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La trappola ideologica dopo “Charlie Hebdo”

DR / French embassy Stockholm
Je suis Charlie
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Dobbiamo evitare di cadere nella trappola del pensiero duale tra chi dice “basta Islam” (e immigrati) e “basta religioni” intendendo il cristianesimo

Ieri è successa una tragedia. Sapete a cosa mi riferisco: l'assalto alla redazione del giornale satirico “Charlie Hebdo”. Un commando bene addestrato è arrivato in pieno giorno, è entrato a volto coperto con in braccio gli ormai mitici AK-47 e ha iniziato a sparare al grido di “Allah u Akbar”. La redazione di un giornale laicista, famoso per le proprie vignette blasfeme anti religione è stata letteralmente massacrata. Morte 12 persone, diversi i feriti, la Francia sotto shock, e l'Europa che si sveglia una mattina non sapendo se è in guerra o meno e con chi.

Leggendo i commenti su Facebook, in generale sui social, le prime dei giornali, le dichiarazioni dei politici si arriva alla sconcertante certezza che stiamo per infilarci in un vicolo cieco ideologico. Il mondo si dividerà presto (se non è già successo nelle ultime 24 ore) tra coloro che urleranno “basta Islam” traducendolo in “basta immigrazione” (per lo più di destra, ma non solo) e quelli “basta religioni” (per lo più di sinistra e che sottointende basta cristianesimo). E' un riflesso pavloviano comprensibile sia chiaro, ma è per l'appunto un riflesso, un istinto o meglio ancora è solo una cazzata.

Il discorso pubblico europeo (non occidentale, europeo) ha relegato la religione all'ambito privato e questo ha comportato una marginalizzazione del pensiero religioso dal dibattito pubblico. Un esempio italiano? Non ci sono facoltà di teologia al di fuori delle università pontificie e di quella Valdese. Sia chiaro il clericalismo ci ha messo del suo, cogliendo la palla al balzo del laicismo risorgimentale e avocando a sé il monopolio dell'insegnamento sulla religione, ma di fatto è qui il nodo dei problemi. Non si parla di religione in Italia e in Europa, perché sono pochissimi quelli titolati a farlo e per lo più sono “clericalizzati” (in un senso o nell'altro).

I teologi laici (a parte quelli come Vito Mancuso che è sempre più difficile ascrivere alla categoria) non hanno spazio nel dibattito culturale e non possono fornire soluzioni. La teologia – cioé il discorso razionale sulla fede – è una disciplina che oggi farebbe bene ospitare di più nei talk e sui giornali, e non solo per parlare dei rapporti tra fede e ragione o tra chiese e Stato…

E' facile tirare per la giacchetta Benedetto XVI e il famoso (o famigerato) discorso di Ratisbona del 2006, discorso finissimo che infatti il 90% dei giornalisti italiani (e non solo) non ha capito o voluto capire aizzando il mondo benpensante e quello islamico contro il Papa. E' un punto di partenza, è uno strumento di analisi potente di una situazione complessa: il rapporto tra Corano e razionalità filosofica, un rapporto che nel cristianesimo è molto forte (fin dagli esordi c'è stato un rapporto tra discepoli di Cristo e filosofi greci, inizialmente poco fruttuoso come ci dice l'esperienza di San Paolo sull'Aeropago, poi sempre più fecondo come testimoniano pensatori come Agostino e Tommaso) e che ha fatto da premessa per le varie tappe della storia del pensiero occidentale. Ratzinger non bastona il Corano, bastona il fanatismo religioso, bastona un certo tipo di teologia e le ideologie laiciste occidentali assai più dei seguaci del Profeta. Benedetto XVI ci diceva – come una Cassandra – che il miglior antidoto ai fanatismi è un corretto uso della ragione dialogica contro ogni “mitologia”, per questo riguarda anche i laici e le ideologie politiche. E forse per questo è stato misconosciuto e oscurato dalla polemica: a nessuno piace farsi dare dell'irrazionale, specie se professando l'ateismo si acconcia a fare il seguace della dea Ragione.

Sia chiaro è una semplificazione, ma tenetela presente per ragionare nei prossimi giorni: ci siamo tolti strumenti di pensiero e oggi rischiamo di non capire cosa succede.

La sfida – se quello che abbiamo visto è esattamente quello che appare – è dimostrare al fondamentalismo islamico che esiste una società plurale che è in grado di accogliere il Corano accanto al Vangelo e a Kant, che non ghettizza gli immigrati e dà loro opportunità di integrazione e crescita personale, perché è nei ghetti che vengono allevati i combattenti. Così come l'Islam in Europa si deve rendere visibile, isolare i fanatici, collaborare di più con le autorità civili, costruire rapporti di vicinato con le altre religioni. I laici – dal canto loro – devono smettere di escludere il discorso religioso dalla sfera pubblica, devono smettere cioé di negare cittadinanza ad intere comunità.

Tutto questo non è buonismo, è buon senso.

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