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Nella sofferenza «buona»

© sunabesyou/SHUTTERSTOCK
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Quando la famiglia attraverso un periodo nero, in cui ognuno si rinchiude a riccio

Nella pagina di oggi del calendario diocesano d'Avvento, scritta a più mani da alcuni genitori vicini al Centro Famiglia, si commenta Isaia con una preghiera al Signore affinché  "ci doni di vedere la via che ci stai indicando e di percorrerla sicuri della tua presenza".

Eppure nella storia di ogni famiglia è possibile riconoscere dei momenti, più o meno lunghi, in cui questa via sembra momentaneamente smarrita: tante cose vanno storte, e tutte insieme, il clima si fa pesante, e lo si percepisce – a guardarsi dall'esterno – dal venir meno di quell'ironia che, prima, stemperava anche le inevitabili avversità. Altro che quell'atmosfera felice con cui la pubblicità sembra dipingere le famigliole a tavola per la colazione coi biscotti buoni o anche semplicemente quella linearità inviolabile in cui certa predicazione un po' disincarnata colloca le famiglie "come Dio comanda".

Quando la malattia o il disagio bussa alla porta, ognuno tende a rinchiudersi a riccio,  riesce difficile esprimere  i propri sentimenti – di preoccupazione o di delusione – nel timore di contagiare anche gli altri.   Si fa fatica anche a pregare.
Alla "botta" iniziale, subentra la "risposta" in cui le energie positive dei vari componenti della famiglia cercano di sommarsi: e qui possono manifestarsi forze nascoste (o anche qualche debolezza imprevista) che avevamo coltivato negli anni. Per scendere nel concreto, andiamo a pensare ad una fase molto difficile del lavoro dei genitori, ad uno stato di sovraccarico o di disorientamento  di uno dei figli che diventa impermeabile a qualsiasi aiuto esterno, ad un fatto traumatico che ha colpito un giovane amico o conoscente, alla diagnosi angosciante   che  è stata comunicata ad una famiglia di amici.

Sono "momenti di verità" che mettono a dura prova le relazioni familiari, la loro reale tenuta, la loro precedente manutenzione.

La pagina dell'Avvento forse sta lì a indicare la prospettiva di fondo, almeno personale se non subito familiare, che è quella di coltivare la fiducia e soprattutto di lasciarsi accompagnare "sicuri della Tua presenza".  Sapendo accogliere soprattutto la medicina della pazienza, che accetta i tempi lunghi, spesso peraltro così diversi dal "tutto e subito" in cui i nostri ragazzi vivono.

Alla luce delle settimane trascorse  si arriva poi a rendersi conto che quel periodo "nero", pur nella sua devastazione, ha fatto sorgere anche qualche fiore colorato, ha rafforzato i legami, ha portato a ritrovare la Sua via. E' forse era quello che uno psicoterapeuta intendeva parlando di periodi o situazioni di  sofferenza "buona"  (più che un ossimoro, sembra proprio una bestemmia!)  ovvero di una fatica, una caduta, un peso dal quale si è riusciti a rialzarsi, dandosi lentamente la mano, piccoli e grandi. Riconoscerli, prenderne coscienza, può essere la prima condizione per ripartire, trasformandola in riconoscenza verso Colui che non ci "manda" le prove, ma ci assicura nella sua  Parola di saperle accompagnare.

Qui l'originale

Tags:
famiglia
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