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Messori e quell’attacco a papa Francesco sospinto dalle “minoranze”?

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 29/12/14

Dalle insufficienze teologiche dello scrittore alla sua "sponda" ai cardinali anti-Bergoglio. Ma c'è pure chi si schiera dalla sua parte e sostiene la tesi dell' "ambiguità"

Francesco è un papa «imprevedibile per il cattolico medio. Suscita un interesse vasto, ma quanto sincero?». La riflessione di Vittorio Messori sul Corriere della Sera alla vigilia di Natale ha scatenato un'ondata di reazioni tra gli intellettuali cattolici e non. Reazioni che sono rimaste "silenti", come nel caso di gran parte dei commentatori cattolici più "mediatici", ad un dibattito vivace e serrato su blog e portali della Rete. 

SANTA MARTA O PANNELLA?
Messori, che in passato si è distinto per le sue posizioni vicine al pontificato di Benedetto XVI, è stato artefice di un duro attacco nei confronti di papa Francesco, ponendo una serie di domande. Bergoglio, ha detto, è «quello di certe omelie mattutine a Santa Marta, delle prediche da parroco all’antica, con buoni consigli e saggi proverbi, con persino insistiti avvertimenti a non cadere nelle trappole che ci tende il diavolo? O quello che telefona a Giacinto Marco Pannella, impegnato nell’ennesimo, innocuo digiuno e che gli augura «buon lavoro», quando, da decenni, il «lavoro» del leader radicale è consistito e consiste nel predicare che la vera carità sta nel battersi per divorzio, aborto, eutanasia, omosessualità per tutti, teoria di gender e così via?» 

CORPO DI CRISTO O OPTIONAL?
«Il Papa che, nel discorso di questi giorni alla Curia romana, si è rifatto con convinzione a Pio XII (ma, in verità, a san Paolo stesso) definendo la Chiesa «corpo mistico di Cristo»? O quello che, nella prima intervista a Eugenio Scalfari, ha ridicolizzato chi pensasse che «Dio è cattolico», quasi che la Ecclesia una, sancta, apostolica, romana fosse un optional, un accessorio da agganciare o meno, a seconda del gusto personale, alla Trinità divina?».

IL DRAMMA DELL'AMERICA LATINA
«Il Papa argentino consapevole, per diretta esperienza, del dramma dell’America Latina che si avvia a diventare un continente ex cattolico, con il passaggio in massa di quei popoli al protestantesimo pentecostale? O il Papa che prende l’aereo per abbracciare e augurare buoni successi a un amico carissimo, pastore proprio in una delle comunità che stanno svuotando quella cattolica e proprio con il proselitismo da lui condannato duramente nei suoi?». 

ASSENZA DI SPIRITO SANTO
Su noisiamochiesa.org, il teologo brasiliano Leonardo Boff, ha bacchettato duramente Messori, rilevando «due insufficienze teologiche». La prima: «La quasi assenza dello Spirito Santo. Direi di più, che incorre nell’errore teologico del cristomonismo, cioè, solo Cristo conta. Non c’è propriamente un posto per lo Spirito Santo. Tutto nella Chiesa si risolve con il solo Cristo, cosa che il Gesù dei Vangeli esattamente non vuole. Perché dico questo? Perché quello che lui deplora è la “imprevedibilità” della azione pastorale di questo Papa. Or bene, questa è la caratteristica dello Spirito, la sua imprevedibilità, come lo dice San Giovanni: “Lo Spirito soffia dove vuole, ascolti la sua voce, però non sai da dove viene né verso dove va”(3,8). La sua natura è la improvvisa irruzione con i suoi doni e carismi. Francesco di Roma nella sequela di Francesco d’Assisi si lascia condurre dallo Spirito».

ANALISI BLASFEMA
Messori, ha spiegato Boff, «è ostaggio di una visione lineare, propria del suo “amato Joseph Ratzinger” e di altri Papi anteriori. Purtroppo, fu questa visione lineare che ha fatto della Chiesa una cittadella, incapace di comprendere la complessità del mondo moderno, isolata in mezzo alle altre Chiese ed ai cammini spirituali, senza dialogare e imparare dagli altri, anche essi illuminati dallo Spirito. Significa essere blasfemi contro lo Spirito Santo pensare che gli altri hanno pensato solo in modo sbagliato. Per questo è sommamente importante una Chiesa aperta come la vuole Francesco di Roma». 

RELIGIONE DEL TERZO MONDO
La seconda «insufficienza». «Non avere la dimensione del fatto che oggi come oggi il cristianesimo è una religione del Terzo Mondo, come ha accentuato tante volte il teologo tedesco Johan Baptist Metz. In Europa vivono solo il 25% dei cattolici; il 72,56% vive nel Terzo Mondo (in America Latina il 48,75%). Perché non può venire da questa maggioranza uno che lo Spirito l’ha fatto vescovo di Roma e Papa universale? Perché non accettare le novità che derivano da queste chiese, che già non sono chiese-immagine delle vecchie Chiese europee ma chiese-sorgenti con i loro martiri, confessori e teologi?».

