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Il Sesto Comandamento è per vivere una sessualità che sia dono per l'altro

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Sexualidade: casal feliz

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 17/12/14

Padre Scognamiglio spiega perché il Catechismo lo ha esteso da "Non commettere atti impuri" a "Non commettere adulterio"

Tra "I Dieci Comandamenti" raccontati da Roberto Benigni, ha fatto molto rumore il suo approccio al Sesto Comandamento.  Benigni ha spiegato che una volta recitava «non commettere atti impuri» ed ora invece è «non fare adulterio». Benigni ha aggiunto che «la castità può essere una grande virtù se praticata con moderazione…». E poi quella frase «non commettere atti impuri» ripetuta dal prete al catechismo «mentre ti guardava fisso negli occhi» ha finito «con il rovinare generazioni di ragazzi, compresa la mia. Non potete immaginare lo sforzo per resistere…» (Corriere della Sera, 17 dicembre).

Dietro la stoccata, Benigni fa trasparire un approccio "sessuofobo" da parte della Chiesa rispetto a questo Comandamento "modificato" nel tempo.  

Padre Edoardo Scognamiglio, teologo e filosofo, insegna Teologia dogmatica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Napoli) e Dialogo interreligioso e Introduzione all’Islam presso la Pontificia Università Urbaniana, premette ad Aleteia:. «La sessualità, nel Primo o anche Antico Testamento, è vissuta all’interno della famiglia e della vita matrimoniale».

LIMITARE LA VISIONE MASCHILISTA
«Il sesto comandamento – evidenzia padre Scognamiglio – recita, nella lingua ebraica, tradotto in italiano, più o meno così: “Non fornicare”. si tratta di un verbo caduto in disuso. La Chiesa cattolica ha preferito tradurre “atti impuri” per intendere tutta la sfera della sessualità nel suo rapporto con la persona e la rivelazione di Dio. in realtà, il tenore originario del precetto era: “Non commettere adulterio” e si riferiva alla vita di coppia, cioè matrimoniale. In ebraico è usato il verbo naaf o anche niuf. Il riferimento è all’ambito matrimoniale: il comandamento, dunque, inizialmente, si riferisce al matrimonio e alla sua dignità, come altresì ai diritti e ai doveri dei coniugi. Questo comandamento fu dato a Mosè per limitare la visione maschilista che vigeva nel Vicino Oriente, secondo la quale, per il marito, era facile ripudiare la donna (cf. Dt 24,1)».

DIO E L'AMORE CRISTIANO
Cristo, prosegue il teologo, «riporterà il matrimonio alla dignità originaria in Mt 19,8: Dio vuole che l’uomo e la donna restino fedeli l’uno all’altra per sempre. L’amore nuziale è immagine dell’amore sponsale e della relazione fedele tra Jhwh e Israele. così, come per l’apostolo Paolo, l’amore degli sposi cristiani è immagine dell’amore di Cristo per la sua Chiesa in Ef 5,25-32».

ESTESO ALL'ADULTERIO
In ambito cristiano, il Catechismo della Chiesa Cattolica ha esteso il comandamento di non commettere adulterio «nei termini di non commettere atti impuri per disciplinare e illuminare tutti i rapporti interpersonali. L’operazione non è errata perché il matrimonio, nella Bibbia, è la figura simbolica di tutte le relazioni interpersonali, dei loro splendori e delle loro miserie. Nella Bibbia, solamente l’unione fedele dell’uomo e della donna (che formano una sola carne, cioè realtà personale) sono la vera immagine di Dio sulla terra».

AMORE E RAPPORTO MATRIMONIALE
L'esperto ammette: «Sicuramente, una lettura sessuofobica dei comandamenti non è mancata in un vecchio modo di fare esegesi e anche teologia. A partire dal Vaticano II si è tentata una lettura più personale e teologica della morale sessuale, cercando di ricondurre al rapporto matrimoniale le dimensioni dell’amore (eros, philia, agape). Già le Sacre Scritture, infatti, cantano l’amore tra gli amanti (maschio e femmina) come figura e simbolo dell’amore di Dio per Israele. E' sufficiente rileggersi il Cantico dei Cantici o la stessa storia di Osea che viene chiamato da Dio a sposare Gomer, una prostituta. Tale unione forzata esprime simbolicamente il rapporto difficile di Dio con Israele, quest’ultimo infedele all’alleanza».

SESSUALITA' NON SOLO EROTICA
Quindi il sesto comandamento – “Non commettere atti impuri” – nella tradizione cristiana diventa «il contenitore di tutti i gesti che umiliano il corpo che è fatto per creare relazioni e vita e viene, invece, ridotto a oggetto di piacere. Certamente, questo comandamento è da rileggere nell’ambito matrimoniale e familiare, luogo delle relazioni interpersonali. Si tratta di vivere la sessualità non solo a livello genitale ed erotico ma anche e sopratutto nell’ambito dell’amore ablativo, dell’agape come dono di sé per l’altro. Si tratta di capire che noi siamo il nostro corpo, che uomini e donne sono persone e non cose o corpi da usare. Non si può negare che nella predicazione tradizionale il sesto comandamento veniva riletto sopratutto per i giovani in rapporto alla masturbazione. Oggi, alla luce degli studi biblici e del rinnovamento teologico operato dal Concilio Vaticano II, occorre fare una lettura più ambia di questo comandamento, come del resto delle Dieci Parole (e più) consegnate a Mosè».

BENIGNI E LA RIVELAZIONE
Sulla lettura offerta da Benigni, complessivamente, il teologo precisa: «Sicuramente è stata accattivante e per certi aspetti simpatica e interessante, ma ben lontana dal significato biblico e teologico che tale Rivelazione riveste per i nostri fratelli maggiori, gli ebrei, e per noi cristiani. Si è trattata di una lettura libera, sciolta da vincoli, al di sopra e al di fuori di una concezione biblica storico-critica e filologica del Pentateuco e del Nuovo Testamento».

Tags:
dieci comandamentiroberto benignisessualità
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