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Tsunami 10 anni dopo

SENA VIDANAGAMA / AFP

A man surveys the damages along the coast in the southern Sri Lankan town of Lunawa 26 December 2004 after tsunami tidal waves lashed more than half of Sri Lanka's coastline. The tsunami tidal waves weakened as it hit the capital, but elsewhere at least 1000 people were killed and hundreds were missing.

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 26/12/14

La raccolta di fondi più imponente della storia di Caritas italiana. L'importanza dei gemellaggi e della prevenzione

Per Caritas italiana è stata la più imponente raccolta di fondi per ragioni umanitarie della propria storia. Quando esattamente dieci anni fa l’onda provocata da uno dei più forti terremoti del mondo colpì Asia e Oceania scattò una solidarietà mondiale che vide la Chiesa cattolica in prima fila. Caritas Italiana raccolse quasi 37 milioni di euro che sono stati impiegati subito nell’emergenza e poi in progetti di ricostruzione, cambiamento e sviluppo nell’arco di dieci anni. Ora a dieci anni dallo tsunami in Sri Lanka, il Paese che il Papa Francesco visiterà insieme alle Filippine a partire dal prossimo, Caritas italiana ha fatto il punto di tutto ciò che è stato speso con una cerimonia di commemorazione della tragedia.

In Sri Lanka, dove allora era ancora in corso la guerra civile tra il governi di Colombo e le Tigri tamil, si contarono 35 mila vittime, in India 10 mila, in Thailandia 5 mila, ma la maggior parte dei morti furono registrati in Indonesia con 173 mila persone uccise dall’onda e dal terremoto. La maggior parte dei fondi della Caritas si è concentrato proprio in Sri Lanka dove sono stati spesi quasi 10 milioni di euro e in India dove è stata impiegata una somma di poco inferiore. La Caritas ha accompagnato la ricostruzione di case e di luoghi di lavoro con gemellaggi tra comunità italiane e comunità locali, che dopo dieci anni sono ancora solidi. In Indonesia nell’isola di Aceh sono state ricostruite oltre 900 abitazioni, oltre a scuole, ambulatori e mercati per un totale di circa 5 milioni di euro.

Tra le strutture ricostruite l’asilo YKA nel centro di Banda Aceh spazzato completamente via dallo tsunami. Dei 600 bambini che lo frequentavano prima dell’onda ne sono tornati solo 30 e 17 insegnanti su 60 sono morti. L’asilo riaperto nel 2008 è oggi uno dei simboli dell’impegno della Caritas italiana, insieme al vicino ambulatorio oncologico, che prima non c’era, in una zona dove andava a scuola e si faceva curare solo chi poteva permetterselo economicamente. La Caritas ha ricostruito anche diversi mercati rionali, che hanno fatti ripartire l’economia e hanno offerto in alcuni casi nuove opportunità di impiego in zone poverissime.

In Sri Lanka, oltre a ricostruire abitazioni e luoghi di lavoro, gli operatori di Caritas italiana che si sono succeduti in questi dieci anni, hanno contribuito a formare presso le popolazioni di molti villaggi sulle coste una cultura di prevenzione del rischio e di analisi dell’ambiente che possa, in futuro, fare la differenza tra la vita e la morte in zone dove i tifoni e i maremoti non sono un'eccezione. Molta gente 10 anni fa perse la vita perché non capì cosa stava accadendo, anche se i segni dei cambiamenti del mare erano evidenti. Così è avvenuto che siano morti solo perché non si sono allontanati di poche centinaia di metri dalla costa. La cultura della prevenzione ambientale applicata anche alle costruzione delle abitazioni è fondamentale, ma in quei paesi non esisteva.

Caritas italiana nel Rapporto che ha pubblicato a dieci anni dallo tsunami, oltre a dare nel dettaglio le cifre del denaro speso, indica questo tema tra i più importanti dieci anni dopo. Anche perché lo tsunami del 26 dicembre 2004 non è stato l’evento più disastroso degli ultimi decenni. Basterebbe ricordare il ciclone che nel 1970 provocò nel Golfo del Bengala tra 300 e 500 mila vittime o la carestia che tra il 1983 e il 1988 portò 900 mila persone alla morte per fame in Etiopia. Si tratta di eventi che possono essere previsti e soprattutto affrontati con maggior responsabilità politica ed economica, solo aiutando le popolazioni e i governi a rendersi conto che gli eventi naturali insistono sempre su colpe e mancanze dell’uomo.

E' per questo che Caritas italiana sottolinea che, a dieci anni di distanza, occorre ancora riflettere sul rapporto stretto che c’è tra “emergenza e ricostruzione” per fare in modo che la prima possa fare da volano, se il denaro è speso bene, per la seconda. Spiega il Rapporto: “Il fattore di maggiore efficacia nella risposta consiste proprio nella reazione delle comunità locali”. Sono quelle che Caritas italiana e l’intera rete di Caritas internationalis ha aiutato in questi anni.

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