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La visita apostolica alle religiose statunitensi promuove una nuova collaborazione

Apostles of the Sacred Heart of Jesus

Mother Mary Clare Millea, A.S.C.J.

Diane Montagna - Aleteia - pubblicato il 17/12/14

Madre Mary Clare Millea, ASCJ, parla dell'influenza di papa Benedetto XVI

Il Vaticano ha diffuso martedì il rapporto finale sulla visita apostolica agli istituti femminili negli Stati Uniti. Presso la Sala Stampa della Santa Sede si è svolta una conferenza stampa per presentare il rapporto.

Nei suoi commenti in questa occasione, madre Mary Clare Millea, A.S.C.J., la religiosa americana nominata Visitatrice Apostolica, ha spiegato che anche se la Visita Apostolica è stata “vista da alcuni religiosi con apprensione e sospetto”, alla fin fine ha portato a “riflessione, dialogo e comunione tra le religiose negli Stati Uniti, così come tra i pastori della Chiesa e i fedeli laici”.

“Le guide delle congregazioni, inclusi coloro che all'inizio aveva mostrato una certa resistenza a questa iniziativa, hanno concordato sul fatto che il processo ha portato a risultati positivi sorprendenti, come un confronto onesto con il potere trasformatore della Parola di Dio, profonde conversazioni spirituali con le nostre sorelle sulla vita, la testimonianza e il messaggio delle nostre fondatrici e dei nostri fondatori, un serio approfondimento dei documenti della Chiesa sulla vita consacrata, una maggiore solidarietà tra le religiose e un desiderio rinnovato di superare gli atteggiamenti che ci impediscono di essere in comunione gli uni con gli altri, una splendida effusione di gratitudine amorevole espressa alle religiose da vescovi, clero e laici, che ha diffuso nuova energia e ingegnosità tra noi e ha risvegliato un rinnovato interesse nella promozione delle vocazioni alla vita consacrata”.

Il cardinale Franc Rodé, allora prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ha commissionato la Visita Apostolica nel dicembre 2008 per approfondire la qualità della vita delle religiose negli Stati Uniti.

Nella conferenza stampa di martedì, l'arcivescovo José Rodríguez Carballo, OFM, segretario della Congregazione vaticana, ha presentato una panoramica del rapporto finale e ha sottolineato il difficile compito affrontato da madre Mary Clare e dal suo team.

“La Visita si è svolta tra il 2009 e il 2012, in quattro fasi. Nella prima fase, 266 superiore generali (il 78% del totale) si sono impegnate volontariamente in un dialogo personale con il Visitatore o Visitatrice. In seguito, a tutte le superiori maggiori è stato chiesto di compilare un questionario con dati concreti e informazioni sulla qualità della vita spirituale, comunitaria e apostolica dei singoli Istituti. Le visite in loco sono state condotte su un campione rappresentativo di 90 istituti religiosi, corrispondenti a circa metà degli istituti religiosi femminili di vita attiva negli Stati Uniti”, ha affermato.

“Nella fase finale della Visita, la Visitatrice ha presentato al nostro Dicastero una Relazione generale conclusiva sulle questioni principali e sulle tendenze della vita religiosa femminile negli Stati Uniti. Pur senza presumere di applicare tali tendenze a ogni Istituto, queste sono state sufficientemente significative per essere menzionate nella sua relazione”, ha aggiunto.

La corrispondente a Roma di Aleteia ha parlato con madre Mary Clare dopo la conferenza stampa delle sue speranze per il futuro e della persona che l'ha ispirata di più nel compito di ascoltare attentamente più di 50.000 religiose.

Madre Mary Clare, pensa che la diffusione del rapporto finale sulla Visita Apostolica agli istituti di religiose segnerà un nuovo inizio per la rivitalizzazione della vita religiosa delle donne negli Stati Uniti?

Sì. Le congregazioni si sono conosciute a vicenda, e a livello locale le nostre sorelle collaborano in molti progetti sociali. Il Santo Padre dice di lavorare insieme per i poveri, di celebrare la vita consacrata insieme ma anche di lavorare insieme, e noi lo facciamo – nelle mense e in tutti i tipi di programmi assistenziali. E ora tutto questo aumenterà.

La nozione di comunione tra le religiose e con la Santa Sede è stata menzionata più volte. Pensa che questa comunione sarà vista nei modi che ha appena espresso e in una maggiore aderenza al Magistero da parte di alcune comunità che forse se ne erano allontanate?

