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Cosa sono le stigmate? Come si sa che sono autentiche?

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Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 02/01/15

I 12 criteri che la Chiesa usa per determinare l'autenticità delle stigmate

Il tema delle stigmate è molto serio e inquietante, e in questo senso la Chiesa è assai critica e a ragione molto severa prima di parlare della questione; è per questo che solo dopo studi rigorosi di medici e teologi si è pronunciata positivamente in un numero limitato di casi.

Le stigmate rappresentano un segno di ciò che Cristo ha sofferto durante la passione, e costituiscono quindi un dato teologico; ciò significa che sono la riproduzione fedele in alcune persone delle piaghe di Gesù al momento della sua crocifissione, soprattutto per quanto si riferisce al luogo (piedi, mani, costato, testa).

Nei casi approvati dalla Chiesa, le stigmate sono una grazia di Dio concessa a pochi santi, uno dei fenomeni corporali della mistica cristiana.

Quando la Chiesa riconosce il fenomeno come autentico lo accetta, ma in nessun caso lo propone perché venga creduto come dogma di fede.

La Chiesa non canonizza nessuno solo perché è stigmatizzato. Ciò che fa è riconoscere in un santo la sua esemplare vita cristiana, abbia o meno le stigmate.

Il fenomeno delle stigmate è una dimostrazione della realtà della passione di Cristo sulla Croce, della quale partecipano, per volontà di Dio, alcuni santi che hanno meditato e amato il sacrificio di Cristo crocifisso e offrono queste sofferenze con la spiritualità di San Paolo, che ha detto “Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).
C'è chi afferma che lo stesso apostolo avesse le stigmate e che quando dice “io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo” (Gal 6,17) non lo dica in modo metaforico ma reale.

Per gli stigmatizzati, le piaghe di Cristo sul proprio corpo sono una grazia immeritata. Se è una grazia, è Dio che la concede. Gli stigmatizzati non chiedono queste esperienze mistiche.

Ma a che scopo Dio concede le stigmate? Con le stigmate, Dio esprime il suo beneplacito per la santità di vita collegata all'accettazione consapevole della Croce assunta in modo spirituale; è quindi un'esperienza di dolore con tinte di allegria per la grazia ricevuta.

Lo stigmatizzato riceve la missione di essere profeta per ricordare agli uomini le realtà importanti, come far vedere fino a quale estremo Cristo ci ha redenti e perché quelli che soffrono si conformino a Cristo offrendo le proprie sofferenze per la salvezza delle anime.

Che criteri utilizza la Chiesa per provare che delle stigmate sono autentiche?

1.- Le stigmate saranno localizzate nei luoghi delle cinque piaghe di Cristo.
2.- Le stigmate appaiono tutte allo stesso tempo.
3.- Le stigmate appaiono spontaneamente mentre la persona prega in estasi.
4.- Non si possono spiegare con motivazioni naturali.
5.- Non degenerano in necrosi.
6.- Non emettono cattivo odore, anzi si parla di odore di fiori.
7.- Mancano di suppurazione o, il che è lo stesso, di infezioni.
8.- Sanguinano ogni giorno e a profusione.
9.- Restano inalterate malgrado le cure. Ciò significa che non subiscono processi di decomposizione.
10.- Provocano un'importante modifica dei tessuti.
11.- Assenza di una perfetta e istantanea cicatrizzazione.
12.- Sono accompagnate da forti dolori sia fisici che morali, come partecipazione alle sofferenze di Cristo (la mancanza di dolore è un segnale negativo che fa dubitare).

Se quanto detto non bastasse, si aggiunge lo studio della vita intera della persona coinvolta. Deve essere una persona che pratica le virtù cristiane in modo eroico; in particolare, deve spiccare il suo grande amore per l'umiltà e la croce.

Nel corso della storia si sono verificati molti casi; sono talmente numerosi che le stigmate si possono classificare come segue:

1.- Stigmatizzazioni di origine divina
2.- Stigmatizzazioni di origine diabolica
3.- Stigmatizzazioni di origine indefinita
4.- Stigmatizzazioni di origine nevrotica e/o psichica, in persone vittime di isteria che si provocano le ferite anche se in modo inconsapevole, ecc.

Per quanto possa sembrare strano, sono state registrate anche stigmate di origine diabolica.

Le stigmate di padre Pio 

Il demonio può quindi provocare stigmate, ma non è assolutamente il caso di San Pio da Pietrelcina. Come distinguere le stigmate diaboliche da quelle autentiche?
Oltre agli studi rigorosi in ambito medico e teologico, bisogna considerare il contesto o lo stile di vita della persona. Dai loro frutti li riconoscerete.

Nel caso di San Pio da Pietrelcina, non solo si rispettano le leggi esposte per conoscere l'autenticità delle stigmate, ma si vedono dei frutti che permettono di sapere chi fosse realmente. 

Quali frutti vediamo?

1.- Osservanza di tutte le indicazioni della Chiesa.
2.- Non è mai stata smentita la sua solidità spirituale espressa nella sua umiltà, obbedienza e preghiera.
3.- Carità concreta attraverso l'ospedale da lui fondato.
4.- Il modo di condurre la vita religiosa in comunità.
5.- La fedeltà dottrinale nel suo ministero sacerdotale.
6.- Le sofferenze morali sopportate con pazienza come conseguenza dei dubbi che si nutrivano su di lui uniti al dolore della sua anima per l'isolamento imposto dall'autorità.
7.- La forza spirituale per poter portare per cinquant'anni le stigmate e le persecuzioni che ha subito.
Nonostante le persecuzioni, in padre Pio sono sempre stati manifesti la fedeltà e l'amore intenso verso la Santa Madre Chiesa, saldi e costanti. Nel dolore che gli provocava questa sofferenza, diceva che “dolce è la mano della Chiesa anche quando percuote, perché è la mano di una madre”.

Se la Chiesa ha canonizzato padre Pio è perché nei processi canonici è stata verificata l'autenticità delle stigmate. Se fossero state false, sicuramente non sarebbe stato canonizzato.

La Chiesa non canonizza nessuno perché ha le stigmate, ma se si hanno e con studi rigorosi si conclude che sono false, questo è già un impedimento per una futura canonizzazione della persona in questione, anche se conduce una vita santa.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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miracolisanti e beatistigmate
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