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L'Isis pianifica la pulizia religiosa

© Al Furqan

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 24/12/14

Todenhofer, primo giornalista occidentale nello Stato islamico avverte: i fanatici sono un pericolo sottovalutato. Papa Francesco scrive ai fedeli in Medio Oriente: sono accanto a voi!

«L’Isis? Pianifica la pulizia religiosa». Il reporter tedesco Juergen Todenhoefer è il primo giornalista occidentale "embedded" nello Stato islamico (Isis), e dal suo viaggio appena terminato in Siria e Iraq è tornato con alcune impressioni ben chiare in mente, come riporta il Corriere della Sera (24 dicembre). «L’occidente sottovaluta drammaticamente la dimensione del pericolo» posto dall’Isis, che tra l’altro «sembra funzionare bene come Stato, come altri Paesi totalitari della regione», ha scritto in un post sul suo sito.

UNO TSUNAMI NUCLEARE
Secondo Todenhoefe «i combattenti dell’Isis sono più intelligenti e pericolosi di quanto i nostri politici suppongano: in pochi mesi l’Isis ha conquistato un territorio grande come la Gran Bretagna. Al Qaeda in confronto è un nano». Per il giornalista tedesco l’Isis «è un movimento dell’1% (della popolazione di religione islamica nel mondo), ma capace di produrre l’effetto di uno tsunami nucleare». E che «non si potrà sconfiggere con le bombe e i missili: solo gli arabi sunniti moderati possono fermare l’Isis, non l’occidente», conclude Todenhoefer.

A MESSA CON 60 PERSONE
Le conseguenza delle rappresaglie targare Isis, scrive La Stampa (24 dicembre) si manifestano con lo svuotamento delle Chiese in Libano, in Giordania, nei Territori Palestinesi ma soprattutto in Siria e in Iraq. Nel 2013 il parroco di San Giorgio dei Caldei a Baghdad recitava la messa dell’Avvento per circa 400 cattolici: adesso padre Miyassir al Makhlasse ne ha di fronte al massimo una sessantina e, dice, «il futuro è un deserto».

SOLO 400 MILA CRISTIANI
Avanzando dal Nord del Paese a colpi di crocifissioni e sgozzamenti d’infedeli, gli uomini di Al Baghdadi mettono in fuga le estreme sentinelle della cristianità. Nel 2003 l’antichissima comunità irachena contava un milione di persone, oggi ne restano 400 mila ma sono spariti del tutto nella Piana di Ninive e a Mosul dove la sharia lascia loro poche chance: convertirsi, pagare una tassa per essere «protetti» o scappare.

TERRORISTI BRUTALI
E’ per questo che Papa Francesco ha inviato una lettera ai cristiani del Medio Oriente, per manifestare quanto meno una vicinanza spirituale in uno dei momenti più difficili per migliaia di loro. «Spero tanto di avere la grazia di venire di persona a visitarvi e confortarvi», ha scritto il pontefice. «L’afflizione e la tribolazione» del Medio Oriente «si sono aggravate negli ultimi mesi a causa dei conflitti che tormentano la Regione, ma soprattutto per l’operato di una più recente e preoccupante organizzazione terrorista, di dimensioni prima inimmaginabili, che commette ogni sorta di abusi e pratiche indegne dell’uomo, colpendo in modo particolare alcuni di voi che sono stati cacciati via in maniera brutale dalle proprie terre, dove i cristiani sono presenti fin dall’epoca apostolica» (Vatican Insider, 24 dicembre).

COME UN PICCOLO GREGGE
«La vostra stessa presenza è preziosa per il Medio Oriente», sottolinea Francesco. «Siete un piccolo gregge, ma con una grande responsabilità nella terra dove è nato e si è diffuso il cristianesimo. Siete come il lievito nella massa». E ancora: «Quasi tutti voi siete cittadini nativi dei vostri Paesi e avete perciò il dovere e il diritto di partecipare pienamente alla vita e alla crescita della vostra nazione».

LA FAMIGLIA DI NAZARET
Anche monsignor Giorgio Lingua, nunzio apostolico in Iraq e Giordania, confessa a Radio Vaticana (24 dicembre) di essere affranto per la situazione dei cristiani perseguitati in Medio oriente. «La prima cosa che mi viene in mente, pensando al Natale in Iraq, quest’anno, è la frase del Vangelo che dice: “Non c’era posto per loro nell’albergo”. Purtroppo, tante famiglie si trovano di fronte a questa realtà: non c’è posto per loro in una casa, in una struttura, in un villaggio, addirittura in un Paese che era il loro.

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