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L’avvocato di Meriam nel mirino dei fondamentalisti islamici

Gabriel Wani

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 18/12/14

"Colpevole" di aver difeso la donna cristiana, ora chiede giustizia per una chiesa distrutta dalla polizia del Sudan

Difendi un cristiano? Entri automaticamente nel mirino degli estremisti musulmani. Ne sa qualcosa l'avvocato di Meriam Yahia Ibrahim, la giovane cristiana, liberata lo scorso giugno, grazie a una mobilitazione internazionale, dal carcere di Khartoum in Sudan, dove era stata rinchiusa per essersi rifiutata di convertirsi all’islam. 

DIVIETO DI VIAGGIARE
Dallo scorso agosto, lei e la sua famiglia vivono negli Stati Uniti. Il legale Mohaned Mustafa, musulmano, è invece rimasto nel suo Paese, incassando una raffica di minacce. «Ormai siamo diventati il bersaglio numero uno degli estremisti – spiega a Tempi.it (17 dicembre) – l’Associazione sudanese degli avvocati ci ha anche proibito di viaggiare in seguito a una denuncia che abbiamo ricevuto. Ora il divieto è stato revocato, ma il processo è ancora aperto».

AMMINISTRAZIONE ILLEGITTIMA
L'avvocato Mustafa, dopo Meriam, sta difendendo una chiesa i cui locali sono stati distrutti dalla polizia e i fedeli arrestati. «Dopo la secessione del Paese, avvenuta nel 2011, «il nostro governo ha stabilito che nessun cittadino del Sud Sudan potesse ricoprire cariche all’interno della Chiesa anglicana in Sudan. Così nel 2012 una nuova amministrazione è stata eletta, sostenuta da 75 chiese su 80. In seguito a false accuse di brogli, però, il ministro ha sciolto l’amministrazione regolarmente eletta e ne ha nominata una nuova. L’attuale amministrazione è dunque illegittima».

CHIESA IN SVENDITA
Il ministro ha permesso a questo nuovo organo di vendere le terre di una chiesa agli investitori e lo scorso novembre una Corte civile «ha dato il permesso di demolire alcune strutture della chiesa, tra cui l’ufficio e la casa di un sacerdote. Abbiamo quindi presentato una richiesta al tribunale per bloccare la distruzione delle restanti parti della chiesa e la Corte l’ha accettata». 

NUOVI ARRESTI TRA I CRISTIANI
Il 2 dicembre le forze di polizia sono tornate di nuovo nella proprietà della chiesa e hanno distrutto i muri che i fedeli avevano ricostruito, «nonostante non avessero alcun mandato da parte dei giudici». Inoltre, 37 cristiani sono stati arrestati. Di questi, 15 sono stati rilasciati e 22 condannati a pagare una multa di 250 sterline sudanesi (circa 35 euro). «Abbiamo fatto ricorso e il processo si terrà il 21 dicembre».

LA DENUNCIA DI MERIAM
Che il clima per i cristiani in Sud fosse pesante, lo aveva ribadito Meriam in un'intervista ad Avvenire (11 dicembre): «La persecuzione dei cristiani – denunciava al quotidiano dei vescovi – era dappertutto attorno a me quando ero piccola e mentre crescevo. Alcuni di noi cercavano di nascondere la loro fede, ma la gente lo veniva a sapere lo stesso, lo capiva dal tuo nome, dalla famiglia da cui provieni. Spesso per i cristiani i prezzi nei negozi per te sono più alti, la merce non è disponibile, i posti di lavoro scompaiono, e non ci sono promozioni sul lavoro». 

APPELLO PER ASIA BIBI
Meriam ha anche lanciato un appello per Asia Bibi. «La comunità internazionale deve mobilitarsi per lei come ha fatto per me. Troppe donne nel mondo rischiano ancora di morire a causa della loro fede o di leggi ingiuste che le rendono vulnerabili, più degli uomini. Troppe Meriam non sono abbastanza fortunate come lo sono stata io». 

Tags:
meriam yahyapakistan
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