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Giornata della pace: un magistero lungo mezzo secolo

© Laurent LARCHER / CIRIC

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 31/12/14

Nei testi dei messaggi della pace da Montini a Bergoglio la preoccupazione di mettere accanto impegno e Verità

Compie 47 anni la Giornata della pace che si celebra il 1° gennaio. E’ stata voluta da Paolo VI nel 1968, poi confermata da Giovanni Paolo II nel 1979 e mantenuta da Benedetto XVI e Papa Francesco. La Giornata è posta sotto il sigillo della Madonna, Regina della pace e i testi dei Messaggi che i papi hanno scritto in occasione della Giornata sono una sorta di sussidiario di indicazioni decise e forti su come impegnarsi per diffondere la pace nel mondo e insieme un’analisi dei problemi che la impediscono.

I Messaggi vengono promulgati l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione, mentre la giornata si celebra nella festa di Maria Madre di Dio. C’è un significato ben preciso in questa scelta: porre la preghiera sotto l’intercessione di Maria. La prima volta accade nel 1968 e la riflessione sulla pace di Montini è quella del Concilio appena concluso. L’anno dopo si passa all’analisi. Al centro da qui in avanti c’è la persona. Nel 1968 si richiama il fatto che la “promozione dei diritti dell’uomo” è il “cammino della pace”. L’anno dopo si mettono accanto educazione e riconciliazione.

Nel 1971 Paolo VI propone di riflettere sull'affermazione: “Ogni uomo è mio fratello”. Lo scrive nel pieno della guerra fredda, delle lotte contro il razzismo e di molte guerre locali. Da quell’anno Paolo VI si rivolge agli uomini: se vuoi la pace, lavora per la giustizia, difendi la vita, impegnati a dire "no" alla violenza, cerca la riconciliazione, perché la pace è possibile, ma dipende da ognuno di noi.

La preoccupazione di Paolo VI circa l’importanza della fede personale nell’azione per la pace è una costante dei suoi messaggi. Avverrà la stessa cosa per Giovanni Paolo II. Wojtyla lo dice nel suo primo messaggio del 1979, che ricorda come il movimento della pace deve rispettare l’uomo ed educare. Giovanni Paolo II introduce nel 1980 la questione della “verità” come forza della pace, e poi della libertà come chiave di lettura. C’è lo scontro tra Est e Ovest, ma anche tra Nord e Sud del mondo, ricchi e poveri. Nel 1986 si occupa dello sviluppo, della libertà religiosa e del rispetto delle minoranze, poi del rispetto della coscienza di ogni uomo, dell’unità dei credenti di ogni religione per arrivare alla pace, del dialogo tra le culture. Wojtyla scrive 27 Messaggi, un Magistero ampio e profondo sulla pace come conquista collettiva delle nazioni, ma anche come responsabilità personale. L’ultimo messaggio di Wojtyla è un’invocazione e un’invettiva: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene”.

Benedetto XVI conferma le intuizioni dei suoi predecessori e nel primo messaggio da pontefice, il 1° gennaio del 2006, mette in relazione pace e verità, cioè la pace riferita ad un ordine superiore. La verità sulla pace sarà la preoccupazione costante dei Messaggi del Papa teologo. Per Bergoglio il Messaggio per la Giornata del 1° gennaio 2015 è il secondo del pontificato e riprende il concetto già espresso l’anno scorso. Tutto ruota attorno al tema della fraternità, esplicito lo scorso anno e dietro alla riflessione del Massaggio di domani. Nel primo, l’anno scorso, aveva toccato i temi della crisi economica e della corruzione con il titolo “Fraternità, fondamento e via della pace”. Adesso su quelle questioni ci è tornato approfondendo il tema generale dalla schiavitù con il titolo “Non più schiavi, ma fratelli”.

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