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Resto a Betlemme per testimoniare la Speranza

© ATS Pro Terra Sancta
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Il responsabile dei progetti della Custodia di Terra Santa a Betlemme racconta l’attesa del Natale, là dove è nato Gesù Bambino

Come attende il Natale il popolo di Betlemme? Cosa sta accadendo nel luogo dove, più di 2000 anni fa, veniva alla luce Gesù Bambino? Aleteia lo ha chiesto, a pochissimi giorni dal Natale, a Vincenzo Bellomo, responsabile progetti per la Custodia di Terra Santa a Betlemme.

A partire dal tuo ruolo nella Custodia di Terra Santa, cosa ti aspetti dal Natale? Come stanno vivendo questa attesa i cristiani di Betlemme?

I cristiani di Betlemme si preparano come in altre parti del mondo. La questione è che qui si vive il cristianesimo in un contesto di chiusura, quindi non è solo la preparazione a una festa ma un periodo in cui si rilancia la speranza, perché a Natale, Betlemme, diventa il Luogo della Speranza. Ed è il momento che restituisce la normalità a tutti. E’ un posto benedetto perché si festeggia il Natale proprio nel luogo in cui Gesù è nato! D’altra parte va anche ricordato che qui la popolazione grida una sofferenza che il mondo sembra non ascoltare.
 

La Custodia di Terra Santa come accompagna i cristiani e la popolazione locale verso la festività del Natale?

La parrocchia di Betlemme dal punto di vista pastorale ha fatto molte attività dalla prima domenica di Avvento con canti, rosari e confessioni, ogni giorno c’è la Santa Messa, ci sono attività per bambini e anziani in particolare ritiri e lavoro spirituale. Io mi occupo in particolare delle attività verso i più poveri come la distribuzione di caldaie: qui manca il gas quindi dobbiamo attrezzarle con le bombole. Posso dire che c’è proprio un’assistenza quotidiana a queste persone ed è svolta da pochissimo personale, quindi è un’attività di tipo “familiare”. Ci conosciamo tutti e grazie a questo restituiamo un po’ di familiarità durante il Natale, portiamo calore e vicinanza alla comunità.
 

Ma non c'è solo Betlemme: stiamo dedicando risorse anche in Siria e in Giordania, dove le comunità cristiane vivono una situazione di guerra. Queste attività ci aiutano anche nel compito più arduo: far restare la gente qui, nella loro terra. Dopo i fatti accaduti recentemente a Gaza, la speranza sta venendo a mancare e sempre più persone vogliono andar via. Prima del conflitto si pensava ad uno spiraglio di pace, ma la violenza sulla Striscia è andata oltre ogni limite. E anche ora c'è molta tensione, qui e anche in Israele. Basti pensare che in questi giorni di festa i palestinesi hanno il permesso di andare a Gerusalemme per lavoro, ma non vanno perché hanno paura di essere aggrediti.
 

Tu invece hai mai pensato: vorrei avere anche io una normalità, e quindi andar via.

Lo penso ogni cinque minuti!

Cosa ti spinge a restare allora? A parte il fatto che è il tuo lavoro, però hai una famiglia, dei figli ecc..

Dopo quest’estate mi si sono aperti grandi interrogativi, per me e per la mia famiglia. Noi siamo fortunati, perché possiamo scegliere, e la gente ci dice ”se potete, scegliete di andare via”. Ma io resto perché sono un segno di speranza. Io scelgo di usare la mia libertà per decidere di stare qui con loro. E per la comunità locale la mia presenza è un aiuto a sperare a a resistere. Non nascondo che siamo molto preoccupati sia per il presente che per il futuro, posso dire che abbiamo una ferita aperta, per la quale preghiamo molto. Specialmente ora che è Natale.

Vi sosterremo anche dall'Italia con preghiere e aiuti…

Grazie! Ci tengo a farvi gli auguri di Natale da parte mia e di tutto lo staff che lavora a sostegno dei progetti della Custodia, in particolare alla Campagna di Natale dedicata ai poveri e ai bambini della Terra di Gesù.

 

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