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Gesù usa il dolore per la morte di un figlio come balsamo che cura le ferite

© AVSI

Aleteia - pubblicato il 23/12/14

"La nascita di Gesù fa sì che questa terra arida si trasformi in terra fertile". La testimonianza di Amparito Espinosa (Ecuador)

Mi chiamo Amparo Espinosa, ho 44 anni e vivo a Quito (Ecuador). Lavoro in un'opera educativa che l'ONG AVSI ha avviato circa dieci anni fa. Lavoriamo ogni giorno cercando di trovare la luce della Misericordia di Dio. Qui ho ricevuto il regalo di scoprire chi sono e per cosa sono stata creata.

Qualche anno fa ho ricominciato a guardarmi, a restare in piedi senza aver paura di cadere perché so che non sono sola, e con la certezza che se cado Qualcuno mi aiuterà a rialzarmi, con la speranza di sapere che posso ricominciare ogni istante in questa avventura chiamata vita.

Il mio desiderio più grande è che questo Natale che sta arrivando porti alle famiglie, ai bambini e ai giovani di Pisulli (il quartiere di Quito in cui lavoriamo) la speranza che nasce insieme al “Sì” di Maria, e che questo “Sì” diventi ogni giorno di più il nostro “Sì”; desidero che quando troviamo qualche difficoltà non chiudiamo gli occhi, al contrario, che questi si aprano di fronte alla realtà perché possiamo sentir abbracciare il nostro niente.

Qui, nelle periferie, nella povertà in molti casi estrema, si è iniziata a sentire la Speranza che con la nascita di Gesù questa terra arida e secca diventi un luogo fertile e pieno di vita.

Anche se le sfide sono sempre più grandi (e qui ogni giorno è una sfida continua piena di fatti che ci fanno piangere, come assistere ai problemi di droga, violenza e alcolismo), impariamo a rispondere guardando a quell'Amore che è capace di cambiarci lentamente attraverso la realtà.

Il dolore che cura le ferite

Vivere il Natale per me è sempre difficile, perché il 10 dicembre di 11 anni fa mio figlio Antony è andato in cielo. Per me è una grande sfida, perché a partire da quel dolore posso verificare se ciò che ha cambiato la mia vita è vero o è piuttosto qualcosa che mi sono inventata.

Nel mio cuore in questo momento ci sono mille domande e molte di queste sono ancora senza risposta, come ad esempio “Perché sono qui?” e “Cosa mi fa restare in piedi anche se sento che le forze mi abbandonano?” Ma Lui può usare anche il dolore della morte di un figlio come balsamo che cura le ferite, e non solo le mie.

Attraverso la mia umanità “indegna” cura gli altri, indicando loro un cammino in cui si ha la speranza che la morte non è la fine, ma l'opportunità di contemplare il suo volto. E che i miei errori e le mie sconfitte non sono qualcosa da nascondere, ma qualcosa da cui imparare.

Egli torna di nuovo con il Natale, ed è qui a darci l'opportunità di vederlo in mezzo alla tempesta. E in un modo che ci permetta che Egli arrivi dentro, per smettere di cercare fuori, perché è stato sempre dentro ciascuno di noi.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
testimonianze di vita e di fede
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