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L’Islam francese si ribella all’attentato del “Charlie Hebdo”

© Public Domain
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A Parigi 12 morti nel più grave attacco alla libertà di stampa e di parola dagli anni '60. Sotto accusa fondamentalisti islamici

Stamane alla sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, a Parigi, c’è stata una sparatoria intorno alle 11.30.

Il folle attacco
Fonti di stampa francesi hanno riferito che tre uomini incappucciati vestiti di neros ono entrati e hanno aperto il fuoco con dei Kalashnikov. Non sono riusciti a salire ai piani superiori dell’edificio. C’è stata anche una sparatoria con degli agenti di polizia. Le Monde scrive che non sono stati arrestati e che sono riusciti a fuggire su un’auto nera (Il Post, 7 gennaio).

Charlie Hebdo è un settimanale satirico francese che torna ad essere vittima di un assalto armato: le notizie dalle fonti francesci parlano di un assalto con armi automatiche da fuoco che lascia sul campo almeno dodici morti e venti feriti di cui 5 gravissimi (Tg3, 7 gennaio), mentre i redattori del giornale si sono rifugiati sul tetto della palazzina (Giornalettismo, 7 gennaio).

Tra le vittime, oltre a due agenti, il direttore del settimanale, Stephan Charbonnier, detto Charb, e i tre più importanti vignettisti: Cabu, Tignous e Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia. Nell'attentato è rimasto ucciso anche l'economista Bernard Maris, azionista della testata parigina e collaboratore di France Inter. Si tratta di un gravissimo "attacco alla libertà di stampa", il più grave della storia del periodico, più volte finito sotto tiro per i contenuti pubblicati (Repubblica, 7 gennaio).

Cos'è Charlie Hebdo
La rivista è sostanzialmente espressione di una sinistra culturale (simile a riviste italiane come "Cuore" o "Il Male"). Tuttavia – spiega La Stampa – vi si trovano le opinioni e le posizioni più diverse e anche contrapposte. Nel 2002 aveva preso posizione a favore di Oriana Fallaci quando venne pubblicata in Francia “La rabbia e l’orgoglio”, il suo pamphlet contro i cedimenti occidentali all’islamismo. Nel 2006 CB pubblicò le famose vignette di satira su Maometto e i costumi musulmani che erano uscite sul settimanale danese Jyllands-Posten provocando manifestazioni violente di protesta in tutto il mondo islamico. Disegnatori e giornalisti danesi vennero minacciati ripetutamente. Charlie Hebdo scelse di pubblicare quelle vignette aggiungendone altre francesi per solidarietà e per marcare una linea di libertà di espressione contro tutte le intolleranze religiose. La pubblicazione provocò proteste nella comunità musulmana francese, il Consiglio del culto musulmano chiese che il giornale venisse sequestrato, lo stesso presidente della Repubblica Jacques Chirac censurò la scelta di Charlie Hebdo. Da allora il giornale – che pure tratta con articoli e vignette tutti i temi di società – è stato bersaglio di polemica da parte degli esponenti musulmani. Da allora un presidio di polizia era stato istituito davanti alla sede del giornale (La Stampa, 7 gennaio).

Il fondamentalismo islamico dietro l'attentato
Qui il video amatoriale della sparatoria, durante la quale gli attentatori hanno urlato "Allah Akbar", cioé "Allah è grande". Questo e i precedenti della rivista fanno pensare ad un attacco terroristico di natura religiosa da parte di fanatici musulmani.
 

“È evidente che gli autori dell’attacco avessero un addestramento militare – dice all’Huffington Post (7 gennaio) Oliver Roy, tra i più autorevoli studiosi francesi dell’Islam radicale armato -. Ed è proprio questa logica da esercito più che da Shahid (martire, ndr) che differenzia l’operato dell’Isis, come peraltro quello dei suoi alleati-competitori del Fronte al-Nusra, dal terrorismo qaedista prima maniera”.

Una tesi confermata da fonti della polizia francese che indagano sulla strage al “Charlie Hebdo”: “I terroristi avevano una preparazione militare, sapevano come muoversi, hanno agito con calma, sangue freddo, efficienza, determinazione e hanno dimostrato una freddezza propria di chi è stato addestrato per uccidere quando hanno finito con un colpo alla testa l’agente di polizia in strada”.

L'Islam moderato francese si dissocia 

La Santa Sede ha espresso il suo cordoglio e la sua ferma condanna dell'evento e fonti dell'agenzia francese I-Media (7 gennaio) riferiscono lo shock e l'amarezza di un gruppo di Imam francesi in visita al Vaticano proprio stamane.