Penso che suor Sharon Holland, I.H.M [attuale presidente della Leadership Conference of Women Religious, NdA] abbia fatto una dichiarazione penetrante, che è parte della natura umana di base. Quando ci sentiamo minacciati, cerchiamo di difenderci. Se ci rilassiamo siamo più aperti al dialogo, e il dialogo porta a una maggiore collaborazione e a un maggiore ascolto reciproco. Chiariamo su cosa non siamo d'accordo e potremmo scoprire che concordiamo su più cose di quante pensavamo. E questo sta già avvenendo, e penso che aumenterà.

Cosa pensa abbia in serbo il futuro per le religiose negli Stati Uniti, soprattutto per quelle comunità religiose che hanno gestito per anni degli ospedali e ora affrontano sfide sempre più complicate?

Penso che lo Spirito Santo abbia qualche sorpresa per noi. Il Santo Padre insiste: guardate le vostre opere. Se siete sovraccaricati da istituzioni che riuscite a malapena a tenere aperte, passatele a persone qualificate. Le avete costruite, avete formato le persone. Passatele, ed evangelizzate come ha fatto Gesù.

Penso che i religiosi americani siano molto realistici al riguardo, più di altri, e dicono: volevamo continuare, ma faremo ciò che riusciamo a fare. E se possiamo farlo con libertà e gioia, possiamo essere attraenti. Il cardinaleJoão Braz de Aviz [prefetto della Congregazione per gli Istititui di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, NdA] racconta spesso la storia di una congregazione che era apparentemente morta, con uno o due membri, ma poi qualcuno ha realizzato che aveva un carisma ed è fiorita nuovamente. La fine della storia non è ancora scritta, e il Santo Padre mette in guardia dalla tentazione di pensare che la vita sia finita. Il carisma, dice, è un dono per la Chiesa. Ogni congregazione ha una durata, ma la vita religiosa continuerà, e se viviamo autenticamente il nostro carisma, perché viene da Dio, la gente sarà interessata.

A livello personale, qual è stato il momento più significativo di questa Visita Apostolica, qualcosa che non si aspettava?

Direi l'esperienza di questi ultimi due o tre giorni con i sacerdoti, le religiose, gli officiali della Santa Sede, per vedere la convergenza di pensiero e tutto il nostro desiderio di essere uniti e andare avanti.

Molti dicono che è l'effetto Francesco, e il papa ha fatto sicuramente molto per proiettare e promuovere questa visione di una Chiesa vicina alla gente. Ho ricevuto il mio mandato sotto papa Benedetto, e non ne ho parlato con lui, ma ho detto “Devo farlo come avrebbe voluto che lo facessi”. Ho studiato papa Benedetto. L'ho amato e lo amo ancora, e mi sono chiesta “Come vorrebbe che ascoltassi le sorelle?” Papa Benedetto è stato il mio modello in tutto il processo. Gli ho scritto l'anno scorso e gliel'ho detto. Ho scritto “Volevo solo che sapesse quanto ha modellato il mio modo di rapportarmi alle persone”.

Vedo quindi una continuità. Non la vedo come “nuova amministrazione, nuova speranza”. La stampa in questi giorni ha mostrato sicuramente di vedere la Chiesa in modo diverso; vede l'autorità della Santa Sede in modo differente. Io vedo una grande continuità. È un privilegio conoscere tanta gente nel dicastero, i vescovi, le sorelle. Quella a cui apparteniamo è una grande Chiesa.

C'è una qualità personale particolare di papa Benedetto che l'ha ispirata nel modo in cui egli si rapportava alle persone?

L'ho incontrato varie volte. Ho visto come guardava profondamente negli occhi dell'interlocutore. Le prime parole – e ho sentito tutti dire la stessa cosa –, la prima cosa che diceva, chiunque avesse davanti, era “Grazie per…” E mi dicevo “Che uomo umile!”

Ho letto moltissimi libri scritti da papa Benedetto, e lo leggo ancora. Lo affianco a papa Francesco, e il loro messaggio è lo stesso. Dio usa ogni persona. Ne avevamo bisogno. Benedetto è chiamato il Mozart della teologia – una persona grande, fine, artistica – per il fatto di cristallizzare e portare avanti la teologia, e ora Francesco la sta portando alle persone.

La gioia di essere parte di questa Chiesa è travolgente, e questa esperienza mi ha permesso di dare uno sguardo dall'interno. È stato impagabile. E sono felice, perché vedo che la rivitalizzazione sta già avendo luogo.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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