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Facciamoci carico della speranza di Gesù

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Libreria Editrice Vaticana - pubblicato il 25/12/14

Con tutte le sue conseguenze come fecero Maria e Giuseppe

“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce”. La Profezia di Isaia promette, in mezzo alle tenebre, una grande luce. Una luce che è la speranza del popolo di Dio. Una luce che motiva questa fede, la sua fedeltà a Dio. Questa luce nasce a Betlemme, è raccolta dalle mani materne di Maria, dall'affetto di Giuseppe, dalla rapidità dei pastori. E loro si fanno carico della speranza di tutto un popolo. Se ne fece carico Maria nella sua solitudine e nella sua sorpresa quando l'angelo le disse: “Niente è impossibile a Dio” e lei credette e si fece carico della speranza. Si fece carico della speranza Giuseppe, quando avvertendo i segni della maternità e avendo deciso di lasciarla in segreto, ascolta la voce dell'angelo e la prende con sé, nel bel mezzo di un'incomprensione del suo cuore. Entrambi se ne fecero carico quella triste notte, quando tute le porte erano chiuse. Hanno creduto che questo bambino fosse la speranza e se ne fecero carico in quella condizione così avversa. Se ne fecero carico quando andavano al Tempio e riconobbero in quei due anziani la saggezza di tutto il popolo. Giuseppe e Maria si fecero carico della speranza, contro il comando: “Alzati, prendi il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto…perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. Giuseppe e Maria si presero carico della speranza in quei tre giorni di angustia quando il Bambino rimase nel Tempio; e lei – dopo molti anni – torna a farsi carico della speranza nel mezzogiorno oscuro del Calvario.

Oggi ci viene chiesto che di fronte a questo Bambino che è la luce che illumina le tenebre, che è la speranza che illumina le tenebre, che è la speranza promessa, che ce ne facciamo carico come fecero loro due. Ci facciamo carico della speranza credendo che a Dio nulla sia impossibile. Ce ne facciamo carico nel mezzo della desolazione e la distruzione delle porte chiuse. Mettere il nostro impegno e la nostra attività per costruire. Ci facciamo carico dei nostri anziani, che sono la speranza di un popolo, perché sono la saggezza. Ci facciamo carico dei nostri bambini, che questa civiltà del consenso e del livellamento verso il basso tritura, a cui toglie la fede. Farci carico della speranza è camminare con Gesù nei momenti più bui della croce, nei momenti in cui le cose non si spiegano e non sappiamo come seguiranno. Oggi noi argentini non ci spieghiamo molte cose, né sappiamo come seguiranno. Oggi è bene che guardando il Bambino, Maria e Giuseppe sentiamo come una voce: “Alzati, prendi il Bambino e sua Madre, percorri il cammino della speranza”. Facciamoci carico della speranza. Questo è quello che voglio chiedere questa notte, così semplicemente. Gesù è la speranza: facciamo carico di questa speranza. Lavorando, pregando, adorando Dio, lottando, non abbassando le braccia, cercando chi ha chiuso le porte per aprirne altre, incontrando i nostri anziani che oggi soffrono molto e chiedergli saggezza. Prendendoci cura dei bambini. Oggi, in mezzo a questa oscurità di argentini, albeggia una luce, che non è né Tizio, né Caio né Sempronio: è Gesù Cristo. L'unico che dà la speranza, che non delude. Facciamoci carico di Gesù Cristo, di questa speranza con tutte le conseguenze come si fecero carico Maria e Giuseppe. E oggi vorrei pregare con il mio popolo quella preghiera composta da colui che è diventato uno dei grandi poeti della nostra patria, chiedendo al Signore che ci conceda di farci carico della nostra speranza.

Signore, che non mi hai mai negato nulla, non chiedo nulla per me;
chiedo solo per ogni fratello dolente, per ogni povero della mia amata terra.
Ti chiedo per il suo pane e la sua giornata,
per la sua pena di passero vinto,
per la sua risata, il suo canto e il suo fischio,
oggi che la casa era silenziosa.
Ti chiedo, con parole in ginocchio,
una briciola delle tue meraviglie,
un boccone di amore dalle tue mani,
un'illusione, solo una porta aperta;
oggi che la tavola era vuota
e piangono nella notte, i miei fratelli.
Così sia.

Omelia per la Celebrazione Eucaristica della Vigilia, Cattedrale metropolitana di Buenos Aires, 24 dicembre 2001

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