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La meraviglia della nascita di Nostro Signore

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James V. Schall, S.J. - pubblicato il 25/12/14

Riflessioni sulla Natività

Una signora filippina che conoscevo mi ha detto che sua madre era nata il giorno di Natale, per cui i suoi genitori l'hanno chiamata “Natividad”, abbreviato in “Navidad”. L'ormai famosa canzone natalizia di José Feliciano, “Feliz Navidad”, è una delle più popolari. “Happy Nativity”-“Merry Christmas”-“Feliz Navidad”. A Natale mia sorella la suona al pianoforte.

La chiesa mormone di Palo Alto, in California, organizza ogni anno una mostra di presepi provenienti da tutto il mondo. Evidentemente lo sforzo missionario mondiale dei mormoni fa sì che molti missionari portino a casa manufatti da varie zone del pianeta. Nell'area di Palo Alto, inoltre, molti hanno presepi che hanno collezionato nel corso degli anni. In totale, sembra che ci siano circa 1500 scene della Natività, che arrivano da Messico, Perù, Cambogia, Paesi africani, Germania, Svizzera, Portogallo, riserve dei nativi americani e più o meno qualsiasi altro luogo. C'era anche una bella Madonna in vetro blu di Murano. Ogni anno, circa 350 di queste scene della Natività vengono esposte in un bell'allestimento nelle sale della chiesa. Vi si trovano le figure di Giuseppe, Maria, il Bambino, i Magi, i pastori, animali di ogni genere e perfino pane e uova intagliati. L'abbigliamento di Maria e Giuseppe e le loro fattezze in genere riflettono l'epoca e il Paese d'origine dell'artista.

Cos'è la Natività? Il termine deriva dal latino nascere. Qual è l'origine di ogni bambino nato in questo mondo? Dobbiamo ricordarci che ogni bambino che nasce è già un bambino concepito, che ha vissuto nove mesi nel grembo materno. Al momento del suo concepimento, tutto ciò che è, il suo essere unico, è già presente. Ciò che gli manca è semplicemente il fatto di crescere, di diventare pienamente ciò che già è, un essere umano, maschio o femmina. Nessun genitore sa in anticipo come sarà questo bambino. Anche se le radiografie possono seguirne lo sviluppo, lo si può scoprire solo una volta che è nato. Poi i genitori lo vedono crescere, svilupparsi in ciò che è già. La nascita di un bambino è allo stesso tempo sorprendente e una lezione della cura responsabile di un'altra persona, e il secondo aspetto deriva dal primo, dal fatto che una realtà così nuova possa esistere.

Nessun bambino è compreso se si pensa che sia originato dal nulla, che sia un mero prodotto del caso. Il suo corpo è collegato ai geni e all'aspetto dei nonni e degli avi di entrambi i lati della sua famiglia. La sua anima, quella che lo rende umano, ha origine in Dio. Anche se è collegata al corpo, è immateriale, e quindi immortale. La vita umana, inoltre, ha origine nella divinità. Dio ci conosceva prima che fossimo nel grembo materno, ma non ci conosceva slegati dai nostri genitori, né conosceva loro slegati dai loro genitori. Siamo sempre persone individuali, ma collegate ad altre, e queste a noi. Questo scambio costituisce la nostra vita.

Queste riflessioni hanno due implicazioni. Il nostro essere si ritrova nell'intenzione di Dio di creare il mondo in primo luogo. Nel fare questo, ciascuno di noi è incluso. Non abbiamo alcuna possibilità di scelta relativamente alla nostra esistenza. Se l'avessimo, vorrebbe dire logicamente che esistevamo come siamo prima di esistere come eravamo alla nascita. I nostri genitori non ci “costruiscono”. Tutto ciò che sanno è che da loro possono nascere dei bambini. Non sanno mai quali fino a che non li vedono. Il nostro concepimento e la nostra nascita, in altre parole, sono intesi al meglio come dono, non come qualcosa di “dovuto” o costruito. E tuttavia, una volta che siamo concepiti, la nostra crescita, che ha bisogno di amore, aiuto e attenzione, deriva dalla necessità di essere ciò che siamo. Raggiungiamo l'infanzia, la giovinezza, la mezza età, la vecchiaia e poi la morte. L'unico modo di fermare questo sviluppo consecutivo dell'essere umano è ucciderlo, anche se questo omicidio non impedisce che chi viene ucciso possa raggiungere l'obiettivo per il quale è stato creato dalla Divinità.

