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Cuba-Stati Uniti: la diplomazia vincente di papa Francesco

© Antoine Mekary / Aleteia

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 17/12/14

Mennini (nunzio Gran Bretagna): “dopo Cuba, la distensione interessi anche la Russia”

Dopo oltre di 50 anni di rottura delle relazioni diplomatiche e sanzioni economiche tra Stati Uniti e Cuba, il 17 dicembre è stata annunciata una svolta nella quale ha giocato un ruolo di primo piano papa Francesco e la diplomazia vaticana. Aleteia ha chiesto il commento di mons. Antonio Mennini, nunzio apostolico in Gran Bretagna, dopo otto anni come nunzio apostolico in Russia.

Cosa si può dire di questa svolta a sorpresa nelle relazioni tra Usa e Cuba?

Mennini: Si tratta di un avvenimento storico, epocale, che riapre le relazioni diplomatiche tra i due paesi, a beneficio non solo della popolazione ma anche dei profughi e dei prigionieri politici. Avrà sicuramente dei riflessi anche per la libertà della Chiesa. Un grande gesto di distensione che può essere prodromo di iniziative analoghe anche rispetto ad altri paesi.

A cosa sta pensando?

Mennini: Alla Russia e alle sanzioni degli Stati Uniti verso questo paese in seguito alla crisi ucraina. L’Ucraina può giocare un ruolo di cerniera tra Russia e Occidente conservando la sua autonomia e anche i timori russi vanno capiti, sebbene gli errori non debbano essere giustificati. Si dice che le sanzioni non dovrebbero colpire la popolazione ma di fatto oggi la popolazione russa è in grande difficolta. Ho apprezzato l’intervento di ieri del presidente Renzi e la sua sottolineatura che la politica estera non può essere fatta con le sanzioni, mentre la Russia deve tornare ai tavoli internazionali per affrontare le grandi questioni che sono sul tappeto. La Russia ha bisogno dell’Occidente ma anche l’Occidente della Russia. Basti pensare alla situazione in Medio Oriente, alla Siria, all’accordo – ormai in dirittura d’arrivo – sul nucleare iraniano. Occorre una politica estera a lungo termine e dare una chance alla Russia per giocare questa partita.

Castro e Obama hanno ringraziato papa Francesco per la sua mediazione: la diplomazia vaticana sta giocando un ruolo importante nella politica internazionale?

Mennini: E’ evidente. A parte la notevole qualificazione del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, c’è una diplomazia personale e dialogica di papa Francesco che porta molti frutti. La sua provenienza latinoamericana, tra l’altro, lo porta ad avere un occhio particolare sulle situazioni che coinvolgono le comunità di questo continente. Sono sicuro che vedremo altri risultati simili.

Papa Francesco non è il primo papa ad intervenire su questioni che interessano Cuba: non è così?

Mennini: Non si può non ricordare l’intervento di Giovanni XXIII nelle tensioni tra Stati Uniti e Urss nella vicenda della Baia dei porci a Cuba. Il papa con la sua bontà fu di una grande lungimiranza: anche se fu irriso dai suoi detrattori, i contatti che stabilì con Kruscev salvarono la pace nel mondo. E salvò anche la vita del cardinale Josyf Slipyj, arcivescovo maggiore di Leopoli degli ucraini. La bontà intelligente premia sempre e papa Francesco fa lo stesso, rispondendo all’invito evangelico: “siate semplici come colombe ma prudenti come i serpenti”. La Chiesa non ha poteri forti ma può offrire il dialogo e l’amicizia come fa Bergoglio e speriamo che il Signore lo aiuti sempre in questo compito per porre rimedio alla "guerra mondiale a pezzi" di oggi.

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