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Le commoventi lettere dei soldati della "tregua di Natale"

© Public Domain

Aleteia - pubblicato il 18/12/14

A 100 anni di distanza possiamo ripercorrere lo straordinario cessate il fuoco accaduto la vigilia del Natale 1914

Prima Guerra Mondiale. Siamo nel fronte occidentale ed è il 24 dicembre 1914: senza che nulla sia stato concordato, i soldati degli opposti schieramenti cessano il fuoco. Si accendono candele, si canta “Silent Night” e altri inni di Natale. Comincia un botta e risposta di auguri gridati da parte a parte, fino a che qualcuno si spinge fuori dalla propria trincea per incontrare il nemico, stringergli la mano, scambiare la propria giubba e perché no, organizzare una bella partita di pallone.

© PA

Oggi a 100 anni di distanza possiamo ripercorre la famigerata «tregua di Natale» grazie al libro “La tregua di Natale. Lettere dal fronte” ed. Lindau che racconta, attraverso le lettere spedite dal fronte, un atto straordinario e coraggioso che partì da semplici soldati mossi da sentimenti di profonda umanità e fratellanza.

Davanti alle violenze che affliggono oggi il nostro mondo, rileggere le lettere spedite dal fronte che raccontano quel gesto di spontanea e generosa insubordinazione non può non interrogarci: è davvero impossibile costruire una civiltà pacifica e solidale?

Riportiamo di seguito un’anteprima di due lettere scritte da un soldato del fronte britannico. Frasi che testimoniano la semplice umanità dei soldati alla ricerca di un incontro con il “nemico-amico”.

Una politica di pudding alle prugne che avrebbe potuto porre fine alla guerra.
Scritta in trincea dal soldato Frederick W. Heath.

“Come potevamo resistere dall’augurarci buon Natale, anche se subito dopo ci saremmo di nuovo saltati alla gola? Così è cominciato un fitto dialogo con i tedeschi, le mani sempre pronte sui fucili. Sangue e pace, odio e fratellanza: il più strano paradosso della guerra. La notte si vestiva d’alba –

una notte allietata dai canti dei tedeschi, dal cinguettio degli ottavini e risate e canti di Natale dalle nostre linee. Non è stato sparato un colpo, eccetto giù alla nostra destra, dov’era al lavoro l’artiglieria francese.”

Il regalo più bello

“Non c’era più smania di uccidere, ma solo il desiderio di un pugno di semplici soldati (e nessuno è tanto semplice quanto un soldato) che nel giorno di Natale, a ogni costo, si arrivasse a un cessate il fuoco. Ci siamo passati sigarette e scambiati una quantità di piccoli oggetti. Abbiamo scritto i nostri nomi e indirizzi sulle cartoline di servizio, per poi scambiarle con quelle dei tedeschi. Abbiamo strappato i bottoni delle nostre giubbe e avuto in cambio quelli dell’armata imperiale tedesca. Ma il regalo più bello è stato il pudding di Natale. Al sol vederlo gli occhi dei tedeschi si sono spalancati in bramosa meraviglia, e dopo il primo morso erano nostri amici per la vita. Se avessimo avuto abbastanza pudding di Natale, ogni tedesco nelle trincee di fonte a noi si sarebbe arreso.”

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