La seconda conseguenza del fatto che abbiamo un'origine nella Divinità è il fatto che, se siamo collegati ad altri del nostro tipo – siamo esseri familiari, sociali e politici –, lo siamo anche a Dio, che sostiene il nostro essere nella sua stessa esistenza. In ogni essere umano si scopre qualcosa di inesauribile che si riflette su se stesso. Man mano che ci conosciamo, troviamo sempre qualche profondità inesauribile in noi stessi e nel nostro prossimo, qualcosa della quale non siamo autori e che non possiamo comprendere pienamente. Il nostro essere raggiunge la Divinità in cui risiedeva in origine l'idea della nostra esistenza. Sant'Agostino, nelle sue Confessioni, ci guida alla comprensione del fatto che Dio non solo è nel mondo, ma anche dentro di noi, sostenendoci, amandoci. Questa presenza divina è la fonte della nostra dignità, del fatto che Dio ci tratta secondo la sua creazione, secondo il modo in cui siamo. Questa verità è il motivo per il quale il nostro rapporto con Dio è sia indiretto attraverso le cose che esistono che diretto attraverso il nostro riflettere la presenza divina che ci sostiene amandoci.

Possiamo, ovviamente, rifiutare di essere ciò che siamo. Questo rifiuto spiega in parte perché c'è la “Natività” del Bambino della Sacra Famiglia. “Natività” in questo caso significa non solo la nascita di una data persona, ma la nascita del Figlio di Dio in questo mondo in un momento e in un luogo definiti, quando Cesare Augusto era imperatore di Roma. Le prime eresie cristiane sono sforzi assai complicati di non ammettere che Cristo, il Bambino nato a Betlemme, fosse sia vero uomo, quindi nato da una donna, che vero Dio, quindi il Figlio del Padre nella Divinità, il Logos, il Verbo eterno che conosce pienamente il Padre. Ma questo Cristo è nato nella Città di Davide. È Cristo Signore. Questa Natività del Figlio nel mondo è a volte ritenuta dai Padri della Chiesa la sua “seconda” nascita, visto che egli è prima nato, generato non creato, della stessa sostanza del Padre all'interno della Trinità prima di tutti i secoli, una frase che non implica un tempo in cui il Verbo non c'era.

Come tutte le nascite, però, la nascita di Cristo era anche un'attesa. Simeone ha avvertito Maria che una spada le avrebbe trafitto il cuore. Ed è avvenuto. La Natività di Cristo inizia una vita relativamente breve di appena 33 anni, gran parte della quale “nascosta”. Guardando alla vita di Cristo, gli evangelisti hanno iniziato a considerare ciò che sapevano sulla nascita di Cristo e sulla città in cui aveva vissuto. Le generazioni successive hanno ricordato ciò che sapevano della nascita di Cristo alla luce della sua vita successiva. Spesso cercavano di riprodurre o narrare il suo sfondo. Simeone, vedendo questo Bambino nel Tempio con i suoi genitori, dice che i suoi occhi hanno visto la salvezza di Israele. I miei occhi hanno “visto”, non hanno pensato, la “salvezza” mentre guardava un bambino.

La “salvezza” aveva a che vedere con una persona. La Natività di Cristo non è un'astrazione, non è solo una bella idea. È una nascita reale. E chi è questo Bambino? Perché preoccuparsi di lui? Se fosse stato solamente un altro bambino nato nell'Impero Romano, non avremmo dovuto prestarci tanta attenzione, ma se è davvero il Verbo, il Figlio del Padre, fatto uomo, tutto il mondo è cambiato. Ma possiamo trovare dei motivi per non accettare questo fatto. Possiamo trovare dei motivi per negare che sia un fatto. Ciò che non possiamo fare è cambiare i fatti. Il calendario cristiano definisce ogni anno dopo la sua nascita “Anno Domini” – nell'Anno del Signore. Quest'anno è quindi l'Anno Domini 2014.

È ormai completa la ragione per cui Cristo è diventato uomo? Evidentemente no. Perché no? Sicuramente ha molto a che vedere con il fatto che “il giorno e l'ora sono noti solo al Padre”, con l'obiettivo di questa Incarnazione, con la costante ripresentazione all'umanità nella Natività che sì, questo era il Figlio di Dio inviato nel nostro mondo. Non ce ne sarà un altro. Tutte le prove necessarie sono già state presentate. Ogni anno questa Natività si celebra nuovamente. La sua storia, le sue canzoni, le sue tradizioni ci sono note. Notiamo un crescente rifiuto nei suoi confronti, un non volerne sentire neanche parlare. “Perché?”, ci chiediamo. Malgrado l'evidenza, molti vogliono che non sia vero. Costruiscono la propria vita su questa premessa. Un atteggiamento si radica nello stupore e nella gloria, l'altro nel rifiuto dei due doni, delle due natività che costituiscono il nostro essere e la nostra salvezza.

James V. Schall, S.J., ha insegnato per 35 anni presso la Georgetown University ed è uno dei più prolifici scrittori cattolici d'America. Il suo libro più recente è The Classical Moment: Selected Essays on Knowledge and Its Pleasures (St. Augustine Press, 2014).

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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