Tra di essi il rettore della moschea Bordeaux, Tareq Oubrou (nella foto, NdR) che spiega come i "I musulmani sono traumatizzati, sono stanchi, la maggioranza silenziosa si sente presa in ostaggio da questi folli", e prosegue dicendo che desidera "che la comunità musulmana agisca e manifesti insieme". "E 'necessario che i musulmani scendano in piazza in massa per esprimere il loro disgusto per la confisca dell'Islam da questi criminali, quei pazzi", dice ancora Tareq Oubrou. Oltre alla sua vicinanza alle famiglie delle vittime, Tareq Oubrou ritiene che tale atto è "un duro colpo per l'Islam ei musulmani di Francia, un atto che va nella direzione di scindere la società e ritardare l'assimilazione e integrazione dei musulmani" "A chi giova il crimine?", Chiede l'imam di Bordeaux "La caratteristica di una religione è di unire le persone, insiste, e ogni atto che è in linea di dividere l'umanità, la società, non è un atto religioso”. E l'Imam di Bordeaux ha osservato che il "massacro" avvenuto in Charlie Hebdo è "il primo di questa portata dalla fondazione della comunità musulmana nel 1980" in Francia.

Le reazioni del mondo politico
Il presidente Francois Hollande dopo l'attentato ha dichiarato che questo: "È un attacco contro la libertà", visitando il luogo del massacro e promettendo che la Francia non si lascerà piegare (Agr, 7 gennaio).
 

Attestati di cordoglio e offerte di aiuto sono venute da diverse capitali occidentali come Roma e Washington.

«È mia responsabilità», ha detto Marine Le Pen, leader del Front National , «affermare che la paura deve essere superata e che questo attentato deve, al contrario, farci prendere posizione contro il fondamentalismo islamico. Non dobbiamo tacere, dobbiamo invece cominciare avendo il coraggio di dire cosa è successo. Non dobbiamo avere paura di pronunciare queste parole: si tratta di un attentato terroristico commesso in nome dell'islamismo radicale» (Le Figaro, 7 gennaio)

Un nuovo Salman Rushdie?
Sulla copertina di Charlie Hebdo oggi campeggia una foto dello scrittore Michel Houellebecq, al centro di polemiche per il romanzo in uscita oggi "Sottomissione" (in uscita in Italia il 15 gennaio, NdR), che racconta l'arrivo al potere in Francia di un presidente islamico e nel numero odierno è pubblicata una recensione molto positiva dell'editorialista Maris.  Lo scrittore Michel Houellebecq, dopo l'attacco, è stato posto sotto protezione della polizia e i locali della casa editrice Flammarion, che hanno pubblicato il suo ultimo romanzo, sono stati evacuati per motivi di sicurezza (Repubblica, 7 gennaio).

Arresti nella notte
Secondo fonti giudiziarie citate dai media, i fermati sono 7, tra cui Hamyd Mourad, sospettato di essere l'autista del commando. A riferirlo è il sito dell'Ansa che spiega anche come le teste di cuoio e polizia francese stanno ancora cercando Said e Cherif Kouachi, due fratelli noti alla polizia e ai servizi di intelligence francesi, mentre il più giovane dei tre ricercati "si sarebbe consegnato alla polizia in tarda serata a Charleville-Mezières. Ha 19 anni, e secondo le stesse fonti sarebbe "il meno implicato" nella pianificazione e nell'esecuzione dell'attacco. 

Said e Cherif Kouachi – due fratelli di 34 e 32 anni di cui uno già condannato in passato per aver fatto parte di una filiera che inviava islamisti in Iraq, che nei mesi scorsi hanno cercato di sfuggire alla sorveglianza spostandosi da Parigi proprio a Reims. Secondo il profilo tracciato dal sito del settimanale Le Point, i due fratelli sono nati a Parigi, e hanno "un profilo di piccolo delinquenti che si sono radicalizzati". Il più giovane, Cherif, era stato arrestato nel 2008 e condannato a 3 anni di prigione, di cui 18 mesi con la condizionale, in quanto componente di una gruppo che inviava combattenti estremisti in Iraq, basata nel 19/o arrondissement di Parigi. Nel quadro di quell'inchiesta, alcuni componenti del gruppo avevano ammesso di aver "fomentato dei progetti di attentato", ma senza metterli in atto. Scontata la pena, Cherif e il fratello, dice ancora Le Point, "avevano fatto di tutto per farsi dimenticare", e si erano "messi a riposo" a Reims (Ansa, 8 gennaio)

Cosa ne pensiamo?
Noi di Aleteia scegliamo di non pubblicare nessuna delle vignette satiriche del giornale francese (facilmente reperibili tramite i motori di ricerca) non per timore, ma  per rispetto alla comunità islamica. La rivista francese più volte se l'è presa anche col cristianesimo e il cattolicesimo, ergendosi a baluardo di un certo laicismo di sinistra. Resta tuttavia l'idea che la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti vada garantita in ogni modo, la possibilità di dire – anche in modo pungente – la verità o il proprio pensiero, resta una necessità sempre più incomprimibile in una società complessa come la nostra. L'equilibrio perfetto tra libertà d'espressione e il rispetto integrale delle altrui sensibilità non è ancora stato trovato, sospettiamo c'entri la progressiva perdita di buon senso da parte del mondo contemporaneo…

[Ultimo aggiornamento 08 gennaio, ore 11:00]

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