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3 esperimenti per vivere connessi senza perdere la pace

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 22/12/14

Imparando a trarre il meglio dalle tecnologie

Ultimamente penso molto al tema dei cellulari e di Internet, delle reti sociali e della necessità dell'uomo moderno di essere continuamente connesso. Forse sento che il cellulare è entrato nella mia routine con tanta forza che è difficile fermarlo…

Quando ero giovane io i cellulari non c'erano. Potevamo parlare solo con un apparecchio collegato a un filo. I messaggi avevano inchiostro e carta e tardavano molto a uscire e ad arrivare. Avere molti amici non era possibile, perché non riuscivamo ad accedere facilmente a gente diversa.

Il giorno del nostro compleanno solo alcuni ci facevano gli auguri; in genere a viva voce o per lettera, quando quel giorno era ormai passato. Come contropartita, non era necessario tenere presenti tutti e fare loro gli auguri il giorno del loro compleanno. Non avevamo un contatto diretto con tanta gente.

Una telefonata all'estero era molto cara, soprattutto a partire dal terzo minuto. Sembra che sia stato allora che è diventato di moda vendere clessidre di tre minuti.

Nessuno, quando ti mandava una lettera, si aspettava una tua risposta immediata. Non c'era modo di sapere se l'avevi già letta o non era ancora stata aperta. Se arrivavi tardi a un appuntamento non avevi modo di avvisare.

Non ti mettevi a letto con il telefono fisso. Se uscivi a passeggiare non avevi la possibilità di comunicare, e nessuno poteva contattarti né localizzarti. Raccontare le cose agli altri era più difficile.

Non inserivamo foto da nessuna parte. Se volevamo vedere un film, dovevamo andare al cinema o vedere un video in casa.

Abituarsi alla tecnologia richiede tempo. All'improvviso in tasca portiamo un computer che emette continuamente segnali e ci invita ad essere connessi. Ci spaventa non farlo. Ci spaventa dare una cattiva impressione.

Abbiamo perso una certa capacità di isolamento. Chiunque ci raggiunge. E ora ci è più difficile concentrarci sui nostri pensieri, annoiarci guardando le stelle, sognare ad occhi aperti senza interferenze. Quanto è difficile lavorare o studiare con il cellulare vicino! Sicuramente qualcuno ci cerca o ha bisogno di noi.

Non possiamo fare marcia indietro. Neanche lo vogliamo. Si tratta, questo sì, di imparare a vivere connessi, localizzati, con molti più amici di quelli che conosciamo, con molte più relazioni di quelle che vogliamo realmente e che possiamo curare.

Si tratta di imparare a vivere con questo fatto. Fare silenzio nel rumore. Pace e solitudine nel trambusto dei vincoli. Ecco qualche suggerimento:

1. Ignorare le chiamate urgenti che richiedono una risposta immediata. Non rispondere a volte a dei messaggi senza che ci rimorda la coscienza. Accettare che è impossibile rispondere a tutte le aspettative che creano le reti sociali.

2. Non lasciarci intrappolare da questa dipendenza per ciò che è nuovo, la novità, l'ultima notizia.

3. Riposare senza pensare a nulla. Annoiarci senza un cellulare tra le mani. Uscire senza telefono, solo per fare la prova e verificare se il mondo continua a girare senza la nostra presenza.

Vantaggi e pericoli

Tutta questa riflessione mi pone più domande che risposte. Vedo molti vantaggi in tutto ciò che abbiamo ora a portata.

Possiamo curare meglio coloro che sono lontani e mantenere rapporti che prima morivano per inedia. Siamo al corrente di ciò che accade nel mondo e questo ci mantiene vivi. Condividiamo la nostra vita e questo arricchisce altri. Sono vantaggi incredibili che ci fanno crescere.

Ci sono, però, anche dei pericoli. Possiamo seccarci. Come con ogni dipendenza, possiamo perdere la libertà. Tenendo la testa china ogni giorno possiamo smettere di guardare in alto, aperti agli imprevisti.

Corriamo il rischio di trascurare proprio quelli che ci sono più vicini, la nostra famiglia, quelli che potevamo curare semplicemente parlandoci un po'. Il telefono può isolarci e allontanarci da coloro che vivono al nostro fianco.

Possiamo smettere di parlare con Dio. Possiamo dimenticarci ciò che significa stare realmente soli con Lui.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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