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“Veronica era una mamma dalla fede profonda ogni giorno recitava il rosario”

© Stephen Ritchie / Flickr
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Colpita dalla leucemia, ha aspettato a curarsi per far nascere la sua piccola Matilde

"La preghiera era la fonte della sua determinazione, oltre all’amore delle figlie, del marito e di tutta la famiglia”. Così don Roberto Straodiotto descrive Veronica Giazzon, mamma e infermiera di 36 anni che ha scelto di donare la sua vita per far nascere la secondogenita Matilde. Don Roberto il 17 dicembre celebrerà nel duomo di Mogliano (Treviso) i funerali di una donna che ha lasciato il segno per la sua prorompente umanità. A metà della seconda gravidanza, le diagnosticarono una forma molto aggressiva di leucemia. Veronica chiese ai medici di far nascere anticipatamente la sua piccola, per iniziare, subito dopo, le cure. Oggi Matilde ha 13 mesi e la sua mamma, ora, la sta proteggendo dal Cielo.

Le gioie e la malattia
“Non sempre la vita ci riserva solo belle sorprese. Da una settimana sono ritornata a Verona per ricaduta malattia. Ora di nuovo fuori gli artigli, bisogna lottare tutti insieme. ci sarete vero? Ci conto. Vi voglio bene”. È uno degli ultimi messaggi che Veronica ha lanciato dal suo profilo Facebook, canale preferenziale per raccontare a tutti la sua vita e la sua malattia. Come quando ha ricordato il suo anniversario di matrimonio, il 6 ottobre scorso “Sette anni son passati – augurava la moglie a suo marito Federico – e quanta acqua sotto i ponti….gioie, dolori, risate, Alice, Matilde, la malattia, i viaggi, la vita di tutti i giorni….ma sempre insieme! buon anniversario amore mio”. E poi un mese fa un’altra gioia, forse l’ultima prima di salire alla casa del Padre «finalmente ci siamo riusciti. Battesimo di Maty”.

Fede profonda
"Veronica" racconta don Roberto “era una mamma dalla fede profonda, ogni giorno recitava il rosario". E aveva voluto davanti a sé, nella camera da letto, la lettera incorniciata del «mio papa», Francesco. Davide Giazzon, fratello di Veronica e campione della Nazionale di rugby, si era recato appositamente in Vaticano per chiedere la preghiera del Papa. Era riuscito ad ottenerla, per la sorella e le nipoti, con tanto di lettera. La sorella la considerava come una reliquia. (Avvenire, 16 dicembre)

 

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