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Socci ha torto: cadono le ombre sull’elezione di Bergoglio

© Antoine Mekary / Aleteia

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 05/01/15

La canonista Boni: «Corretto annullare la votazione dopo il conteggio delle schede»

Tutto in regola, nessuna ombra sull'elezione di Papa Francesco. Una autorevole canonista, riportata da Sandro Magister nel suo blog chiesa.espressonline.it (5 gennaio) confuta le argomentazioni di chi ritiene invalida l'elezione di Bergoglio e quindi non lo riconosce come papa. 

«Si è applicato correttamente quanto dispone la Costituzione apostolica di Giovanni Paolo II "Universi dominici gregis" che regola il Conclave», sentenzia Geraldina Boni, docente ordinaria di Diritto canonico e di Storia del diritto canonico nella università "Alma Mater Studiorum" di Bologna, nonché membro del Consiglio direttivo della "Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo", prossima a pubblicare un libro sui profili strettamente canonistici di eventi come la rinuncia di Benedetto XVI, la nuova figura del "papa emerito" e, appunto, l'elezione di Francesco.

LA QUARTA VOTAZIONE 
Ma vediamo da dove nascono questi dubbi, chi li alimenta e in che modo vengono confutati. Innanzitutto Papa Bergoglio non è stato eletto alla quinta votazione, ma alla sesta. Nel pomeriggio del 13 marzo 2013, come riporta Vatican Insider (31 ottobre 2013),un incidente di percorso ha fatto sì che la quarta votazione della giornata, la quinta del Conclave iniziato con un primo scrutinio la sera del 12 marzo, venisse annullata. 

DUE SCHEDE ATTACCATE
A rivelare questo passaggio, nel suo nuovo libro Francisco, vida y revolución è la giornalista argentina Elisabetta Piqué, corrispondente de La Nación. «Dopo la votazione e prima della lettura dei foglietti – sostiene Piquè – il cardinale scrutatore, che per prima cosa mescola i foglietti deposti nell’urna, si accorge che ce n’è uno in più: sono 116 e non 115 come dovrebbero essere. Sembra che, per errore, un porporato abbia deposto due foglietti nell’urna: uno con il nome del suo prescelto e uno in bianco, che era rimasto attaccato al primo. Cose che succedono. Niente da fare, questa votazione viene subito annullata, i foglietti verranno bruciati più tardi senza essere stati visti, e si procede a una sesta votazione».

ELEZIONE NON VALIDA
Il primo a sposare con decisione una tesi "dubbia" sull'elezione del papa è il giornalista Antonio Socci nel suo libro Non è Francesco. La Chiesa nella grande tempesta. Socci, scrive Magister su chiesa.espressonline.it, argomenta la sua tesi in una ventina di pagine, tra le quasi trecento del libro. E lo fa sulla base dei paragrafi della costituzione apostolica "Universi dominici gregis" che regolano la procedura dell'elezione, gravemente violata, a suo giudizio, dopo che era stata rinvenuta dagli scrutatori la scheda in più, bianca.

LO SCRUTINIO ANDAVA FATTO
Da questa affermazione Socci ricava che l’elezione è stata nulla, per due motivi diversi. Primo, perché, anziché annullare la votazione, si sarebbe dovuto procedere comunque allo scrutinio, che avrebbe potuto dare un esisto diverso dall’elezione del cardinale Bergoglio (alla luce, sostiene Socci, dell'art. n. 69 della Universi dominici gregis che recita: "Qualora nello spoglio dei voti gli Scrutatori trovassero due schede piegate in modo da sembrare compilate da un solo elettore, se esse portano lo stesso nome vanno conteggiate per un solo voto, se invece portano due nomi diversi, nessuno dei due voti sarà valido; tuttavia, in nessuno dei due casi viene annullata la votazione"). Secondo, perché si procedette subito alla sesta votazione, mentre si sarebbe dovuto attendere il giorno dopo, dato che la stessa Costituzione apostolica prescrive: «Si dovranno tenere due votazioni sia al mattino sia al pomeriggio» (articolo n. 63). 

CONTEGGIO E NON SPOGLIO
La canonista Boni evidenzia che nella Universi dominici gregis il n. 66 suddivide in questo modo lo scrutinio: 1. la deposizione delle schede nell’apposita urna; 2. il mescolamento ed il conteggio delle stesse; 3. lo spoglio dei voti. «È dunque assolutamente plausibile che proprio nel momento del conteggio e non in quello dello spoglio (come d’altronde attestato dalla Piqué, per il resto ritenuta pienamente degna di fede da Socci) siano venute nelle mani dello scrutatore le due schede, le uniche effettivamente aperte – ma non ovviamente perforate – con la riprova di una scheda bianca inavvertitamente attaccata a quella vergata con il nome».

NORMA APPLICATA CORRETTAMENTE
La canonista sottolinea, dal suo punto di vista, che si è scrupolosamente applicato alla lettera il n. 68 della Costituzione (il quale prescrive che "se il numero delle schede non corrisponde al numero degli elettori, bisogna bruciarle tutte e procedere subito ad una seconda votazione"). 

IL "QUANDO" E IL "COME" DI SOCCI
Nel suo volume Socci, invece, parte da una tesi opposta, anticipando i possibili dubbi che sarebbero stati sollevati. Ed evidenzia: «A chi sostenesse che è stato giusto applicare l'articolo 68 perché si era nella fase del conteggio delle schede, di cui si parla proprio in quell'articolo, rispondo che le cose stanno diversamente: gli articoli 68 e 69 infatti assumono come criterio di giudizio non il "quando" si è trovata la scheda in più, ma il "come". Se infatti assumessero il "quando" (se cioè automaticamente e letteralmente il 68 regolasse la fase del conteggio e il 69 quello dello scrutinio) avremmo due articoli che danno due soluzioni opposte per il medesimo problema (una scheda in più)».