VOCE DEI CARDINALI CRITICI
Adriano Donaggio su articolo21.org evidenzia che l’articolo di Messori «certamente scritto in assoluta buona fede e onestà di intenti, è la chiara apertura di un dibattito su questo pontificato, una messa in discussione molto simile, per noi italiani, a quelle che precedono la sfiducia al governo in carica. Mai un pontefice da Pio XII in poi aveva sperimentato un’opposizione così dura proprio all’interno dei propri collaboratori, vescovi e cardinali. Cardinali che prima dell’inizio del Sinodo lo anticipano con una pubblicazione, nei fatti dogmatica, che chiude a ogni possibilità di discussione collegiale sulla complessità dei temi che riguardano la famiglia».

I LIMITI DELLE MINORANZE PENSANTI
Sulla stessa linea Alberto Carrara su santalessandro.org, settimanale on line della diocesi di Bergamo. «Non ci vuole molto per vedere nelle posizioni di Messori una tipica espressione di queste “minoranze pensanti” – sentenzia Carrara – che sono convinte di essere più cattoliche del Papa e che, in nome della libertà di espressione, intendono insegnare al Papa come si fa il Papa. I cattolici tradizionalisti come Messori, che predicano l’adesione alla Chiesa, ne prendono dunque le distanze quando la Chiesa non la pensa come loro. Sottinteso: la vera Chiesa siamo noi e il Papa, al massimo, ne deve prendere atto». 

COME GIOVANNI PAOLO II
Posizioni critiche dei "curiali" che di certo non sono nuove. Anche nella prima tranche del pontificato di Giovanni Paolo II furono non poche le stoccate (spesso silenti) al pontefice. Rivolte, ad esempio, «al suo modo di trattare le amiche polacche che lo venivano a trovare: le abbracciava senza timore, senza imbarazzo. E lui era ancora un uomo giovane, prestante, non un pontefice anziano e paterno», ricordava Lucetta Scaraffia su Il Messaggero (29 aprile 2014). Tante volte è entrato nel "mirino" il rapporto con l'amica Wanda Poltawska. Oppure non era vista di buon grado «la sua imprevedibile mobilità, la sua spregiudicatezza antiprotocollare», come riportava Enzo Bettiza su La Stampa (11 ottobre 2003), entrambe lontane dai principi della «piramide curiale del Vaticano».  

CHI E' IL CATTOLICO MEDIO
Come Wojtyla, anche Francesco pagherebbe, secondo alcuni commentatori, il consenso crescente che deriva dal suo modo di evangelizzare. «La verità – osserva Adriano Filloramo su Imgpress.it – è che Francesco, con il suo originale modo di “evangelizzare”, realizza totalmente il messaggio evangelico e non ha bisogno di ricorrere al “populismo” di cui parla al Messori». La scrittrice Rina Brundu sul suo blog rinabrundu.com solleva il presunto «turbamento» del «cattolico medio». «Peccato che non venga data chiara spiegazione di cosa si intenda per cattolico “medio” (mediamente acculturato? Mediamente interessato? Mediamente capace di intervenire nelle dinamiche dirigenziali ecclesiastiche? Etc etc)….a mio parere l’imprevedibilità di questo straordinario-Papa turba molto di più le coscienze delle alte gerarchie cattoliche piuttosto che i sogni della lay-community per dirla con gli ispirati script-writers di Father Ted».

BANALE ARTIFICIO LINGUISTICO
Sul "cattolico medio", rincara Luis Badilla su IlSismografo: «Vorrei tanto conoscere il signore "cattolico medio". Vorrei che il nostro scrittore ci fornisse un indirizzo, una mailbox, un numero di cellulare per proporle un'intervista? Perché far parlare il "cattolico medio", inesistente, e perché far ricorso a un scontato artificio linguistico talmente banale che toglie serietà ad ogni analisi o commento?».

AMBIGUITA' NON CORRETTE
A sostenere le tesi di Messori, ci pensa, Domenico Del Nero in un editoriale su Totalità.it. «Quello che Bergoglio, da buon gesuita, dovrebbe sapere benissimo – scrive Del Nero – è che oggi siamo in una civiltà “dell’immagine”, dove ciò che appare è persino più importante di ciò che è realmente. Ed è significativo di come né lui né chi per lui si preoccupi più di tanto di correggere certe letture o certe interpretazioni delle sue parole: dal sin troppo celebre “chi sono io per giudicare” sino al discorso ambiguo sino all’estremo sulla comunione ai divorziati risposati, solo per fare qualche esempio. 

TROPPI FAN DI SINISTRA
«E’ la mancanza di chiarezza – prosegue Del Nero – come ha notato in un discorso pur estremamente “cauto” anche Messori, il vero problema di questo pontificato e non è certo un caso che le “sponde” principali vengano da rive quanto mai sinistre: a parte l’ormai “teologo” Eugenio Scalfari, abbiamo persino Pannella fan di papa Francesco (e se questo significasse un pentimento per tutte le battaglie condotte contro la vita e contro tutti i valori cristiani, allora davvero si potrebbe parlare di miracolo, ma non è precisamente così …) mentre persino il Fatto Quotidiano elogia la “affascinante e drammatica rivoluzione” di questo pontefice, o meglio, come preferisce farsi chiamare, vescovo di Roma».

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