrati nel Paese a causa delle violenze degli estremisti nigeriani. Secondo le informazioni raccolte da Fides, la crisi nel nord-est della Nigeria si sta sempre più estendendo agli Stati vicini, anche per le minacce rivolte in un video attribuito al leader di Boko Haram, Aboubakar Shekau, al Presidente del Camerun, Paul Biya. Nel video un uomo che sembra il capo della setta islamista, ha minacciato di far crescere la violenza in Camerun se il Paese non abolisce la Costituzione e abbraccia l’islam. 

POSIZIONE STRATEGICA
Negli ultimi mesi, i militari del Camerun hanno respinto diverse offensive lanciate al confine tra Nigeria e Camerun. La conquista della base della cosiddetta task force multinazionale (formata da militari di Nigeria, Ciad, Niger e Camerun) a Baga sulla riva nigeriana del Lago Ciad, offre ora a Boko Haram una posizione strategica dalla quale lanciare eventuali attacchi non solo contro Maiduguri (la capitale dello Stato nigeriano di Borno) ma anche contro Niger, Ciad e Camerun. 

I MEDIA E LE STRAGI DI BOKO HARAM
Su buongiornoafrica.it, blog a cura di Raffaele Masto e della rivista "Africa, missione e cultura", si solleva l'attenzione sulla diffusione che la strage in Nigeria sta ricevendo sui mass-media di tutto il mondo, ormai focalizzati sul caso Charlie Hebdo. «Per la verità – si legge sul blog – non è vero che il sistema dell’informazione non si occupi di questa strage ma lo fa con un colpo di abbaglianti: la segnala, la illumina poi si spegne tutto. Servirebbero invece informazioni supplementari, approfondimenti, valutazioni, analisi almeno quante se ne fanno in queste ore per i fatti di Parigi».

DOVE ATTECCHISCONO I TERRORISTI
Quel terrorismo, se non viene capito, fermato, reso innocuo prima o poi, è il ragionamento di buongiornoafrica.it, «arriverà anche nel cuore dell’Europa e dell’Occidente. E poi se quel fenomeno non verrà compreso continuerà a fare la sua perniciosa opera sui giovani senza speranza, senza lavoro e senza prospettive che di solito popolano queste aree remote come la Nigeria, il Corno d’Africa, il Mali e, fuori dal continente, il Pakistan, alcune aree mediorientali. Insomma se non verrà compreso e, attraverso la comprensione, fermato si sarà garantito, per mezzo dei giovani, il futuro».

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