CORRETTA PIEGATURA DELLE SCHEDE
Secondo lo scrittore senese, per la Universi dominii gregis, «è determinante sapere se si sono trovate "due schede piegate in modo da sembrare compilate da un solo elettore" (art. 69), oppure se tutte le schede sono separate e non è possibile ricondurre la scheda "in più" all'altra e quindi a uno stesso cardinale"». La preoccupazione dietro al "come" starebbe nell'evitare due rischi: «si intende impedire che un elettore possa votare due volte con due voti alla stessa persona o a due persone diverse, perché l'elezione sarebbe evidentemente viziata da irregolarità: per questo si deve annullare lo scrutinio (art. 68) se non è possibile risalire alla coppia di schede gemelle, cioè al singolo cardinale, mentre si deve considerare valido lo scrutinio (art. 69) se le due schede sono attaccate». 

STOP AD AZIONI DI SABOTAGGIO
Allo stesso tempo si cerca di impedire azioni di "sabotaggio": «se infatti bastasse la mera presenza di una scheda in più per annullare automaticamente lo scrutinio, qualunque cardinale – volendo impedire la vittoria di un certo candidato che ritiene prossima – potrebbe usare questo mezzo (votare due schede e ripiegarle insieme) per ottenere l'annullamento della stessa votazione (e magari delle seguenti)». L'articolo 69 servirebbe a mettersi al riparo da quest'escamotage e quindi gli articoli 68 e 69, in apparenza contraddittori, non lo sono affatto.

LA CANONISTA: ARTICOLI DISTINTI
Invece per la canonista i due articoli sono distinti e separati e il "quando" prevale sul "come". «Il n. 5 della Costituzione – spiega Boni – esclude esplicitamente la possibilità di interpretazione dell’atto dell’elezione, dovendo le norme essere applicate così come suonano. Anche se lo scrutatore avesse aperto quelle due schede verosimilmente per confermare l’involontario aggancio di una scheda bianca ad una votata, questo certo non costituirebbe un’irregolarità irritante né trasformerebbe la fase del conteggio in quella dello spoglio, ognuna disciplinata con proprie norme rette da specifiche "rationes" […]».

IRREGOLARITA' SOLO NEL CONTEGGIO
A sostegno della sua tesi, Boni evidenzia che «solo esaurito il conteggio si deve passare al n. 69 [cioè allo spoglio delle schede]. È innegabile come l’eventuale scheda soprannumeraria, sfuggita nella fase del conteggio e giunta a quella dello spoglio, sia comunque dovuta, volontariamente o non, ad un singolo cardinale, e una scheda in più è sempre, a prescindere da a chi sia attribuibile, un’irregolarità. Ma se tale irregolarità, per la normativa giovanneo-paolina, è sempre irritante nella preliminare fase del conteggio (n. 68), non lo è più in quella dello spoglio, in particolare quando le schede sono piegate in modo da sembrare compilate da un solo elettore. […]». 

LA VALIDITA' DELL'ELEZIONE
Se anche fosse vero che l’ipotesi verificatasi, durante il conclave del 2013, nel momento del conteggio, ossia quella di due schede ripiegate insieme, è parzialmente corrispondente a quella considerata nel n. 69 che regola lo spoglio, «non per questo si può applicare una norma dettata per un’altra fase della procedura elettorale (e con un’altra "ratio"). È proprio la rigidità della Costituzione apostolica Universi dominici gregis (sottolineata dallo stesso Socci), potenziata quanto all’atto dell’elezione – cfr. il menzionato n. 5 – ad escluderlo categoricamente. Se al contrario si fosse impropriamente applicato il n. 69, violando l’obbligo di attenersi a quanto impone rigorosamente il n. 68, si sarebbe semmai aperto un problema di validità dell’elezione». 

VOTAZIONE NON INCLUSA
La conclusione non ammette repliche: «Essendosi quindi applicato del tutto legittimamente il n. 68, tale quarta votazione dal punto di vista giuridico è incontestabilmente "tamquam non esset", non andava quindi inclusa e computata fra quelle effettive, cioè giuridicamente valide e complete, pervenute fino allo spoglio, della giornata. Cade dunque anche l’obiezione che si sarebbe superato il numero massimo di quattro votazioni al giorno. […]». 

LA DOTTRINA DEL PAPA "DUBBIO" 
Socci argomenta infine: «Anche se sulla validità delle procedure seguite quel 13 marzo 2013 si esprimesse solo un giudizio dubbio, si può ritenere che il Conclave sia da rifare perché la dottrina insegna che “dubius papa habetur pro non papa” (un papa dubbio si considera come non papa), come scrive il grande dottore della Chiesa e cardinale gesuita san Roberto Bellarmino nel trattato "De conciliis et ecclesia militante"».

AD NORMAN IURIS
Al contrario, chiosa Boni, «se pure fosse accaduto ciò che è riferito, la procedura seguita, come dimostrato, sarebbe stata integralmente "ad normam iuris". L’elezione di papa Francesco, raggiunta la prevista maggioranza al quinto scrutinio (il primo, lo ricordo, è avvenuto il giorno 12 maggio), sarebbe valida, non ci sarebbe nulla da "sanare", non ci sarebbe alcun dubbio, tanto meno "positivo" ed "insolubile" (come postula il diritto), sulla sua validità».

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